Roma, 22 febbraio: per una diversa politica fiscale

Per una diversa politica fiscale. Confronto su una bozza a tesi 

A Roma, giovedì 22 febbraio 2018, ore 19,00
Posti limitati – Info: 3489950943

ass.indipendenza.info@gmail.com –info@rivistaindipendenza.org

politica fiscale

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Roma 24 marzo: VI assemblea nazionale dell’associazione Indipendenza

VI^ assemblea nazionale dell’associazione Indipendenza

A Roma, sabato 24 marzo 2018 (dalle 9,30 alle 18,00)

Ore 9.30 / 10.00 : Accoglienza.

Ore 10.00 / 10.30 : 70 anni di Costituzione italiana. Luci e ombre del patriottismo costituzionale.

Ore 10.30 / 13.00 : Relazioni
– Analisi dello scenario internazionale e nazionale.
– La via elettorale dei sovranismi italiani
– Tesi sulla scuola.

Ore 13.00 / 15.00 : Pranzo*

Ore 15.00 / 16.00 : Associazione Indipendenza: il punto, le proposte, la prospettiva.

Ore 16.00 / 18.00 : Dibattito

Ingresso libero su prenotazione. Info: 3489950943

qui l’evento facebook da diffondere e inoltrare

*a prezzo politico su prenotazione

Chi apprezza, è invitato sia a condividere sui propri profili social sia ad informare in via personale chi ritenga interessato. Grazie

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org

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Roma, 15 febbraio: l’appello di Indipendenza e il foglio di lotta, confronto politico e organizzativo

L’appello di Indipendenza, bozza del ‘foglio’ (nuovo numero), confronto politico e organizzativo

A Roma, giovedì 15 febbraio 2018, ore 20,30
via Pullino 1 (fermata Metro B “Garbatella”)

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Sovranisti costituzionali italiani… allo stesso tempo spinelliani/europei?

Affermare l’incompatibilità tra la Costituzione italiana ed i Trattati dell’Unione Europea, chiedere il voto “in nome dell’unità nazionale”, rivendicare il ripristino della sovranità nazionale, dirsi favorevoli ad una “rinegoziazione” (come se la Storia, la Grecia, il realismo politico non insegnassero alcunché…) dei Trattati stessi e “se impraticabile” affermare la volontà del “recesso unilaterale dai Trattati europei che violano la Costituzione”, è una filiera di intenti e di rivendicazione politica un po’ zigzagante (passaggio sulla “rinegoziazione”) che taluno potrebbe anche giustificare in nome di una necessità tattica. Non condividiamo, ma… sia!

Cosa c’entra però tutto questo con il progetto europeista vagheggiato da Altiero Spinelli, principale estensore del Manifesto di Ventotene?
A scorrere il programma elettorale della “Lista del Popolo per la Costituzione”, guidata da Giulietto Chiesa e Antonio Ingroia, nel paragrafo intitolato “L’Europa dei Popoli”, dopo il solito sciorinamento (largamente diffuso tra i partiti) del mantra “politicamente corretto” di fede (e rassicurazione…) europeista, al punto 2, si legge: “Occorre una nuova Costituzione europea, redatta da una Assemblea Costituente (Padri Costituzionali eletti dai cittadini europei) (…) da sottoporre mediante referendum popolari all’approvazione dei cittadini (…)”.

Pari pari quel che sosteneva Spinelli. Per decenni, in ogni dove, questi l’ha reiterato in classico stile formulare. Un numero incalcolabile di volte. Ad esempio in “Europa federata” (ottobre 1954): “Che fare? I federalisti devono chiedere che un’Assemblea Costituente europea sia eletta direttamente dai liberi popoli europei, e che la Costituzione che questa voterà sia ratificata da referendum popolari”. Spinelli spesso aggiungeva che i federalisti europei erano consapevoli che nessun governo era disposto ad accettare questa procedura, ma “essi [i federalisti, ndr] la formulano per sottolineare il loro totale rifiuto di fiducia agli stati nazionali” (ibidem).
Spinelli, per la cronaca, superò poi questa posizione costituzionalista ‘pura’, constatando l’impraticabilità politica. Ritenne più opportuno inscriverla nella prospettiva d’approdo della più pragmatica linea funzionalista emersa, in modo più deciso del passato, dopo l’istituzione della CEE/MEC (1957): l’obiettivo dell’Unione Europa mostrava di procedere fattivamente meglio per via funzionalista, con il pragmatismo dei “piani inclinati” pensati e determinati dall’alto per essere di volta in volta irreversibili.

Rimanendo al punto: perché lamentare da un lato l’inattuazione della Costituzione, l’essere contraddetta nei suoi princìpi ispiratori e violata in molti articoli fondamentali, e dall’altro rivendicare la necessità di (“Occorre”, si legge nel programma) una nuova Costituzione europea, in spinelliana osservanza, che sancirebbe il superamento politico delle sovranità nazionali e degli Stati con relativo loro derubricamento di ruolo?
Il ‘nodo’ della UE e dell’euro –lo sosteniamo da sempre– è dirimente. La liberazione dal sistema vincolistico euro-atlantico (che è soprattutto –ma non solo– economico-finanziario) è il passaggio preliminare e decisivo (‘principale’) per poter costruire progetti di società (punto ‘fondamentale’) alternativi allo stato di cose dominante. Altrimenti si rimane sempre nel quadro del neoliberismo imperante. Questo ‘nodo’ non lo si scioglie vagheggiando altre Europe (im)possibili e men che meno –a seguire– sbizzarrendosi in un vademecum da ‘libro dei sogni’ di punti più o meno socialmente avanzati e accattivanti senza ‘prendere di petto’ –e sciogliere– quel ‘nodo’ principale.

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Uscire dalla UE? Per Rizzo sì, ma in maniera concordata

«Il Partito Comunista è l’unica forza politica che ha nel suo programma l’uscita dell’Italia dall’Unione Europea e dall’euro». Quante volte così si è espresso Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista (PC)!

Con una frequenzialità maggiore negli ultimi tempi, quando gli chiedono di entrare un po’ più nel merito, corregge il tiro affermando che non è bene che l’Italia esca da sola. Lo stesso concetto l’ha ribadito ieri sera a “Otto e mezzo” ( a 8,17 minuti dalla fine ), aggiungendo –come fa sovente– che il suo partito lavora per «un’internazionale dei lavoratori che si muove in questa direzione», un «movimento di popoli» dei Paesi europei maggiori per un’uscita fattivamente concordata.

A chi condivide questa posizione sentiamo di dire che ben venga l’eventualità di un’uscita concordata o all’ingrosso simultanea con altri Paesi, ma nessuna remora, o paura, nel lottare per un’uscita anche unilaterale. È sul ‘come’ / ‘che fare’ che è necessario lavorare, anche vedendo con favore il confronto con punti di vista diversi al riguardo.

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PD e Forza Italia: sulle banche, prove generali di inciucio post elettorale?

È un fatto di cronaca politica cui si è dato poco risalto. Pochi giorni fa, la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario ha partorito una relazione votata a maggioranza, e non unitariamente, per il mancato accordo tra i gruppi. Questo per il venir meno di una serie di provvedimenti tra cui l’istituzione di una procura nazionale per i reati finanziari.
Sette i casi di crisi bancarie oggetto d’indagine, con il governo, questa l’accusa di LeU (Liberi e Uguali) nella sua relazione, in “continua, costante e prioritaria attenzione” sul caso Boschi-Etruria. Secondo il membro di LeU in commissione, Giovanni Paglia, “la Consob è il grande buco nero. Ci sono evidenze che Consob sapeva e sapeva più di quello che ha ammesso”. Alla fine, nella relazione votata a maggioranza, è scritto che le attività di vigilanza sul sistema bancario (Banca d’Italia) e sui mercati finanziari (Consob) si sono rivelate inefficaci ai fini della tutela del risparmio e che spetta alle indagini dimostrare l’esistenza di ladri e truffatori che, con scorciatoie nell’illegalità, hanno cercato di tenere in piedi i loro istituti. Quindi, qualche consiglio d’accompagno, nessuna individuazione delle responsabilità, niente sugli indennizzi per i risparmiatori. Il testo passa (19 a 15) con l’accordo di tutti i membri del PD (tranne un assente) più il presidente stesso della commissione Pier Ferdinando Casini (ora curiosamente candidato nel PD, dopo che aveva ventilato un suo ritiro dalla politica) e pochi altri: Tancredi (Cp), Tabacci (+Europa), Zeller (autonomie). Per la cronaca, ‘contro’ hanno votato il M5S, Fratelli d’Italia, Lega, Bellot e Capezzone (gruppo Misto) e Andrea Augello (Forza Italia). A pesare sono state le assenze: Fabbri (Pd), Molinari (Misto), tre di Forza Italia (Ceroni, D’Alì e Savino) e Paola De Pin (Gal).

Il 30 gennaio, a seduta di commissione conclusa, Augello dirama un comunicato in cui lamenta l’assenza al voto, in commissione, anche dei membri del suo partito, Forza Italia, che avrebbero determinato la bocciatura della relazione “evidenziando tutte le debolezze e le contraddizioni della maggioranza”. Alla fine: “Si tratta certamente di sfortunate coincidenze, destinate purtroppo ad alimentare la fantasia di retroscenisti che da giorni insinuano che la mia mancata candidatura sia dipesa da qualche eccesso di rigore nello svolgere il mio ruolo di commissario”. Sì, perché, come un fulmine a ciel sereno, è arrivata l’esclusione di Andrea Augello, senatore da 12 anni, dalle liste elettorali di Forza Italia. Augello non è uno qualunque. Figura di spicco della militanza di estrema destra, area rautiana, dalla seconda metà degli anni Settanta si distingue per il suo attivismo di strada, sotto le scuole e nei quartieri, che lo proietta ben presto come dirigente di un pezzo significativo della destra romana e laziale. Negli anni, pur confluito in Forza Italia, mantiene un’ascendenza verso certi settori di destra che ha poi organizzato dentro la sua formazione “Cuori italiani”. Un nome pesante, quindi, che ha sempre portato voti, e non pochi, a Roma e nel Lazio. Perché quindi escluderlo? “Fantasia di retroscenisti”? Non pare proprio, stante ciò che scrive, in relazione alla sua esclusione, sul proprio profilo fb: “discuteremo dopo il 5 Marzo. È una promessa”.

Insomma, Augello immolato da Forza Italia come attestato di buona volontà in un possibile scenario di larghe intese post-elettorali? Non pare affatto una prospettiva peregrina…

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Roma, 8 febbraio: per una diversa politica fiscale. Confronto su una bozza a tesi.

N.B. : Per sopravvenuti impedimenti, l’iniziativa è rinviata. Daremo notizia sulla data.

Per una diversa politica fiscale. Confronto su una bozza a tesi 

A Roma, giovedì 8 febbraio 2018, ore 20,30
via Pullino 1 (fermata Metro B “Garbatella”)

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