Roma 3 marzo: Giustizia, limite, identità. Presentazione con Fabio Bentivoglio

Presentazione del libro
“Giustizia, limite, identità. Per un fondamento filosofico”
(Edizioni Accademia Vivarium Novum)

Con la partecipazione dell’autore, Fabio Bentivoglio

A Roma, martedì 3 marzo 2020, ore 20,00
via Pullino 1 (fermata Metro B “Garbatella”)

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bentivoglio

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Taglio dei parlamentari e retorica euro-unionista

Abbiamo già circostanziato le motivazioni che ci vedono attivamente impegnati nella campagna referendaria per il NO al taglio dei parlamentari alla consultazione che si terrà il 29 marzo 2020. Questa esiziale riforma porterà a una riduzione della rappresentanza di circa un terzo, rendendo ancora più lontane le istanze dei ‘territori’, che a parole tutti vogliono ascoltare ma che, giocoforza, vedranno nelle istituzioni nazionali e centrali un riferimento sempre più lontano e assente, il cui unico ruolo è quello di ratifica meno che notarile delle decisioni prese in sede europea. Non è fuor di luogo affermare che già oggi ‘Roma’ sia percepita –non solo al Nord– come un livello decisionale più lontano rispetto a Francoforte o Bruxelles: in quest’ultima città le istituzioni (camere di commercio, regioni…) e le associazioni di categoria fanno a gara per aprire sedi e centri per ‘contare’, come se ciò potesse minimamente incidere sugli assi strutturali delle politiche comunitarie.
Insomma, dietro questo referendum c’è l’idea che le istituzioni dello Stato nazionale siano qualcosa di sostanzialmente inutile e che tanto vale ridurne il funzionamento a un fatto formale, il minimo sindacale. Una riforma che pare fatta di proposito anche per ostacolare non solo l’affermazione di forze politiche ‘altre’ rispetto al blocco dominante ma anche residuali diritti di tribuna per prospettive pur soltanto in senso lato ‘critiche’ rispetto all’orizzonte unico liberista di matrice europea: ‘scattare’ un seggio con i numeri che si prospetterebbero e con le soglie elettorali di cui si parla nelle riforme elettorali diventerà più che un’impresa. A meno che, naturalmente, non si sia omologati nelle coalizioni maggiori accettandone prospettive, regole e matrice politica.
C’è un altro messaggio estremamente negativo che si cela dietro questo intendimento: l’idea di far apparire come maggiormente ‘democratico’ e ‘rappresentativo’ il Parlamento Europeo, dove i seggi sono assegnati secondo un criterio di ‘degressione proporzionale’, i Paesi membri più piccoli hanno un peso specifico maggiore, e ripartiti con un criterio proporzionale.
Alla fine, a che serve il Parlamento nazionale se siamo rappresentati di più e meglio a livello europeo?
Un’ulteriore evoluzione del ‘piano inclinato’ che, svuotando lo Stato nazionale, mira a condurre l’opinione pubblica all’accettazione della prospettiva sovranazionale per gli assi politici fondamentali da un lato e subnazionale (regionalismo, federalismo, euroregionalismo) verso il basso dall’altro, il tutto, ovviamente, eliminando qualsiasi spazio di attuazione dei diritti sociali propri della dimensione nazionale.
Il Parlamento Europeo non è, ovviamente, niente di neanche lontanamente paragonabile a un parlamento nazionale in termini di attribuzioni e funzioni, ma l’artificio retorico ha ottime potenzialità di colpire nel segno. Contro queste dinamiche è dunque necessario intervenire e schierarsi.
Indipendenza
17 febbraio 2020
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Per il ritiro di qualunque autonomia differenziata: verso l’incontro con il ministro Boccia

L’Esecutivo del Comitato Nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata si è riunito a Roma il 15 febbraio 2020, a poche ore dalla comunicazione ricevuta dal ministro Boccia che ha fissato un incontro per ricevere una delegazione del Comitato, il 17 marzo prossimo.
Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le dichiarazioni del governo che intendono tranquillizzare in merito al contenuto della Legge quadro, all’esclusione di alcune materie/funzioni dai processi di Autonomia differenziata, alla pre-condizione che le Intese con le Regioni possano avvenire solo dopo la definizione dei LEP e, più in generale, alla garanzia che l’Autonomia differenziata possa essere attuata nel rispetto dell’unità della Repubblica. Fonti sindacali e di movimenti come le Sardine hanno riferito di queste rassicurazioni che il governo avrebbe dato, anche modificando il disegno di Legge quadro presentato a novembre.
Noi stiamo però ai fatti: ad oggi nessuna modifica alla Legge quadro è stata resa pubblica, nessuna rassicurazione ha trovato riscontro.
Non possiamo dunque commentare le indiscrezioni o le dichiarazioni fatte, che non si appoggiano su dati certi. Ancora una volta, invece, constatiamo che l’iter dell’Autonomia differenziata non viene portato al dibattito pubblico, in modo trasparente, così da permettere alle/i cittadine/i, alle associazioni, ai sindacati e ai comitati come il nostro di partecipare alla discussione e di intervenire con iniziative tempestive.
Per questo, nel rilanciare il nostro Appello al governo e ai parlamentari per il ritiro della Legge quadro, che nella sola versione circolata finora apre la porta ai peggiori pericoli di divisione del Paese e dell’unità della Repubblica, chiediamo al Governo che qualunque novità stia intervenendo venga resa pubblica al più presto. Ciò al fine di permettere a tutte/i di esercitare i propri diritti democratici, che non si limitano al voto in occasione di qualche tornata elettorale, ma si esplicano nella conoscenza di quello che il Governo e il Parlamento preparano e discutono, per potersi organizzare liberamente nel contrastare o sostenere i processi in corso.
Sarà sulla base dei fatti che potremo valutare le eventuali novità.
Nel frattempo, consideriamo che l’appuntamento fissato dal ministro Boccia ad una nostra delegazione rappresenti un fatto molto importante, un primo risultato del nostro lavoro, dei documenti prodotti, delle assemblee nazionali realizzate, della costituzione di 40 Comitati di scopo territoriali, delle mobilitazioni messe in atto a dicembre e a gennaio.
Questo segnale ci incoraggia a proseguire il lavoro, sia a livello di Esecutivo Nazionale, sia a livello locale con i comitati di scopo, che si stanno rivelando il migliore strumento per far conoscere il pericolo alle/i cittadine/i e contrapporre ad esso l’unità della mobilitazione, dal sud al nord, nel miglior spirito di partecipazione democratica e di solidarietà tra le zone del Paese.
Le oltre 100 assemblee locali che si sono svolte, grazie al lavoro di decine di attivisti, rappresentano un risultato e un punto di partenza. Occorre proseguire in questa direzione anche per promuovere la partecipazione alla elaborazione di un documento che definisca le nostre posizioni rispetto alla fase attuale del dibattito e ulteriori forme di mobilitazione nazionale.
Si decide di lanciare sin d’ora una nuova Assemblea Nazionale, riservandosi di definire la data in funzione dell’evolversi della situazione e dei risultati dell’incontro con il ministro Boccia.
Roma, 15 febbraio 2020
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Sinn Féin: vittoria storica in Irlanda

Definitivi i dati del voto dell’8 febbraio in Irlanda (Eire). La sinistra nazionalista (Sinn Féin) è il partito più votato. È la prima volta nel Paese, con il 24,5% di prime preferenze. Staccati i due partiti di centro destra filoeuropeisti: Fianna Fáil (liberali) al 22,2% e al 20,9% Fine Gael (Partito popolare europeo) del primo ministro uscente Leo Varadkar, che ha voluto le elezioni anticipate per rafforzare il suo partito finendo invece per perdere consenso. Metà dei seggi del Parlamento si assegna con il voto di prima preferenza, l’altra metà con il sistema del voto singolo trasferibile, una formula proporzionale che permette all’elettore di assegnare più di una preferenza numerando i candidati sulla scheda.

Sinn Féin, nel complesso computo degli eletti, non potrà avere la maggioranza assoluta nel Dáil (Parlamento irlandese) per aver presentato solo 42 candidati, non immaginando lontanamente il risultato che ha poi avuto. Fianna Fáil e Fine Gael ne hanno presentati rispettivamente 84 e 82. Risultato finale complessivo: Fianna Fail 38 deputati, Sinn Fein 37, Fine Gael 35. Decisivi, per la formazione di un governo, potrebbero risultare i 21 deputati indipendenti ed i partiti minori di centro-sinistra e di sinistra, tutti in crescita: Verdi 12 seggi, Laburisti e Socialdemocratici 6 ciascuno, Alleanza Anti-Austerity Popolo Prima del Profitto 5.

L’austerità imposta dal governo di Varadkar ha incontrato forti resistenze nel Paese, nonostante il tasso di crescita sopra il 5% rispetto alla media UE e la disoccupazione scesa al 4,8%. Sinn Féin anche questa volta è andato al voto dando voce al malcontento con un programma sociale ed economico radicale, in contrasto con le prescrizioni europee sulle politiche di bilancio e sui vincoli al non interventismo del pubblico nell’economia, unitamente all’impegno, una volta al governo, per l’indizione di un referendum nell’arco di 5 anni per la riunificazione dell’isola.

Sul numero di Indipendenza (rivista cartacea) in imminente uscita, spazi permettendo, confidiamo di pubblicare uno scritto più articolato.

Irlanda del Nord: scenari dopo la grande avanzata dello Sinn Féin, in difficoltà le forze unioniste

Brexit e Labour di Coryn. Il lascito del voto britannico

BREXIT SHOCK!  DAL “CORSERA” UNO ‘SPOT’ INCONSAPEVOLE  PER USCIRE DALLA GABBIA DELL’UNIONE EUROPEA

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E poi coi secchi di vernice coloriamo tutti i muri…Patria, sovranità, indipendenza e socialismo!

Grazie, Luca

indi murales

Fotogrammi per un’Italia da liberare

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M5S al capolinea?

Il crollo del Movimento 5 Stelle (M5S) stavolta alle regionali in Emilia-Romagna e in Calabria è un dato non inatteso e nient’affatto infausto. Sin dai suoi esordi ci siamo sempre sentiti distanti da chi criticava il M5S perché lo voleva a propria immagine e somiglianza. Al di là della condivisibilità di certe critiche, un approccio ingenuo da parte di chi peraltro rimaneva ‘esterno’ a questo movimento/partito. Abbiamo sempre sostenuto che, date le premesse ‘anti-sistemiche’ con cui si era presentato, andassero viste con favore tutte le situazioni e congiunture politiche che, a diverso grado di incidenza, concorressero ad accelerare lo scioglimento delle sue evidenti ambiguità: o evoluzione con contrasti e fratture –rispetto all’impianto di dominio euro-atlantico– utili all’emersione delle rivendicazioni di sovranità e ad uno sganciamento dall’Unione Europea con in parallelo un’idea di società ‘altra’ –ed allora avrebbe avuto un senso politico interessante ‘di innesco’– oppure, in caso di negazione o anche solo di estraneità a queste prospettive, tanto valeva che andasse alla malora. Da qui la prassi perseguita come “Indipendenza”, su cui non è rilevante in questa sede soffermarsi. I fatti hanno portato il M5S all’irrilevanza, prodotto in ultima istanza dell’assenza di strategia e di una linea politica. L’epifenomeno è (stato) il governismo a tutti i costi di cui hanno beneficiato anche in termini di rendita elettorale prima la Lega poi l’addirittura risuscitato PD. Per il M5S non siamo ancora al requiem conclamato, ma poco ci manca. Per invertire questa china tutto (organizzazione, modalità operative, strategia, linea politica) dovrebbe essere reimpostato. Un po’ troppo e, forse, un po’ tardi.

Le ragioni del malessere in larga parte della società italiana, all’origine dell’affermazione dei 5S, rimangono purtuttavia sempre lì e si aggravano. Si aggravano per la china, per il “piano inclinato” dell’euro-unionismo franco-tedesco che, come un rullo compressore, mira a svuotare ogni residuo di sovranità di alcuni Paesi, in primis l’Italia, mandandola a gambe all’aria come Stato (sovra-ordinazione sempre più pervasiva dell’Unione Europea dall’alto e autonomia differenziata dal basso) insieme a quel che resta –pur con una serie di gravi limiti (Prima Repubblica)– della regolazione pubblica e di quei diritti sociali conquistati con le lotte a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel panorama dato nessuna delle forze esistenti è per sua natura in grado di dare risposte credibili, di fornire un’alternativa d’insieme. C’è tanta fumisteria senza che ci si sappia raccapezzare su cosa significhi (l’impossibilità di) governare al tempo della gabbia da combinato UE-euro. A Bruxelles, a Francoforte, a Parigi, a Berlino con lo spartito di giro di direttive e vincoli, di tagli e tasse che li contraddistingue, si relazionano sempre più con Roma (e con l’Italia) come ad una propria entità amministrativa decentrata.
Rispetto ai ‘nodi’ di fondo del Paese il M5S, dal suo più significativo esordio (politiche 2013) ad oggi, ha alla fine puntellato il sistema euro-unionista, che è ‘a monte’ della catastrofe progressiva in essere nel Paese, con battaglie per obiettivi politici ora marginali, ora devianti, ora controproducenti. Niente da far invidia al resto dei partiti presenti in Parlamento, purtuttavia più grave per le aspettative, per il sogno del cambiamento che aveva suscitato.
Peraltro viviamo ormai tempi, stante la progressiva durezza del dominio coloniale euro-atlantico, in cui le fumisterie delle forze politiche che appaiono sul proscenio ‘si bruciano’ in tempi relativamente rapidi. Un girare a vuoto che non è detto che si reiteri all’infinito in modo meccanico e rassegnato.

In relazione a questo, il punto è: dove andranno queste (anche confuse) aspettative ‘anti-sistemiche’ deluse dal 5S? Né le destre neo-europeiste ed atlantiche, né il PD-sardine neo-europeisti ed atlantici mostrano di essere in grado di dare risposte, al di là di dichiarazioni inconcludenti.
Alternative prive dello snodo centrale della conquista della sovranità a tutto campo dell’Italia, a ben vedere sono aria fritta, nient’affatto credibili. Proporsi però in nome della sovranità nazionale e quindi per un’altra idea di società, è ‘conditio sine qua non’ insufficiente. Anche in questo (per ora piccolo) ‘mondo’ patriottico/’sovranista’ si reiterano (mutando quel che c’è da mutare) modalità e contenuti da fumisterie già viste con il M5S. Non tutto quel che appare, insomma, vale. Ma la risposta da dare è quella che nella Storia da sempre viene da tutti i movimenti di liberazione: paziente, attento, durevole lavoro politico. Il che è solo una parte del ‘discorso’.

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Il 29 marzo 2020 il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari

Tempismo come scelta politica. Si terrà il 29 marzo il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. Dopo che l’Ufficio Centrale per i Referendum della Corte di Cassazione ha dichiarato l’ammissibilità del referendum confermativo, il governo è stato celere nell’individuare la prima data utile possibile come da ‘tempi tecnici’ previsti per legge. Praticamente tra due mesi. In fretta e furia. Tempi strettissimi per rendere meno agevole possibile l’informare adeguatamente la popolazione sulla portata di questo referendum.
Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e, peraltro, dei salassi (accettati) di ben più grave portata di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.).

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:
– meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;
– compresse le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’ ed i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni), in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;
– si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi ai vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione);
– aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Indipendenza farà la sua parte nella campagna referendaria collegando questa questione al NO all’autonomia differenziata, al NO ad un’Italia in pezzi e marca meridionale del direttorio euro-carolingio (franco-tedesco) per continuare a costruire una resistenza ed una prospettiva di liberazione per un’altra idea di Italia e di società.

Taglio dei parlamentari e riforma regionalista: i loro nessi e il nostro rifiuto

Trattandosi di referendum confermativo a norma dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum di validità (chi vota decide!). 

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