28 settembre: analisi del voto

– Notiziario.

– Italia/ Analisi del voto.

Incontro telematico (info e registrazione gratuita in privato)

Mercoledì 28 settembre 2022 alle ore 21:00

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org 

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Roma, 23 settembre: incontro politico-organizzativo

– Confronto su Ucraina e situazione (geo)politica.
– Voto e scenari post-elettorali.
– Organizzazione XI^ assemblea (8 ottobre 2022) di Indipendenza.

A Roma, venerdì 23 settembre 2022
alle ore 19:30

via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

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8 ottobre: XI assemblea nazionale di Indipendenza

XI Assemblea Nazionale dell’associazione “Indipendenza”

Ore 9.30 / 10.00 – Accoglienza.

Ore 10.00 / 10.30 – A trent’anni da Maastricht (1992-2022).

Ore 10.30 / 13.00 – Relazioni:
– Punti salienti della situazione politica italiana e internazionale.
– I compiti di “Indipendenza” nella nuova fase (geo)politica.
– Azione nei territori. L’esperienza di Genova.
– Il conflitto in Ucraina, tra semplificazioni e complessità.

Ore 13,00 / 14,00 – Pranzo.

Ore 14,00 / 16,30:
– Intervento pubblico e modello economico (Tesi).
– Dibattito.

A Roma, sabato 8 ottobre 2022
via Pullino 1 (fermata METRO B “Garbatella”)
dalle 9,30 alle 16,30

per informazioni: 346 511 3004

gli interessati possono anche prenotare copie e libri per distribuzione militante


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21 settembre: dal debito pubblico al debito estero UE, come uscirne?

Italia/Dal debito pubblico al debito estero ‘made in UE’. Note su come uscirne

Incontro telematico

Mercoledì 21 settembre 2022

alle ore 21:00

(info e registrazione gratuita in privato)

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14 settembre: dopo le elezioni, che fare? Per una riflessione collettiva

– Notiziario.

– Dopo il 25 settembre: che fare? Una riflessione collettiva.

Incontro telematico

Mercoledì 14 settembre 2022

alle ore 21:00

(info e registrazione gratuita in privato)

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

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I tassi della BCE e la guerra in Ucraina

La Banca Centrale Europea (BCE), su pressioni di Paesi del ‘Fronte del Nord europeo’, ha alzato i tassi d’interesse dello 0.75%, facendo così salire il tasso principale a 1.25%. Nella relativa nota vien detto che «nei prossimi incontri [ottobre, dicembre, febbraio, marzo, maggio, ndr] il consiglio direttivo si aspetta di alzare ancora i tassi per smorzare la domanda e proteggere dal rischio di una persistente revisione al rialzo delle aspettative dell’inflazione». Quante altre riunioni ci vorranno? «Probabilmente più di due, ma magari meno di cinque», ha risposto la Lagarde. Indebitarsi costerà quindi di più. Aprire un mutuo comporterà interessi maggiori. Chiedere un prestito sarà più oneroso. Più in generale la risposta neo-liberale della BCE («smorzare la domanda»), suppostamente per far calare i prezzi, punta a deprimere consumi e investimenti, in un contesto di salari e stipendi reali già falcidiati. Ci sarà insomma meno reddito da spendere per consumi e nuovi investimenti, con effetti significativi sulle rate dei mutui e di tutti i finanziamenti a tasso variabile.

La BCE giustifica il rialzo con il contrasto ad una spirale che teme iper-inflattiva. Tradotto: ammesso e a nostro avviso non concesso che quella sia così scongiurata –il preannuncio di ulteriori rialzi, già a breve, la dice lunga…– la BCE ha deciso di entrare ufficialmente in fase recessiva mentre quella reale, già in essere in diffusi strati di società, si aggrava. Si è così allineata alla Federal Reserve statunitense mostrando in tal modo di non valutare che le conseguenze saranno più pesanti, pur a diversa incidenza, nei Paesi della UE e meno (almeno nel breve periodo) negli Stati Uniti. C’è da aspettarsi quindi che, ben più devastante, si produrrà una combinazione di entrambe, cioè la stagflazione. Si tratta di una mazzata che impatterà su un contesto sociale, quello italiano, in spirale recessiva non solo dopo due anni di dissennata gestione sanitaria con relative conseguenze economiche, ma in sofferenza già da prima, dopo anni di politiche austeritarie prescritte dalle istituzioni europee.

Il rialzo dei tassi della BCE è ‘un’ effetto –non l’unico, quindi– dello scontro epocale tra USA e Russia che è la causa scatenante di fondo del conflitto in corso con epicentro l’Ucraina. Washington ha ‘costruito’ negli anni la guerra, trasformando l’Ucraina in un Paese ‘contractor’, prima tramite il colpo di Stato euro-atlantico del 2014, poi con la sua supervisione sul regime politico a Kiev di cui l’attuale è succedaneo. L’amministrazione Biden, dal gennaio 2021, ha quindi operato per il precipitare militare degli eventi. Lo ha fatto ritenendo di piegare facilmente e in breve tempo la Russia –prima ancora che dissanguandola sul campo di battaglia– con un sistema a tutto campo di sanzioni talmente pervasivo da spaccare la società russa e far implodere l’attuale dirigenza al Cremlino. Finora questo non è avvenuto. Si è invece innescata una spirale progressiva da collasso delle economie ‘europee’ e il coagularsi di un’area geopolitica molto vasta che collega ancor più robustamente la Russia con il più temuto (dagli Stati Uniti) e suo crescente ‘competitor’, la Cina, e a diverso livello con la quasi totalità del resto del mondo (in Asia, in Africa, in America Latina): Paesi sia non allineati, sia in via di sganciamento dal sempre più circoscritto blocco euro-atlantico.

Nel ‘mirino’ della Casa Bianca ora ci sono Paesi di un ‘calibro’ diverso da quelli del trascorso trentennio (1992-2022): quindi, non Jugoslavia, Somalia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, eccetera, ma Stati ben più ‘centrali’ e potenti come Russia e Cina. Intanto loro, ma non sono i soli.

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2/Tra i lasciti di Draghi: gas e debito estero

Gli stoccaggi di gas in Italia, ai primi di agosto, hanno superato il 74%, tra i livelli più alti nell’Unione Europea (UE), con l’obiettivo del 90% prefigurato per l’autunno. Il dato è stato salutato come uno dei fiori all’occhiello del governo Draghi. Andando a vedere come questo sia stato possibile, emerge la classica polvere sotto il tappeto. E non da poco. Corriere della Sera (4 agosto 2022). Draghi, d’intesa con il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, e dell’Economia, Daniele Franco, ha dato mandato ad un massiccio acquisto di gas sulle piattaforme internazionali, senza badare a spese.

A tale scopo il Tesoro ha conferito un prestito intanto di quattro miliardi alla GSE (Gestore dei Servizi Energetici), una sua controllata che, in coordinamento con la SNAM, primo gruppo di trasporto del Paese, comprasse anche nei momenti di impennata astronomica delle quotazioni. Di qui, ad esempio, la fornitura dei produttori algerini di un maggiore quantitativo di gas previsto, nonostante la convenienza per qualità e prezzo del gas russo. Per l’Italia uno sperpero di denaro pubblico legato all’allineamento atlantico dell’Italia alle sanzioni varate da USA e Unione Europea nei confronti della Russia, con perseguita rottura progressiva di ogni tipo di relazione. A scorrimento nell’acquisto di gas a qualunque prezzo, il Gestore dovrà rivendere il gas sul mercato italiano entro l’anno.

Esperti del settore danno per scontata l’impossibilità che la rivendita sia effettuabile ai valori d’acquisto e, candidamente, si mette in conto che le relative perdite saranno destinate a diventare “debito pubblico”, scaricate quindi sulla collettività nazionale.

Dettagli di cui molto poco si parla per non offuscare l’immagine di LUI, di Draghi, in vista dell’apologia che lo accompagnerà ancor più in futuro.

Petrolio russo, sanzioni e sudditanza tricolore


Ucraina/ dal colpo di stato di Euromaidan (2014) alla guerra

Ucraina 2014: come fu formato il governo dopo Euro-Maidan

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Gasdotto TAP e interessi geopolitici USA

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Artico, scenari di ghiaccio

Trump, sanzioni all’Iran e sovranità dell’Italia

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Golfo di Oman: attacco a petroliere. USA: “Obiettivo Iran”

Una falsa notizia (‘fake new’) dell’Ansa

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1/Tra i lasciti di Draghi: risorse non sufficienti per la sanità

«Il quadro delle risorse correnti utilizzabili appare soggetto a incertezza». Con tutta l’attenuazione possibile delle parole introduttive, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), in un focus sul “PNRR e sanità” reso pubblico il 6 agosto, rileva che, per l’assunzione del personale che dovrà lavorare nelle nuove strutture (dalle Case di comunità agli Ospedali di comunità fino alle Centrali operative territoriali), «la coerenza del finanziamento corrente rispetto agli oneri previsti non appare completamente dimostrata e resta il dubbio che le risorse concesse per il SSN [Servizio Sanitario Nazionale, ndr] non siano sufficienti a coprire tutti i nuovi impegni attesi».

«Particolarmente critico», sottolinea l’UPB, «appare il caso dell’assistenza domiciliare, una volta che i finanziamenti del PNRR saranno esauriti». Un’altra criticità rilevata riguarda i medici di famiglia, la mancata definizione del loro ruolo e relativa «integrazione nelle Case della Comunità». L’UPB fa notare che «alla base del successo di qualunque sistema di assistenza territoriale non può non trovarsi un ruolo della medicina di base coerente con il disegno complessivo dei servizi».

‘Missione salute’ (PNRR), governo Draghi e picconate (ulteriori) alla sanità pubblica. Tra UE e regionalismo differenziato

Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali

Zitto zitto, quatto quatto… Il ‘liceo breve’ eurounionista del governo Draghi

Draghi al Colle?

Il ‘why not?’ europeista di Salvini

Trattato ‘del Quirinale’…o ‘dell’Eliseo’?

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‘Pizzini’ europei ai sudditi

Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali

L’anno del Dragone?

Draghi-Mattarella: Italia in amministrazione controllata

Veto e disvelamento euroatlantico di Mattarella

Gli avvertimenti euroatlantici del Quirinale

Contro il Green Pass sciopero in fabbrica e fermento nel mondo della scuola


Ernesto Burgio, pandemia/sindemia e Indipendenza

Ernesto Burgio su WSJInternational

Covid 19 e ‘lockdown’: esempio Cuba e un interrogativo

Tesi sulla sanità

Contro il coronavirus, da L’Avana, Mosca, Pechino

Covid-19 e Servizio Sanitario Nazionale

Coronavirus e tagli alla sanità: dentro la pandemia perfetta

Collasso finanziario da coronavirus: è l’Unione Europea!

Pandemia: folgorazione o opportunismo?

Pandemia da Covid-19 e pandemonio euro-unionista

Ovvietà banali nell’era del coronavirus

Covid-19, pandemia euro-unionista e MES: Italia sotto attacco

Coronavirus, tra Unione Europea e regionalismo differenziato

Cultura contadina e cultura sanitaria

Sovranità alimentare, scelte di consumo e organizzazione politica: che fare? Note per un dibattito

Imperia: manifestazione contro la chiusura degli ospedali

Sanità in Calabria e disvelamenti del ‘caso Cotticelli’

Sui posti letto nella sanità italiana dal 1980

Coronavirus: Ernesto Burgio a RadioOndaRossa

Coronavirus, a che punto siamo? Parla Ernesto Burgio

Coronavirus: origini, effetti e conseguenze

Nazione e patria, stella polare di ogni liberazione/rivoluzione

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Grandi imprenditori e banchieri italiani sul possibile governo FdI, Lega, Forza Italia e centristi

«Non sono affatto preoccupato dalla situazione politica. L’Italia ha fondamentali solidi e qualsiasi tipo di coalizione che vincerà le prossime elezioni sarà obbligata a realizzare il programma del Next generation EU». Così l’amministratore delegato (ad) di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, presentando in riunione telematica agli analisti i conti (29 luglio 2022) del primo semestre. Non è solo il timoniere della principale banca italiana a parlare in questi termini. Nel mondo della finanza italiana, nelle stesse ore, interpellati dagli analisti stranieri in vista delle elezioni, anche Alberto Nagel, ad di Mediobanca, ha manifestato tranquillità, ricordando che, dopo la vittoria del M5S nel 2018 e la coalizione di governo con la Lega, quell’esecutivo si era mosso «nella cornice della UE e sotto la disciplina di bilancio che in un certo modo è imposta dalla Commissione UE. Mi aspetto che qualsiasi governo ci sia, l’agenda di Draghi dovrà essere l’agenda del nuovo governo. La possono chiamare in un modo diverso, possono mettere degli interventi sociali a seconda della sensibilità di centrodestra o di centrosinistra ma penso che la necessità di ottenere i soldi del Next generation UE e di essere parti del Tpi [strumento di condizionamento della BCE presentato come scudo anti spread, ndr] non consenta deviazioni». Più caustica la posizione di Andrea Orcel, ad di Unicredit: «Sono convinto che nessun governo si prenderà la responsabilità di far deragliare il PNRR».

Al Forum Ambrosetti di Cernobbio (2, 3, 4 settembre 2022) imprenditori e banchieri non sono allarmati dall’insediamento di un governo a trazione Meloni. Ecco alcune dichiarazioni rilasciate ai giornalisti da alcuni degli oltre 200 partecipanti. Secondo Emma Marcegaglia, presidente dell’omonimo gruppo di spicco nella siderurgia ed ex presidente di Confindustria, il nuovo esecutivo dovrà avere tre priorità: 1. applicare, senza alcuna richiesta di modifica, il PNRR; 2. attenzione ai conti pubblici; 3. puntare su rigassificatori e nucleare. Anche Paolo Rotelli, vicepresidente del gruppo ospedaliero San Donato, non è preoccupato, e pone come priorità la tutela degli operatori sanitari privati accreditati, penalizzati rispetto agli aiuti in bilancio che sono garantiti, sostiene, agli ospedali pubblici. Per Roberto Nicastro, presidente di Banca AideXa, il nuovo governo avrà due priorità: il PNRR e «l’uscita “dolce” dal sistema di crediti garantiti dallo Stato per le Pmi». Assolutamente sereno, sul nuovo governo, Andrea Battista, amministratore delegato di Net Insurance «perché il sentiero è tracciato tra PNRR, TPI (il nuovo strumento della BCE, ndr) e MES. Se ci si comporta bene, l’Europa ci sosterrà, altrimenti si dovranno operare correzioni in corsa».

Draghi, l’atlantico. Un premio di vassallaggio

L’anno del Dragone?

Draghi-Mattarella: Italia in amministrazione controllata

Veto e disvelamento euroatlantico di Mattarella

Gli avvertimenti euroatlantici del Quirinale

Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali

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Trattato ‘del Quirinale’…o ‘dell’Eliseo’?

Draghi, trent’anni dopo

Spinelli, Friedman… E un incontro telematico

Italia/Bombe nucleari, dominio USA e Recovery Fund

Mattarella: nella NATO e nella UE senza ‘se’ e senza ‘ma’

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Truss a Downing Street: “Pronta a premere il pulsante nucleare”

Liz Truss da oggi è leader del Partito conservatore britannico. Domani subentrerà come primo ministro della Gran Bretagna al dimissionario Boris Johnson. Come fu Margaret Thatcher cui s’ispira, la Truss è ultraliberista, fautrice dello Stato minimo e del taglio delle imposte per imprese e ceti più abbienti. In questi giorni ha dichiarato di opporsi alle tasse ai giganti di petrolio e gas dopo i colossali utili degli ultimi trimestri.

Sulla sanità che è prossima al collasso dopo i severi tagli degli ultimi governi conservatori, la Truss vorrebbe intervenire con ulteriori tagli e drenare fondi dal settore pubblico a quello privato. L’inflazione è arrivata al 10,1% e, secondo Goldman Sachs, toccherà il 22% l’anno prossimo. Le bollette energetiche, in un Paese fortemente dipendente dal gas e con molto scadenti livelli di isolamento termico degli edifici, sono alle stelle e in continua crescita. Ferocemente critica delle politiche ridistributive, le sue dichiarazioni e promesse stanno acuendo la rabbia sociale in un Paese già stremato. Ha promesso il pugno di ferro contro gli scioperi di ogni sorta che, a causa della crisi, si susseguono da mesi e che nelle scorse settimane si sono trasformati in momenti di rivolta sociale.

Si è detta pronta a stracciare gli accordi con l’Unione Europea (UE) sull’Irlanda del Nord. Attualmente, nelle Sei Contee dell’Ulster ancora sotto occupazione britannica, vi è un pericolosissimo stallo, con gli unionisti che boicotteranno il governo fino a quando non verrà rescisso l’accordo con l’UE.

Sul piano internazionale il suo approccio è ancora più bellicoso di quello del suo predecessore Johnson. A fine novembre scorso, da ministro degli Esteri, si era fatta fotografare in Estonia alla guida di un carro armato (richiamando un’analoga immagine del suo idolo, la Thatcher, su un carro armato nel settembre 1986). Ha promesso spese militari oltre il 3% del Pil per rafforzare la Joint Expeditionary Force, coalizione nordica di Stati (Gran Bretagna, Olanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca e Islanda) costituita nel 2012, complementare alla NATO, in cui Londra vorrebbe includere Ucraina e Polonia. Considera la Cina una minaccia da fronteggiare con fermezza. Intanto, sull’Ucraina, punta alla vittoria e alla riconquista della (russa) Crimea e del Donbass. «Se la situazione mi richiederà di premere il pulsante nucleare, lo farò immediatamente», ha dichiarato con molta freddezza, il 24 agosto scorso, in un’intervista televisiva.

Tra chi si è congratulato per la sua elezione nel partito, ci sono il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi («L’Italia e la Gran Bretagna sono amiche e alleate e continueranno a lavorare insieme in Europa, NATO e G7») e Giorgia Meloni, presidentessa di FdI («I Tories sono tra i fondatori della famiglia dei Conservatori europei che mi onoro di presiedere e sono certa che, insieme a lei, sarà possibile rafforzare la nostra già consolidata collaborazione politica e culturale»).

Viva la Brexit, ma oltre i suoi limiti

Brexit e Labour di Coryn. Il lascito del voto britannico

Labour: Brexit no…Forse sì…Cioè ni…Alla fine: chi vivrà, vedrà

BREXIT SHOCK!  DAL “CORSERA” UNO ‘SPOT’ INCONSAPEVOLE  PER USCIRE DALLA GABBIA DELL’UNIONE EUROPEA

Unione Europea: una razionalità strategica geopolitica delle crisi

Brexit, per una sovranità non qualunque: la validità di una prospettiva

Irlanda del Nord/messaggio da Belfast

Irlanda del Nord/9 agosto 1971: internamento senza processo

In memoria di Bobby Sands5 maggio 1981 – 5 maggio 2021

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