Oltre il NO al referendum sul taglio dei parlamentari

È auspicabile la vittoria del NO alla modifica costituzionale che vorrebbe ridurre il numero dei parlamentari della Repubblica. Nei mesi, nelle settimane e fino a ieri anche Indipendenza ha fatto la sua parte per sviscerarne le ragioni. Ma è bene non raccontare storie come è capitato di sentire nel variegato fronte del NO: quell’auspicabile vittoria non significherebbe il salvataggio della democrazia, ma uno stop (quanto momentaneo?) al suo scardinamento avviato da tempo sul piano politico, economico e sociale.

Continuano infatti ad essere in atto le limitazioni se non cessioni di sovranità nazionale agli invasivi poteri euro-atlantici coadiuvati dalle connivenze interessate dei grandi gruppi economico-finanziari e dei (trasversali) ceti politici italofoni che sinora hanno tenuto le ‘redini’ del Paese. Il che si collega strettamente ai processi di espropriazione dei diritti sociali e di privatizzazione dei beni pubblici (pensiamo all’ultima evidenza eclatante, quella del disastro della sanità sempre più ex pubblica con il CV-19), alle vite precarizzate e in generale eterodirette dalle regole del mercato liberale e dalle direttive del complesso di Troika (UE, BCE, FMI), che si sono fatte via via più feroci proprio con il progredire del processo d’integrazione europea.

Per una radicale inversione di rotta rispetto ai disastrosi indirizzi politici, economici e sociali di svariati decenni a questa parte, ogni lotta particolare, ‘sezionale’, va inserita in un orizzonte più ampio che punti alla conquista della sovranità politica a tutto campo della nazione, al ripristino della piena capacità di direzione e di intervento di uno Stato italiano (da rifondare anche nei suoi ceti allo stato compiacenti e servili ai poteri forti interni ed esterni al Paese), ad un’idea di società ben diversa dall’attuale. Nessuna salvezza e difesa dell’esistente, quindi, ma prosieguo e rafforzamento di una lotta per la sovranità, l’indipendenza e la liberazione nazionale e sociale.

Perché al referendum sul taglio dei parlamentari votiamo NO

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Roma 26 settembre 2020: IX assemblea nazionale di Indipendenza

Sabato 26 settembre, dalle 9,30 alle 17,00, a Roma, in via Nomentana 54 (vicino Porta Pia) l’associazione Indipendenza tiene la sua IX^ assemblea.Per ragioni organizzative è gradito che chi sia interessato a partecipare ci avverta scrivendoci in privato.

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

NO al referendum sul taglio dei parlamentari: la mobilitazione di Indipendenza

Ultima settimana di campagna referendaria. A Roma il Comitato per il NO, di cui Indipendenza è parte, terrà banchetti informativi a piazza Fiume e piazzale Ostiense (martedì), a Testaccio e al Pigneto (mercoledì), a piazzale Appio e piazzale Flaminio (giovedì) e a via Battistini (venerdì). Indipendenza li terrà mercoledì 16 e venerdì 18 settembre 2020 in zona Tiburtina (cfr. locandina) dalle 17,00 alle 20,00.

Perché al referendum sul taglio dei parlamentari votiamo NO

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taglio dei parlamentari: perché al referendum votiamo NO

REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: PERCHÉ NO!

Accorpato alle amministrative e regionali si terrà il 20 e il 21 settembre 2020 il referendum sulla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari. La pessima riforma relativa al taglio dei parlamentari che ha avuto il suo architrave nel Movimento 5 Stelle, sostenuta a geometria variabile da tutte le principali forze politiche nel corso delle varie letture (Lega prima, PD e satelliti poi, senza scordare Fratelli d’Italia che vantava sui social il suo appoggio “determinante”), dimostra quanto caricaturali siano le differenze fra le forze politiche euroatlantiche dello scenario italiano.

Questa esiziale riforma porterà a una riduzione della rappresentanza di circa un terzo, rendendo ancora più lontane le istanze dei ‘territori’, che a parole tutti vogliono ascoltare ma che, giocoforza, vedranno nelle istituzioni nazionali e centrali un riferimento sempre più lontano e assente, il cui unico ruolo è quello di ratifica meno che notarile delle decisioni prese in sede europea. Non è fuor di luogo affermare che già oggi ‘Roma’ sia percepita –non solo al Nord– come un livello decisionale più lontano rispetto a Francoforte o Bruxelles: in quest’ultima città le istituzioni (camere di commercio, regioni…) e le associazioni di categoria fanno a gara per aprire sedi e centri per ‘contare’, come se ciò potesse minimamente incidere sugli assi strutturali delle politiche comunitarie.

Insomma, dietro questo referendum c’è l’idea che le istituzioni dello Stato nazionale siano qualcosa di sostanzialmente inutile e che tanto vale ridurne il funzionamento a un fatto formale, il minimo sindacale. Una riforma che pare fatta di proposito anche per ostacolare non solo l’affermazione di forze politiche ‘altre’ rispetto al blocco dominante ma anche residuali diritti di tribuna per prospettive pur soltanto in senso lato ‘critiche’ rispetto all’orizzonte unico liberista di matrice europea: ‘scattare’ un seggio con i numeri che si prospetterebbero e con le soglie elettorali di cui si parla nelle riforme elettorali diventerà più che un’impresa. A meno che, naturalmente, non si sia omologati nelle coalizioni maggiori accettandone prospettive, regole e matrice politica.

C’è un altro messaggio estremamente negativo che si cela dietro questo intendimento: l’idea di far apparire come maggiormente ‘democratico’ e ‘rappresentativo’ il Parlamento Europeo dove i seggi sono assegnati secondo un criterio di ‘degressione proporzionale’, i Paesi membri più piccoli hanno un peso specifico maggiore, e ripartiti con un criterio proporzionale. Alla fine, a che serve il Parlamento nazionale se siamo rappresentati di più e meglio a livello europeo? Eppure il Parlamento Europeo non è niente di neanche lontanamente paragonabile a un parlamento nazionale in termini di attribuzioni e funzioni, ma l’artificio retorico ha ottime potenzialità di colpire nel segno.

Un’ulteriore evoluzione del ‘piano inclinato’ che, svuotando lo Stato nazionale, mira a condurre l’opinione pubblica all’accettazione della prospettiva sovranazionale per gli assi politici fondamentali da un lato e subnazionale (regionalismo, federalismo, euroregionalismo) verso il basso dall’altro, il tutto, ovviamente, eliminando qualsiasi spazio di attuazione dei diritti sociali propri della dimensione nazionale.

Il taglio dei parlamentari viene giustificato da chi lo promuove in termini di risparmio, numeri assolutamente risibili che impallidiscono a fronte del ‘costo politico’ enormemente più elevato e dei salassi (accettati) di ben più grave portata per la popolazione italiana di fatto imposti dall’Unione Europea e dalle sue direttive spoliatrici (privatizzazioni, tagli al sociale e ai servizi pubblici essenziali, esternalizzazioni, decostruzioni delle garanzie nei rapporti di lavoro, deindustrializzazione, ecc.). Un prezzo da far impallidire le risorse indirizzate al funzionamento delle istituzioni pubbliche.

Focalizzando ora sul ‘costo politico’:

meno democrazia, sempre meno rappresentativa e destinata ad essere rappresentata peggio, accentuando il peso dei gruppi oligarchici di pressione e di interesse;

compressi sia le possibilità che siano rappresentate le ‘minoranze’, sia i margini operativi (ad es. l’accesso nelle commissioni) in un parlamento svilito ulteriormente nel suo ruolo;

si accentua la funzione contoterzista di qualunque governo che, al di là di sfumature di differenza, risponderà ancora più zelantemente e senza fastidiosi intralci ai poteri esterni di questo Paese e a quelli interni in scia, già adesso ossequiosi a vincoli e passa-carte delle direttive ‘made in UE’ con gli esiti che, nel corso di questi ultimi decenni, hanno prodotto la china che viviamo e di cui non si vede via d’uscita. Con la proporzionale riduzione delle commissioni parlamentari permanenti, potremo trovarci con leggi approvate da un gruppo di persone attorno a un tavolo, visto che la commissione in sede deliberante esercita una vera e propria funzione legislativa (art. 72 Costituzione); è evidente che il taglio vada inquadrato nel più generale svuotamento dello Stato nazionale in favore dell’Unione Europea e degli altri enti sovranazionali verso l’alto, e delle regioni verso il basso;

riducendo i parlamentari, aumenterà il peso specifico dei delegati regionali (rimasti invariati) che si aggiungono alle Camere in seduta comune nell’elezione del presidente della Repubblica. Un fatto non indifferente se si pensa che nelle prime tre votazioni è richiesta una maggioranza dei due terzi per l’elezione, ma dalla quarta è sufficiente quella assoluta (art. 83).

Si agevolerà così la strada alla modifica in profondità della costituzione materiale in vista dell’introduzione del presidenzialismo e della disgregazione dello Stato (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) con annessa devoluzione di ambiti sempre più ampi all’Unione Europea.

Una certa vulgata giornalistica, tutt’altro che disinteressata, ha trasmesso l’idea che il Presidente della Repubblica sia una sorta di carica onorifica per politici a fine carriera, ma la realtà e la pervasività dei poteri di questa carica sono tutt’altro che secondari seppure esercitati storicamente con sensibilità molto diverse. C’è un elemento che differenzia il Presidente della Repubblica dagli altri organi costituzionali: è l’unica istituzione del nostro ordinamento che non sottostà alla divisione dei poteri, compartecipando difatti di funzioni in tutti e tre i fondamentali poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario). La destra italiana punta a poter intervenire su ogni versante della vita istituzionale attraverso una figura che sia espressione di quella cultura politica, come tappa intermedia verso il presidenzialismo, mai nascosto approdo strategico.

Lungi dall’essere un fatto aritmetico, quindi, questa riforma modifica in modo sensibile la costituzione materiale contribuendo a quella deformazione della natura parlamentare che, in teoria, dovrebbe esserci propria ma che da almeno tre decenni subisce attacchi frontali sul piano del riparto delle competenze fra Stato e regioni (riforma del 2001 del Titolo V, di cui l’autonomia differenziata è sviluppo) e, non da ultimo, tramite l’affiancamento agli organi elettivi delle ‘autorità indipendenti’ espressione immediata e diretta delle culture istituzionali sovranazionali con amplissimi poteri al di fuori del controllo democratico e della responsabilità elettorale. In altri termini, sempre meno democrazia e sempre meno rappresentativa.

Trattandosi di referendum confermativo ai sensi dell’art. 138 Costituzione non è previsto quorum per la validità (chi vota decide). 

Alberto Leoncini

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Imperia: manifestazione contro la chiusura degli ospedali

Ieri (1 agosto 2020) a Imperia manifestazione per cercare di evitare la chiusura degli ospedali e pronto soccorso di Imperia e Sanremo. L’idea dei partiti forti (tutto l’attuale arco parlamentare) è quella di costruirne uno nuovo ad Arma di Taggia (complessivamente più piccolo dei due attuali che verrebbero appunto chiusi).
Non ho visto nessun amministratore dell’alta Valle Arroscia, né un consigliere né un sindaco (in realtà nemmeno un abitante mio conterraneo…).
Vorrei capire chi è favorevole e chi contrario a spostare il pronto soccorso più vicino ad un’ora buona di ambulanza dai nostri comuni.
Come procedere poi è un passo successivo, prima bisogna contarsi.
Se qualche sindaco o consigliere comunale ha già fatto degli atti in tal senso può farmeli pervenire?
L’adunata di ieri era organizzata da comitati civici e associazioni, gente che ha già raccolto 20mila firme.
La partecipazione era aperta a tutti, la Alice Salvatore l’unico candidato alle imminenti regionali ad essere presente.
Luca Deperi

(Indipendenza, Savona-Imperia)

L'immagine può contenere: una o più persone, folla, cielo, albero e spazio all'aperto
ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org
Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Nel solco dello stragismo di ‘doppio livello’ in Italia

Intervista a

Paolo Cucchiarelli

(su “Via Po Cultura”, a firma Giampiero Guadagni)

USTICA&BOLOGNA. LE DUE STRAGI
Quarant’anni fa, il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna: 85 morti ufficiali. Trentasei giorni prima, il 27 giugno un aereo passeggeri, il DC9 Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo, viene abbattuto (secondo altri esplode) nei cieli di Ustica, causando 81 vittime. In poco più di un mese, 166 tra uomini, donne e bambini innocenti vengono uccisi senza un perché ancora chiarito, senza mandanti definitivamente scoperti. Nel libro “Ustica&Bologna. Attacco all’Italia” (La Nave di Teseo), il giornalista d’inchiesta Paolo Cucchiarelli per la prima volta mette a fuoco la relazione tra le due stragi, dando ordine dopo sette anni di lavoro ad una quantità straordinaria di documenti, dichiarazioni, sentenze, inchieste giudiziarie, inchieste giornalistiche, scatti fotografici, tracciati radar.
Cucchiarelli, intanto: quali sono il contesto e il significato politico delle stragi del 1980?
“Si è trattato di un “uno-due” sanguinoso e unico tirato al nostro Paese. Quello dell’estate 1980 fu il sanguinoso tentativo di strutture parallele americane, francesi e probabilmente israeliane di richiamare all’ordine l’Italia che trafficava uranio con chi non doveva; e aveva una politica estera riassunta nel Lodo Moro, cioè un ruolo attivo nel mondo arabo e nel Mediterraneo non più gradito al “nuovo” che in quei mesi si faceva avanti.”
In cosa consisteva il Lodo Moro?
“Con il Lodo Moro veniva garantito il libero passaggio di armi ed esplosivi palestinesi in Italia in cambio di una rinuncia ad atti di terrorismo sul nostro territorio e del nostro impegno politico a promuovere il pieno riconoscimento dell’Olp nel consesso internazionale. Nel 1980 tutti questi precari equilibri politici ed economici, che avevano retto dopo l’uccisione di Aldo Moro, saltano in aria come accade alla stazione di Bologna il 2 agosto.”
Quali sono i legami tra i due drammatici eventi di Ustica e Bologna?
“Il messaggio – non recepito – inviato con l’abbattimento del Dc9 con modalità “non ortodosse” e terribili spinse chi di dovere a replicare il messaggio durante il rientro di un trasporto di esplosivo palestinese in transito a Bologna che era stato custodito a Lula, in una grotta del monte Albo nel nuorese.”
Che intendi per modalità “non ortodosse” e terribili nel caso di Ustica?
“L’attacco all’aereo dell’Itavia fu deliberato; il Dc9 fu abbattuto con una complessa azione. Un attacco “non ortodosso” cioè portato con modalità che nelle intenzioni non dovevano lasciare tracce sul velivolo dell’Itavia, “invisibili” ai radar. L’ipotesi dell’attacco “non ortodosso” non è mai stata avanzata fino ad oggi.
L’ultima parola registrata in cabina è quella del comandante Gatti che dice “Gua..” al suo vice Fontana. Oggi si sa qualcosa in più: che la frase era probabilmente “Guarda, cosa è”. L’inchiesta spiega che quel richiamo di allarme era motivato da una situazione molto particolare: l’arrivo dall’alto, davanti alla cabina di pilotaggio, di un jet militare che usa come “arma” i retrogetti del velivolo militare. Lo sfiammata è documentata da foto della cabina, elementi tecnici e da un ampio incrocio di fatti e riscontri. Si voleva “zittire” il Dc9. Il secondo atto dell’attacco fu il lasciar cadere sull’ala sinistra del Dc9 un serbatoio ausiliario di un jet aggressore. Spezzandosi l’ala si avvia il break up, cioè la destrutturazione del velivolo. Ho rintracciato anche il luogo in cui cadde un F14 Usa la sera di Ustica a Castelsilano e risolve il mistero del Mig 23 caduto in luglio, sempre a Castelsilano: il pilota si suicidò dopo essere stato tutelato e protetto dagli italiani. Il Mig 23 libico scortava il Dc9 italiano che trasportava l’uranio per Libia e Pakistan.”
Perché il Dc9 non doveva assolutamente arrivare a destinazione?
“Perché a bordo vi era materiale nucleare destinato a Gheddafi che mirava a realizzare, come dimostra l’inchiesta, una bomba nucleare sporca in grado di colpire il sud dell’Europa e Israele.
Vi erano anche barre del combustibile nucleare destinate al progetto di bomba islamica che il Pakistan stava completando.”
E qual è la tua lettura su Bologna?
“Secondo le recenti indagini della Procura generale di Bologna mandante-pagatore della strage del 2 agosto sono gli Usa. Esattamente la conclusione di questa inchiesta, che ipotizza il coinvolgimento operativo degli americani del Secret Team, dei francesi delle Squadre di azione civile e del Mossad o comunque di strutture legate all’intelligence israeliana. Protagonisti operativi nelle vicende di Ustica e Bologna sono i mercenari di Bob Denard, importante soldato di ventura francese, e ciò anche per testimonianze fatte in tempi e da soggetti diversi: e cioè l’estremista di destra Marco Affatigato (per la vicenda Ustica) e il pentito di Ordine nuovo Carlo Digilio (per Bologna).”
Cosa accade dunque il 2 agosto 1980 a Bologna?
“Io parto da elementi persi, dimenticati, non valutati o semplicemente mai presi in considerazione. E arrivo alla seria ipotesi che nella sala di aspetto di seconda classe siano saltate in aria, a distanza di pochi attimi, due bombe. Una posta dai “ragazzini” dei Nar, secondo l’estremista di destra Marco Affatigato su istigazione dei nostri servizi segreti; l’altra è l’ormai famoso trasporto di esplosivo (inerte) destinato alla rete del terrorista internazionale Carlos. Due le varianti lasciate aperte dall’inchiesta: la bomba dei “ragazzini” determina (cosa molto difficile da un punto di vista pratico) lo scoppio del trasporto di esplosivo destinato alla rete di Carlos; oppure c’è un intervento doloso da parte di strutture parallele indicate da Digilio nei mercenari di Bob Denard per far saltare in aria, come ha più volte raccontato in diverse interviste, proprio Carlos e anche esponenti dell’Olp. In questo caso lo scoppio della bomba dei “ragazzini” determina la deflagrazione, tramite il detonatore plastico, anche del trasporto e il moltiplicarsi esponenziale dei morti e della distruzione in stazione. Un “pacco” che gli americani tirano agli italiani e che costringe tutti al silenzio. Affatigato propone una incredibile motivazione: i servizi italiani volevano “tutelare” – con la bomba dei “ragazzini”- i palestinesi, impedendo loro un terribile attentato di vendetta per la rottura unilaterale del Lodo Moro da parte dell’Italia. Gli sviluppi sul tema e i riscontri sono sorprendenti.
D’altra parte molti testimoni sentirono due distinte scoppi. Secondo la mia ricostruzione la seconda bomba è quella che “volatilizza” l’insegnante sarda Maria Fresu, uno dei grandi enigmi della strage, l’86.ma vittima. Proprio dove era la Fresu c’era, secondo l’allora Prefetto di Bologna Ferrante, un possibile secondo cratere. Già il 4 agosto 1980 il presidente del Consiglio Cossiga disse in Senato che potevano esserci due bombe e più attentatori.”
L’ipotesi delle due bombe “che tutti incastra” accomuna, nelle tue inchieste giornalistiche, la strage di Bologna a quella in Piazza Fontana …
“Il “doppio” è presente nella nostra storia fin dalla prima strage, quella di Portella della Ginestra del maggio 1947. Lo ritroviamo a Ustica, a Bologna. E anche a Capaci e, capiremo presto, anche in via D’Amelio. Si tratta di schemi di intelligence, un modulo operativo che indica che qualcuno vuole intervenire senza essere ufficialmente presente.”
Hai citato più volte Marco Affatigato. Nel libro c’è una tua intervista inedita. Che personaggio è?
“Affatigato fa da fil rouge delle due vicende. La sua è una intervista straordinaria e per molti versi sorprendente. Marco Affatigato, ex estremista di destra, è figura del tutto particolare che assume un ruolo molto importante nelle due stragi. È un uomo dall’insolito destino, estremista di destra che cerca la sua verità, stimato da Sandro Pertini e vittima di uno strano depistaggio essendo stato dato per presente a bordo del Dc9 inabissatosi in mare a Ustica; e poi primo fermato perché sospettato di aver fatto saltare in aria la stazione di Bologna.”
Da quello sulla strage di Piazza Fontana ai due su Moro, fino a quello appena uscito, i tuoi libri d’inchiesta sono decisamente innovativi. Qual è il tuo metodo di lavoro ?
“Cito un mio lettore che ha sintetizzato così: “Cucchiarelli mette insieme nella maniera più giusta tessere che già c’erano e che tutti – chi più, chi meno scientemente- hanno sempre montato in modo maldestro. E così finisce per arrivare prima di tutti quanti… “.
In tutta questa inchiesta – al di là delle parole “in chiaro” di Affatigato – non vi è un solo documento segreto, una gola profonda o un qualcosa che non sia ben conosciuto da magistrati, giornalisti e studiosi. Ho solo sviluppato alcuni decisivi fili che nessuno finora aveva voluto vedere e tirare.
Il modo con cui si arriva a certi risultati è il frutto di un “immergersi” totale nel tema; una dedizione totale alla ricerca di quelle tessere sicuramente genuine del puzzle che piantate sul tavolo della ricerca indicano rotta, obiettivi; suggeriscono e richiamano altre “tessere”, temi, riscontri su bugie, documenti, affermazioni, interviste. Le tessere “certe” messe sul tavolo che indicano il passo successivo della ricerca.
E capisci che stai sulla strada giusta quando i “misteri” diventano leggibili, le “tessere” del puzzle si vanno a deporre nella giusta collocazione e le cose si legano l’una all’altra. Come nell’attacco non ortodosso al Dc9 di Ustica dove ho visto allinearsi tutti i dati “anomali” che fino a quel momento erano solo incongruenze di una storia senza un ben preciso percorso. E ti accorgi che non hai sbagliato quando, come a biliardo, tutte le palle vanno a buca e sul tavolo non rimane più nulla.”
C’è stata qualche reazione a questo tuo libro? Cosa ti aspetti in merito?
“Non mi aspetto nulla. Come accaduto per altri miei lavori che hanno cambiato le carte in tavola. Ad esempio, dopo quello che ho scritto sul sequestro e l’omicidio Moro mi sarei aspettato di interloquire con la Commissione parlamentare d’inchiesta, come peraltro da me più volte inutilmente sollecitato.”
L'immagine può contenere: il seguente testo "Dall'autore di L'ultima notte di Aldo Moro Paolo Cucchiarelli Ustica & Bologna ATTACCO ALL'ITALIA iFari La nave di eseo"
ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org
Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Gualtieri: Recovery Fund e SURE sono crediti senior

Recovery Fund (nella parte prestiti) e Sure sono crediti senior come il MES. Ce lo dice Gualtieri, ministro dell’economia e delle finanze. Atene, insomma, chiama Roma.

Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Indipendenza alla Festa di Liberazione di Poggibonsi su MES, Recovery Fund e pandemia

Indipendenza interverrà alla Festa di Liberazione
Lunedì 3 agosto 2020, alle ore 22:00, in località Montemorli, a Poggibonsi (Siena)
ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org
Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , | Lascia un commento

Uscito il numero 48 di Indipendenza

– Editoriale/ I disvelamenti e le opportunità del CV-19
Iuncturae (ventuno brevi articoli sull’attualità politica)
– CV-19 e sanità italiana, tra tagli e smantellamento. Proposte per una rifondazione della sanità pubblica e del Servizio Sanitario Nazionale.
I paragrafi: Italia. I dati della spesa sanitaria; Legge di Riforma Sanitaria 833/78 e Servizio Sanitario Nazionale; Demolizione della L. 833/78 e del SSN, e aziendalizzazione (Assistenza sanitaria territoriale; Servizi di Prevenzione; Assistenza ospedaliera; Il personale; Insufficienza della dotazione tecnologica e sicurezza di strutture ospedaliere e territoriali; Regionalismo e disuguaglianze); L’impatto della pandemia su un sistema sanitario impoverito e già stressato (Sistema di sorveglianza; Impreparazione delle regioni, limiti del governo e mancanza di un’unica catena di comando; La situazione nelle carceri); Il caso della Lombardia; Altre regioni. Ciascuna ha agito secondo un modello diverso; Verso una rifondazione del SSN?; Sanità Pubblica e Servizio Sanitario nazionale da ricostruire. ‘Che fare’ a breve; Sanità Pubblica e Servizio Sanitario nazionale da ricostruire. ‘Che fare’ strategico; Conclusioni.
– La questione ambientale: una nuova prospettiva.
– ‘Data economy’ e paradigmi economici: la trincea dei ragazzi dell ’89.
I paragrafi: ‘New economy’, manifatturiero e ‘immaterialità’: dentro le ‘tecnoutopie’; Diritto, ‘data economy’ e iniziativa economica di fronte all’oligopolio tecnologico; I ragazzi dell’ ’89: la generazione dei dischi orario solari.
– Storia del debito pubblico in Italia dall’Unità ad oggi (terza parte).
I paragrafi: “Keynesismo” di guerra?; Il “circuito dei capitali”; L’esplosione dell’inflazione (’43-’47); L’inflazione e il conseguente drastico ridimensionamento del debito; I partiti di fronte alla ripresa dell’inflazione; La manovra del ’47; L’articolo 81 della Costituzione; Politiche monetarie del dopoguerra; L’inizio dei “Trenta Gloriosi”; Le condizioni economico-sociali negli anni Cinquanta prima del boom; Gli accordi per liberalizzare la circolazione delle merci; Gli accordi per liberalizzare la circolazione delle persone; Politiche finanziarie negli anni Cinquanta; Il Trattato di Roma (1957) porta alla nascita della CEE (1958); Verso il boom economico. Politiche monetarie e del debito; Carli sostituisce Menichella alla guida della Banca d’Italia (1960); La crisi del 1964; Il superamento della crisi del 1964.
– Alle origini dell’Unione Europea. Spinelli, federalismo, atlantismo (settima parte).
I paragrafi: Il Mercato Europeo Comune (MEC) cavallo di Troia geopolitico e capitalistico; Il «paneuropeismo» di Togliatti; «Dagli Urali all’Oceano Atlantico»; Il PCI e il MEC; PCI: «utilità» e «necessità» dell’estensione del MEC; La CGIL, il PCI e il MEC; La seduzione mercatista europea dopo il 1957;
– Tesi di Indipendenza. Princìpi generali e orientamenti per una politica estera autonoma dell’Italia
– A trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino.
I paragrafi: Pace, “fine della storia” e altre mistificazioni; I nefasti effetti del 1989; Conclusioni.
– Sul “rossobrunismo” e le sue trappole.
I paragrafi: La parola, il significato, le origini; Lo scenario odierno; Antifascismo, “rossobrunismo”, destra/sinistra; Come orientarsi? Qualche punto fermo.
– Associazione “Indipendenza”
————
Sostieni “Indipendenza”.
Copia del n. 48 : euro 7
Abbonamento (6 numeri della rivista oppure 5 con altrettanti numeri del ‘foglio’, quale che sia la loro cadenza d’uscita): 25 euro; sostenitore ed estero: 50 euro.
Conto BancoPosta n° 78860004 (Paese IT, Check Digit 33, CIN N, ABI 07601, CAB 03200), intestato a Indipendenza.
[ Codice IBAN : IT33 N076 0103 2000 0007 8860 004 ]
oppure c/c n.78860004 intestato a: Indipendenza – casella postale 15321 – 00143 Roma-Laurentino.
Per versamenti da conti correnti postali (giroposta):
INTESTATARIO: Indipendenza periodico bimestrale
NUMERO CONTO: 000078860004
Ti invitiamo a notificare il tuo versamento a: info@rivistaindipendenza.org
Per la diffusione militante, scrivici.

Diffondi, segnala, sostieni!

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org

indi 48
Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Recovery fund: verso un accordo senza intese

A Bruxelles si lavora alacremente per i titoli dei giornali e l’imbonimento di quelle fasce di popolazione da tempo inchiodate al ‘sogno europeo’ ed al suo corredo di fumisterie (solidarietà, fraternità, benessere sociale).
La “potenza di fuoco” europea? Alla fine un modestissimo show di mal riusciti fuochi pirotecnici. Ancora si negozia al ribasso (sarà interessante vedere i ‘capitoli’ tagliati…) sul ‘cuore’ del supposto intervento solidaristico europeo, il Recovery Fund pomposamente ribattezzato “Next Generation EU” (come a dire che le attuali generazioni possono crepare!) e sulla sua “governance”.
E quindi? Suona brutto definirli ‘a strozzo’? Allora diciamo che i soldi saranno insufficienti, erogati –quando arriveranno– “a tranche”, condizionati ed eventualmente bloccati (in sede di Commissione Europea o Consiglio Europeo) di fronte a un governo riottoso alle “riforme” (alias: mazzate sociali) della Troika da decenni pretese, applicate, e poi di continuo ri-pretese più rafforzate, in direzione sempre più anti-sociale.
Di pari passo, nel nostro Paese, si sta lavorando altrettanto alacremente. Per cosa? Per la cortina fumogena che accompagni la chiusura del Consiglio Europeo.
Per il sudditame euro-unionista italofono (i soggetti economici affaristici interessati comunque a trarre vantaggio dai soldi che arrivassero; le loro referenze politiche; la compagnia di giro dell’imbonimento massmediatico/accademico di riferimento) da un lato sarà necessario direzionare il risentimento sociale, dall’altro parlare comunque di “grandi opportunità” dei fondi concessi ed enfatizzare la necessità “a questo punto” di ricorrere ai fondi del MES.
C’è una tempistica da seguire.
Intanto ‘responsabilizzare’. Due le entità: transitoriamente i Paesi “frugali”. Da giorni il Paese bersagliato sono loro, i Paesi Bassi del primo ministro Mark Rutte. Più sullo sfondo gli altri (Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca), Paesi ‘cattivi’ che impediscono all’Italia di risollevarsi. Il più cattivo sarebbe Rutte, primo ministro (di centrodestra, come in Austria, mentre negli altri gli esecutivi sono di centrosinistra, con socialdemocratici e verdi) di un “piccolo Paese” peraltro molto considerato da multinazionali per la loro sede fiscale e legale, come il gruppo Agnelli-Elkann.
Ma l’obiettivo più importante d’ultima istanza –e durevole– è già –e sarà sempre più– l’Italia-Paese con la sua pretenziosa (“spocchiosa”, Mattia Feltri docet!) attitudine da “cicala”, non al passo con la “modernizzazione”, in cerca di continuo assistenzialismo, con governi che perseguono finanze “allegre” e via salmodiando con la colpevolizzazione di un popolo. Ergo diffidenze e controlli sono comprensibili!
In questa cortina fumogena, Francia e Germania si sono schierate dalla parte dell’Italia (evviva!), sostenendo amorevolmente Conte e gli interessi italiani, perorando più debito, pardon, più soldi a fondo perduto, e ahinoi lasciando agli olandesi (egoisti e quindi “sovranisti”) di Rutte (che è del Partito Popolare europeo…) il cerino in mano o, più banalmente, la funzione di specchietto per le allodole, forse un po’ più realisti del re (carolingio), l’asse franco-tedesco.
Alla fine di questa grande rappresentazione psico-drammatica europea, l’effettiva ricaduta –lo abbiamo detto da tempo e torniamo a dirlo– della fuffa sostanziale e prevedibile del Recovery Fund, magnificato dagli euro-imbonitori (politici, economisti, giornalisti…) italofoni –ed anche da certi “sovranisti”– è che l’Italia affidabile non è, “come dar torto alle critiche?”, i ‘compiti a casa’ non li fa, ergo di cosa lamentarsi, facciamo vedere come ‘muoiono gli italiani’!
Prepariamoci, intanto, alla rappresentazione che sarà messa in onda, tra chi esalterà il nostro prode Conte, “eroe” di ritorno dalla sua “singolar tenzone”, e chi nel gioco degli specchi fa il “sovranista” di sua maestà e lamenterà che non si sono portati a casa risultati soddisfacenti.
Quel che è certo –e la cosa è già rigorosamente ‘silenziata’– e che questi soldi condizionati e a debito nulla hanno a che fare con i problemi che attanagliano l’Italia, con gli strati sociali subalterni in sofferenza (lavoro dipendente pubblico e privato, cassintegrati, precari, partite IVA ‘proletarizzate’), con le necessità del riassetto pubblico del territorio, della ricerca, della sanità, dell’istruzione, della previdenza, del trasporto, delle comunicazioni, delle reti energetiche e idriche, eccetera.
Lo si vedrà sempre più nitidamente nei mesi a venire.
Pubblicato in Senza categoria | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento