26 maggio: Finlandia, Artico, Georgia, conflitto in Ucraina: il punto della situazione

Notizie dal mondo/ Finlandia, Artico, Georgia.
Ucraina/ Il punto della situazione.

Incontro telematico
Giovedì 26 maggio 2022
alle ore 21:00
(info e registrazione gratuita in privato)

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Ucraina/ dal colpo di stato di Euromaidan (2014) alla guerra

Ucraina 2014: come fu formato il governo dopo Euro-Maidan

Ucraina: una sintesi dei ‘perché’

La Transnistria come l’Ucraina?

Gas, swift e un pro memoria

Ucraina/ Ripresa del conflitto. Perché.

Ucraina e ‘valori europei’: cronache dall’euroatlantismo reale

Spinelli, Friedman… E un incontro telematico

L’intervista ad Assad che ha messo in crisi la RAI

Giorgio Bianchi sulla Siria

Siria: l’Unione Europea subalterna agli USA nel conflitto wahhabita-atlantico

Dopo il martirio di Qassem Soleimani

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19 Maggio: con Paolo Cucchiarelli ripercorriamo l’ultima notte di Aldo Moro

Incontro telematico con Paolo Cucchiarelli, autore, fra l’altro di ‘L’ultima notte di Aldo Moro’

Giovedì 19 maggio 2022

alle ore 21:00

per info e registrazioni:

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Non è un caso Moro

Aldo Moro e il crepuscolo della Repubblica a sovranità limitata (parte III)

Aldo Moro e il crepuscolo della Repubblica a sovranità limitata (parte II)

Aldo Moro e il crepuscolo della Repubblica a sovranità limitata (parte 1)

Verità inconfessabili delle stragi in Italia?

Capaci 1992: il ‘doppio livello’ di una strage

Nel solco dello stragismo di ‘doppio livello’ in Italia

Unione Europea: una razionalità strategica geopolitica delle crisi

Alle origini dell’Unione Europea: Spinelli, federalismo e atlantismo

Trentennio glorioso, prima repubblica e altre magiche creature: per una critica ragionata al bestiario sovranista

Pro-euro e no-euro: curiose convergenze sull’«errore dell’euro» e verità inconfessabili

Piazza Fontana, 12 dicembre 1969

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Eurovision: un tassello della guerra culturale degli Stati Uniti

Leggendo lo scritto qui condiviso, la memoria è corsa ad un libro, letto molti anni fa alla sua uscita in edizione italiana (2004), di Frances Stonor Saunders, “Gli intellettuali e la CIA. La strategia della guerra fredda culturale”.

L’autrice, britannica, pubblicando una serie di documenti desecretati, tratteggia le modalità, in questo caso atlantiche, della sempre importante “battaglia per la conquista delle menti” che ha investito anche l’Italia dal secondo dopoguerra.

Il festival di cui tratta Altomare nello scritto che segue, si inscrive ai nostri occhi come tassello in continuità della colonizzazione (anche culturale) atlantica (non solo) del nostro Paese.

Qui sul piano politico, quale esecutore delle relative direttive, c’è in questa fase il governo ‘autocratico’ di Mario Draghi, figura non a caso insignita pochi giorni fa, a Washington, all’Atlantic Council, del “Distinguished Leadership Award”, premio assegnato a persone che hanno contribuito a “promuovere la leadership americana nel mondo”.

Mauro Franz Altomare

LA LUNGA NOTTE DELL’OCCIDENTE

Non si finisce mai d’imparare.

Scopro l’esistenza di Eurovison, un festival della canzone internazionale che si ripete da più di sessant’anni ed è organizzato dall’Unione europea di radiodiffusione.

Poco male! Non devo essermi perso granché.

Quest’anno però la curiosa kermesse viene pompata alla grande da tutti i media tant’è che l’altro ieri mi soffermo a guardare per cercare di capire di cosa si tratta.

L’enfasi sul grande Occidente rappresentato come entità unitaria, gioiosa, pacifica e culturalmente omogenea, maschietti che slinguettano in mondovisione, il nostro eroe nazionale, Achille Lauro, travestito da zoccola (mi si lasci passare l’espressione un po’ sessista) che alla fine di una performance di infimo livello bacia sulla bocca il suo chitarrista, il caos sonoro e visivo che stupra ogni criterio di ordine e armonia riconducibili all’arte e alla musica.

Dopo aver vinto la tentazione di spegnere subito la TV e tornare alle mie cose, realizzo che in questo festival la grande assente è proprio la musica, sostituita da patetici tentativi di stupire con effetti speciali.

La faccenda poteva chiudersi lì, ma tra un conato di vomito e l’altro mi impongo di restare a guardare, e subito intuisco che l’Eurovision 2022 altro non è che un evento di propaganda.

Nei giorni successivi apprendo che i musicisti ucraini violano la regola di non fare propaganda ideologica, ma vengono ipocritamente perdonati dagli organizzatori, i quali interpretano tali esternazioni politiche come una sorta di appello umanitario a difesa di un popolo oppresso dai grandi malvagi di Russia.

Apprendo anche che, dopo l’esplicita richiesta da parte della TV di Stato ucraina, i cantanti russi vengono esclusi dall’Eurovision perché porterebbero discredito alla manifestazione.

Il presidente ucraino Zelensky, invece di preoccuparsi del proprio popolo che lui stesso ha portato al macello, invita tutti a votare per gli artisti ucraini, e alla fine l’Ucraina vince l’Eurovision.

Potremmo liquidare tutto ciò come pessima musica e squallida propaganda di guerra, ma c’è molto di più del cattivo gusto e della menzogna in questo scorcio di manipolazione mediatica in salsa globalista.

C’è il sintomo inequivocabile di un declino che anticipa la lunga notte di una nuova epoca, in cui nulla di ciò che ancora chiamiamo umano sarà più riconoscibile.

Semmai tornerà a sorgere il sole sull’Occidente, la prima cosa che si scorgerà ancora in piedi sulle sue macerie, saranno gli enormi cumuli di merda esistenziale accumulatisi negli anni bui, difficili da smaltire con l’ausilio della tecnologia.

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Ai funerali di Shireen Abud Aqleh

Shireen Abu Akleh, giornalista palestinese di al Jazeera, è stata uccisa (proiettile in testa) mercoledì a Jenin, mentre (giacca con scritta Press ed elmetto di protezione) effettuava riprese. Colpita dai soldati israeliani secondo i palestinesi, il contrario secondo Tel Aviv. Il suo nome era familiare nel mondo arabo, dopo 25 anni di servizi su colonialismo e crimini di Israele in Palestina.

Ieri i palestinesi le hanno reso omaggio: il corteo funebre è partito da Jenin per Gerusalemme, attraversando Nablus e Ramallah. Di massa la partecipazione. Più volte la polizia ha preso a manganellate anche chi, in prossimità della Chiesa, portava la bara.

La si vede ondeggiare, fin quasi a cadere a terra. Le immagini sono eloquenti e, riferita dall’Ansa, smentiscono la versione israeliana che giustifica le cariche sostenendo che dal corteo funebre, compresi da quelli che portavano a spalla la bara, fosse partito un lancio di pietre e altri oggetti contro gli agenti, accompagnato da slogan nazionalistici.

Blinken, segretario di Stato dell’amministrazione Biden, ha dichiarato: “siamo profondamente disturbati dalle immagini della polizia di Israele…” e della sua “intrusione alla processione del funerale”. Per arrivare –Washington– ad esprimere anche solo “disturbo”…

Contro UE, NATO e governo Draghi, un siparietto con i ‘tutori dell’ordine’

Israele: l’Italia richiami l’ambasciatore

Israele, un voto per la guerra?

L’Iran nel mirino. Perché

Salvini e il nuovo corso atlantico trumpiano

Palestina: scontri a Gerusalemme, in ricordo di Fadi Abu Salah e dei patrioti palestinesi

No al Giro d’Italia in Israele

Gli “Untermenschen” di Palestina

Palestina dimenticata

Roma/19 ottobre: Gaza e l’industria israeliana della violenza

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Draghi, l’atlantico. Un premio di vassallaggio

Draghi come “promoter” della “leadership americana”.

Nella serata di ieri, prima di rientrare in Italia dagli Stati Uniti, il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato insignito all’Atlantic Council (Consiglio Atlantico), uno dei più autorevoli se non il più eminente “think tank” USA, del “Distinguished Leadership Award”. A premiarlo il segretario USA al Tesoro, Janet Yellen.

Si tratta del primo esponente italiano a ricevere questo riconoscimento assegnato ogni anno a persone che hanno contribuito alla missione di questo think tank di “promuovere la leadership americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo” e “influenzare insieme il futuro globale”.

Dopo di lui sono stati premiati l’amministratore delegato dell’ENI Claudio Descalzi, e due rappresentanti dell’Ucraina: l’ambasciatrice di Kiev a Washington Oksana Markarova e la cantante Jamala. L’anno scorso, tra coloro che hanno ricevuto il premio, Ursula von der Leyen (presidente della Commissione Europea) e Albert Bourla (amministratore delegato della Pfizer).

Nel 2015, l’attuale presidente del Consiglio venne premiato dal think tank statunitense in qualità di presidente della BCE e all’epoca gli venne attribuito il Global citizen Award. Premio che l’anno successivo andò a Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio.

L’anno del Dragone?

Draghi-Mattarella: Italia in amministrazione controllata

Veto e disvelamento euroatlantico di Mattarella

Gli avvertimenti euroatlantici del Quirinale

Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali

2011-2021. A dieci anni dai ‘quattro referendum’: commissariati e contenti

Trattato ‘del Quirinale’…o ‘dell’Eliseo’?

Draghi, trent’anni dopo

Spinelli, Friedman… E un incontro telematico

Italia/Bombe nucleari, dominio USA e Recovery Fund

Mattarella: nella NATO e nella UE senza ‘se’ e senza ‘ma’

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Irlanda del Nord/messaggio da Belfast

40 anni dopo (1981) la morte di Bobby Sands e degli altri martiri irlandesi (7 dell’IRA e 3 dell’INLA) che intrapresero uno sciopero della fame ad oltranza per rivendicare il proprio status di prigionieri politici nel quadro della lotta per la riunificazione, l’indipendenza nazionale e il socialismo in Irlanda, il Sinn Fein è il primo partito nel parlamento locale dell’Irlanda del Nord con circa il 30% dei voti.

L’Ansa, riportando la notizia, oltre a ricordare che “lo Sinn Fein continua a sventolare la bandiera nazionalista della riunificazione con la Repubblica d’Irlanda” (dove nel 2020, con il 24,5%, è divenuto il primo partito) ha rilevato che “sul piano economico-sociale è su posizioni di sinistra piuttosto radicali”.

Una sintesi significativa che, ben declinata anche qui da noi in Italia, non stonerebbe.

Irlanda del Nord/ 30 gennaio 1972: Derry, “Domenica di Sangue”

In memoria di Mairéad Farrell

Irlanda del Nord/9 agosto 1971: internamento senza processo

In memoria di Bobby Sands5 maggio 1981 – 5 maggio 2021

Sinn Féin: vittoria storica in Irlanda

Irlanda del Nord: scenari dopo la grande avanzata dello Sinn Féin, in difficoltà le forze unioniste

Brexit e Labour di Coryn. Il lascito del voto britannico

BREXIT SHOCK!  DAL “CORSERA” UNO ‘SPOT’ INCONSAPEVOLE  PER USCIRE DALLA GABBIA DELL’UNIONE EUROPEA

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11 maggio: riforma Unione Europea, Ucraina, Transinistria, Artico e guerra cibernetica

Notizie dal mondo/ Riforma UE (unanimità), Ucraina, Transnistria, 

Artico, guerra cibernetica.

Siria/ Il punto della situazione. Resoconto di viaggio (seconda parte).

Incontro telematico

Mercoledì 11 maggio 2022

alle ore 21:00

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Ucraina/ dal colpo di stato di Euromaidan (2014) alla guerra

Ucraina 2014: come fu formato il governo dopo Euro-Maidan

Ucraina: una sintesi dei ‘perché’

La Transnistria come l’Ucraina?

Gas, swift e un pro memoria

Ucraina/ Ripresa del conflitto. Perché.

Ucraina e ‘valori europei’: cronache dall’euroatlantismo reale

Spinelli, Friedman… E un incontro telematico

L’intervista ad Assad che ha messo in crisi la RAI

Giorgio Bianchi sulla Siria

Siria: l’Unione Europea subalterna agli USA nel conflitto wahhabita-atlantico

Dopo il martirio di Qassem Soleimani

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4 maggio: Ucraina e Siria ripercussioni e resoconti

Ucraina/Ripercussioni del conflitto. Notizie

Siria/Il punto della situazione. Resoconto di viaggio (prima parte)

Incontro telematico

Mercoledì 4 maggio 2022

alle ore 21:00

(info e registrazione gratuita in privato)

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Ucraina/ dal colpo di stato di Euromaidan (2014) alla guerra

Ucraina 2014: come fu formato il governo dopo Euro-Maidan

Ucraina: una sintesi dei ‘perché’

Gas, swift e un pro memoria

Ucraina/ Ripresa del conflitto. Perché.

Ucraina e ‘valori europei’: cronache dall’euroatlantismo reale

Spinelli, Friedman… E un incontro telematico

Russofobia euro-atlantica. Ora tocca anche ai gatti russi!

L’intervista ad Assad che ha messo in crisi la RAI

Giorgio Bianchi sulla Siria

Siria: l’Unione Europea subalterna agli USA nel conflitto wahhabita-atlantico

Dopo il martirio di Qassem Soleimani

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La Transnistria come l’Ucraina?

Nel tour a Kiev di figure di spicco euro-atlantiche, non potevano mancare voci dalla cabina di regìa del conflitto. Blinken e Austin, responsabili USA rispettivamente di Esteri e Pentagono, hanno ribadito le formule magiche di rito già in auge dal secondo-terzo giorno di guerra: Kiev «sta vincendo», «Putin ha fallito», «un’Ucraina democratica vivrà più di Putin», «l’Ucraina può vincere la guerra, se ha le armi che le occorrono». Dal ‘centro’ alla ‘periferia’ atlantica (qui da noi tramite gli asserviti al potere USA, cioè dal parlamento alle redazioni in primis) le parole di Blinken e Austin riecheggiano ‘la linea’ bellicista che infervora anche il ventriloquo di Biden, Zelensky, e la sua cerchia, tronfi della ineluttabile “vittoria” grazie ai soldi e agli armamenti del potente padrone d’Oltreoceano che da tempo li foraggia.

Ora, però, c’è un punto dirimente che sfugge: da un lato si sostiene che prolungare la guerra ridimensionerà la capacità militare russa svuotandone gli arsenali e –grazie anche all’effetto sanzioni– potrà favorire (‘congiura di palazzo’ e/o insorgenza di una parte significativa di popolo) un rovesciamento di Putin e degli altri dirigenti politici, dall’altra si sta coltivando l’idea della ‘spallata’, di chiudere ‘la partita’ in tempi brevi per impedire che Mosca meglio stringa l’interscambio (commerciale, economico-finanziario, militare) innanzitutto con Pechino e poi anche con il resto di Paesi che non mostrano condiscendenza alle volontà di Washington.

La stessa natura degli armamenti (ultimamente arrivati e promessi) di terra e di cielo implica una propensione più ‘campale’ dello scontro (brevità, sia pur relativa) che del ‘mordi e fuggi’ (prolungamento). Le due narrazioni (propagandistiche) a ben vedere ‘non si tengono’, a meno di essere diventati vittima della ‘propria’ propaganda, il che non è. Piuttosto la spirale rimanda ad un allargamento del conflitto proprio perché il tempo, più che ‘a danno di Mosca’, gioca ‘a danno di Washington’ ed “il fallimento di Putin” non appare all’orizzonte. Anzi.

Concorrono in tale direzione gli attentati che tra ieri ad oggi si sono susseguiti nella repubblica autonomista della Transnistria (fortemente filo-russa) colpendo il Ministero della Sicurezza, il centro di trasmissione della radio russa e un’unità militare vicino a Tiraspol? Si sta cercando di allargare il conflitto coinvolgendo la Moldova (e ancor più la UE) e obbligare il Cremlino, dopo l’Ucraina, ad intervenire anche in Transnistria?

Ucraina/ dal colpo di stato di Euromaidan (2014) alla guerra

Ucraina 2014: come fu formato il governo dopo Euro-Maidan

Ucraina: una sintesi dei ‘perché’

Mattarella: nella NATO e nella UE senza ‘se’ e senza ‘ma’

Ucraina e ‘valori europei’: cronache dall’euroatlantismo reale

Esercito e politica estera comune europea. Romano, Canfora, Prodi…

Il generale Fabio Mini sulla guerra in Ucraina

I malumori e le preoccupazioni dell’atlantico Giorgio Battisti

Gas, swift e un pro memoria

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27 aprile: autonomia differenziata, dai perché al che fare con Marina Boscaino

Autonomia differenziata: disgrega la Repubblica, aumenta le disuguaglianze! Dai ‘perché’ al ‘che fare’, con Marina Boscaino, portavoce dei Comitati NO AD

Incontro telematico

Mercoledì 27 aprile 2022

alle ore 21:00

(info e registrazione gratuita in privato)

PD Veneto: la costola dell’autonomia differenziata

Italia/balcanizzazione autonomista e neoliberismo reale

La mozione finale del 31 ottobre contro ogni ipotesi di autonomia regionale differenziata

Enti locali, autonomia differenziata e taglio dei servizi pubblici


Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Mobilitazione nazionale contro il DDL Boccia e per il ritiro di qualunque autonomia differenziata

Regionalismo differenziato/Stralciato il DDL Boccia: vittoria di tappa!

Sergio Mattarella su regionalismo e integrazione europea: confessioni di un anti italiano

Il lato oscuro del regionalismo differenziato

Lega e regionalismo differenziato

Integrazione europea e regionalismo differenziato: dentro la decostruzione dello Stato nazionale

Sergio Mattarella a Belluno: regionalismo differenziato

Senza critica all’Unione Europea, nessuna critica al regionalismo differenziato ha senso

Paolo Maddalena in opposizione al regionalismo differenziato

Regionalismo differenziato, questione settentrionale e puntini sulle “i”

Dopo il referendum in Veneto e Lombardia: quali prospettive

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