Roma: 10 dicembre, regionalismo differenziato e Unione Europea contro unità nazionale e diritti sociali

Regionalismo differenziato e Unione Europea: contro l’unità nazionale e i diritti sociali

A Roma, martedì 10 dicembre 2019
– ore 18,30: volantinaggio alla Metro B “Garbatella”;
– ore 20,00: il punto politico e organizzativo (via Pullino 1, fermata Metro B “Garbatella”).

A cura dei Comitati di Scopo dei Municipi II, IV, VIII, IX, XII, XIV
(del Comitato nazionale per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata)

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Ubbie e fantasmagorie del sovranismo europeista delle ‘sardine’

«Guardo con interesse alle Sardine, vi ritrovo elementi e quella libertà che furono propri della rivoluzione liberale di Berlusconi». È Francesca Pascale, compagna dell’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a dichiararlo all’Huffington Post. Parlando delle ‘sardine’: «Valuterò il piacere di riscendere in piazza il 14 dicembre. Si tratta di un fenomeno spontaneo, dilagante, animato da giovani, quindi va guardato con rispetto, interesse e soprattutto non va sottovalutato. Un errore che a suo tempo è stato commesso con i 5 stelle ed il risultato è quello che è oggi sotto gli occhi di tutti».

All’ANSA, è di «benvenuta» la replica di Mattia Santori, una delle quattro ‘sardine’ bolognesi che hanno dato vita al movimento. Importante il perché («Non abbiamo bandiere proprio perché accettiamo chiunque voglia prendere posizione contro la retorica sovranista divisiva professata da una parte della destra») salvo una tirata d’orecchia («Rimane il fatto che in Emilia-Romagna, e non solo, Forza Italia è alleata proprio con i principali artefici di questa retorica. Ma se viene con una sardina bella colorata, chiuderemo un occhio»).

Di là dal riferimento (la lingua batte dove il dente duole) al delicato passaggio politico delle regionali di gennaio in Emilia Romagna (per le evidenti ripercussioni sulla stabilità del governo giallo-rosée), due considerazioni sulla «retorica sovranista divisiva professata da una parte della destra».
Prima considerazione: la parte politica cui Santori si riferisce, cioè Lega e Fratelli d’Italia, è passata da un sedicente sovranismo (atlantico) ad un alter-europeismo (sempre atlantico) retorico e divisivo. Di sovranità nazionale, a ben vedere, mai si è vista traccia, chiacchiericcio illusionistico e posizioni estetico-opportunistiche a parte! Comuni e condivise sono sempre state l’acquiescenza servile agli Stati Uniti, in particolare alle frazioni statunitensi ‘di destra’, compresa quella attualmente tenutaria della Casa Bianca, e l’introiezione ideologica dei canoni neo-liberisti e monetaristi da Unione Europea.
Seconda considerazione: realmente «divisiva» è la politica sovranista europea cui aderiscono trasversalmente le frazioni di sinistra, centro e destra liberale italofone, con i due suddetti partiti di destra inclusi. Le politiche sovraniste europee sono, queste sì, «divisive» ed eversive “dall’alto” dell’unità nazionale e dei diritti sociali (in smantellamento progressivo e accelerato). Quintessenza dell’operatività divisiva “dal basso” è l’Autonomia Differenziata (regionalismo), risolutamente gradita agli interessi europeisti (asse franco-tedesco) e condivisa dalle frazioni di sinistra, centro e destra liberale, con i due suddetti partiti di destra inclusi.

Su queste divisività eversive eurosovraniste (operative dall’alto e dal basso) a danno dell’Italia, perché il movimento delle ‘sardine’ tace? Perché non attacca la «divisiva» Autonomia Differenziata (regionalismo) preferendo invece la fantasmagorica caccia al fantasma del “sovranismo” nazionale di destra? Duole così tanto riconoscere –e riconoscersi con– le destre nell’eurosovranismo anti-nazionale ed anti-sociale?

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Referendum Atac: dopo la decisione del TAR Lazio, quali prospettive per la lotta

Il Tar del Lazio ha deciso di considerare valido il referendum proposto dai Radicali per la privatizzazione del servizio di trasporto pubblico a Roma, svoltosi l’11 novembre 2018. Alla consultazione vinsero i sì (74-75%, quasi 300mila voti su 2.363.989 iscritti al voto), ma partecipò solo il 16,3% (386.900 degli aventi diritto). Una quota minima che è risibile considerare rappresentativa, tanto quanto parlare di vittoria della democrazia, come hanno fatto i Radicali Magi e Giachetti.
La seconda sezione del Tar del Lazio, con la sentenza n.13285, ha accolto il ricorso proposto dal Comitato promotore del referendum sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico di Roma Capitale (attualmente svolto da ATAC): è così contestata l’applicazione del quorum minimo alla consultazione, poiché previsto da una norma statutaria abrogata. Il Tar ha affermato che l’esito referendario non è soggetto a sbarramenti, con la conseguenza che l’amministrazione avrebbe dovuto procedere alla promulgazione del risultato che ha visto prevalere i “sì”.

Il referendum non raggiunse il quorum del 33,3% necessario, secondo il Campidoglio, per la sua validità. Si andò al voto con l’idea, avallata dalla dichiarazione del Comune, che ci fosse quel quorum. Chi era favorevole alla privatizzazione si recò ‘in (molto relativa) massa’. Chi si opponeva si divise tra chi invitava al NO e chi all’astensione. Ricordiamo che il fronte del NO (Indipendenza, con un suo comitato ad hoc, era parte di un cartello di organismi che operò congiuntamente ed intensamente nei territori) criticava l’essere ATAC una Società per Azioni, ovvero un’impresa in cui la proprietà interamente pubblica non ne modifica lo scopo di lucro (con effetti disastrosi sotto gli occhi di tutti). Prevalgono ovviamente, sugli obiettivi sociali, le valutazioni economico aziendali tant’è che i problemi ATAC S.p.A. li ha sempre affrontati al modo delle aziende private: tagli di linee e fermate, precarizzazione del lavoro, ‘dumping’ sociale, appalto di proprie funzioni a ditte esterne all’azienda.
La situazione di ATAC S.p.A. è figlia delle politiche degli ultimi 25 anni volte a liberalizzare. Il paradosso è che chi perorava il SI attaccando ATAC, attaccava un modello societario ispirato proprio alla liberalizzazione, indifendibile per la gestione che la caratterizza da almeno un paio di decenni circa, con la produzione di un abnorme debito, un pesantissimo invecchiamento delle vetture e delle infrastrutture, una formidabile obsolescenza tecnologica, una incapacità grave nell’organizzazione del personale. Una “mala gestione” costellata da fenomeni di corruzione, prodotta da una elefantiaca dirigenza frutto del prevalere di interessi delle oligarchie ‘politico-affaristiche’ sugli interessi generali. È lampante la corresponsabilità di lunga data delle amministrazioni comunali, unico azionista di ATAC, e di ATAC medesima nella pessima conduzione dell’azienda, in un generale abbandono che –non è la prima volta– sembra fatto apposta per aprire le porte ai privati.

Dicemmo NO al peggioramento del servizio che la vittoria del SI avrebbe comportato, anche come volàno politico-mediatico altrove in Italia, Milano in primis.
Dicemmo e diciamo SI alla trasformazione di ATAC S.p.A. in Azienda Speciale, ovvero, secondo la legge, un ente strumentale del Comune senza scopo di lucro. Quindi società di diritto pubblico, braccio del comune, veramente pubblica, non una SpA. E aggiungevamo/aggiungiamo, su questa base, altro: 1. miglioramento dell’infrastruttura (che dire insufficiente è dir poco) sbilanciata sulla gomma, dando così uno ‘strumento’ ottimale per il gestore; 2. individuazione di una dirigenza controllata dal pubblico ma sottratta al clientelismo con meccanismi di controllo e partecipazione da parte degli utenti e dei lavoratori mediante strumenti specifici per il loro accreditamento e intervento nei meccanismi di gestione dell’ente, coerentemente con l’art. 43 della Costituzione; 3. riassunzione del servizio all’interno delle strutture amministrative del Comune e rientro nell’azienda effettivamente pubblica dei servizi esternalizzati (la manutenzione, ad es.), cioè dati in affidamento ai privati; 4. polo pubblico per la produzione di autobus, tram e bus elettrici, nell’ottica di promuovere nuove filiere economico-occupazionali e riconversione produttiva.
Tutto questo rimandava e rimanda ovviamente a qualcosa di più generale e ‘strategico’. Senza mettere in discussione le regole dell’Unione Europea su intervento pubblico, mercato e messa a gara (sia dei servizi che degli appalti) non si può pensare a nessun rilancio e a nessuna riconversione. La battaglia quindi riguarda anche il più vasto tema del se/cosa/come produrre e verso quali obiettivi sociali.

È evidente la necessità che si riconvochino rapidamente i Comitati per il NO al referendum e che questa battaglia si saldi con quella “Contro ogni autonomia differenziata” che tra le sue materie prevede anche quella dei trasporti. Indipendenza si preoccuperà di fare la sua parte militante e di favorire questa convergenza d’azione.

***

«Il voto ha visto una partecipazione molto modesta (16,3% degli aventi diritto complessivamente), con percentuali particolarmente basse in quartieri e borgate periferiche, e un quarto degli elettori si è espresso per il NO, cioè per una opposizione attiva ai quesiti. L’elemento di soddisfazione sta quindi nello scarso sèguito popolare dell’operazione ultraliberista posta in essere da Radicali/+Europa. […] Non ci sono dubbi che i promotori continueranno la battaglia in sede giudiziaria per far valere la validità del referendum in ragione del cambio di Statuto di Roma Capitale che ha rimosso il quorum del 33%; quindi la faccenda nel merito è tutt’altro che chiusa». Così scrivevamo su Indipendenza (n. 45) dando conto della campagna referendaria. Era una facile previsione quella per cui il TAR avrebbe dato ragione ai promotori del referendum: è una decisione tecnicamente corretta, ciò che è mancato è stata la consapevolezza dell’inconsistenza dell’opzione astensionista, tanto sul piano tattico (la validità del referendum) che su quello strategico (la rinuncia a usare quel diritto di tribuna per articolare e proporre qualcosa di diverso e nuovo rispetto alla monocultura liberista), ciò senza dimenticare i rischi insiti nel secondo quesito. Intendiamo quindi rilanciare la nostra disponibilità per una rinnovata iniziativa politica che porti all’elaborazione di un atto di indirizzo del Comune di Roma Capitale per la trasformazione di Atac in azienda speciale di diritto pubblico a gestione partecipata secondo un modello di legalità costituzionale che veda il coinvolgimento fattivo nella gestione dei lavoratori e delle comunità di utenti come prevede l’art. 43 della Costituzione. Declinare la sfida ai diktat liberisti di matrice europea attraverso una vertenza locale è, per noi, un fatto essenziale per quell’accumulo di energie e per la costruzione di quelle convergenze imprescindibili per modificare lo stato dei rapporti di forza oggi sussistenti. Sovranità, democrazia, liberazione!

Roma/Atac: quali insegnamenti dalle chiusure della metro

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Contro ogni autonomia differenziata: senso e prospettiva strategica della lotta.

Far crescere la partecipazione, incrementare numero –e radicamento– dei Comitati di Scopo, alzare così il livello qualitativo e l’incidenza dell’azione intorno alla questione cruciale dell’autonomia/regionalismo differenziato.

Da quando ricevemmo l’invito ed aderimmo senza indugi alla proposta di convocazione di un’assemblea nazionale, fissata al 7 luglio scorso, per costituire un “Coordinamento per il ritiro di qualunque Autonomia Differenziata”, Indipendenza sta facendo la sua parte.
Ci si prodiga anche perché aderiscano altre realtà della sinistra non liquefatta, aree dissidenti interne al 5S e formazioni sovraniste che da subito avrebbero dovuto aderire (c’è chi ha cominciato ad affacciarsi…). Come è nostra prassi, si lavora pure curando i rapporti –ed allacciandone costantemente di nuovi– con militanti e simpatizzanti delle diverse realtà di cui sopra, tramite iniziative, incontri informali e quant’altro (con l’occasione ringraziamo chi –ultimi, ma non ultimi– ci ha accolto sabato a Foggia, per l’interessante dialogo che ne è scaturito e per quanto di operativo scaturirà).
Si tratta di contrastare l’autonomia differenziata su quelle 23 materie indicate in Costituzione (art. 117) decisive per le ricadute negative su quel che resta dei diritti sociali e per l’esistenza stessa dell’Italia come Stato unitario, oggetto di un attacco sempre più virulento alla sua unità nazionale, al suo diritto a non essere frantumato territorialmente in ‘marche’ carolinge (UE) e atlantiche (USA).In questi giorni si sta evidenziando ai più la valenza devastante anche del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità (2012) e dei relativi intendimenti riformistici ancor più rigoristi e predatori del direttorio franco-tedesco dell’Unione Europea.

Ebbene, confrontarsi ed interagire nei Comitati di Scopo sarà utile per le ragioni suddette di contrasto, ed anche per conoscersi nell’azione, per allargare gli orizzonti attraverso il confronto, perché si produca una crescita politica collettiva…
La posta in gioco, del resto, l’impone.

 

A livello governativo il procedimento per l’autonomia differenziata viaggia spedito. La bozza di legge quadro preparata dal ministero di Boccia, dopo essere stata presentata ai governatori delle regioni richiedenti, è stata approvata dalla conferenza Stato-regioni.Per accelerare ulteriormente, il suo testo è stato approntato come emendamento alla legge di bilancio, per farlo passare in quella sede.
Tale bozza finge di porre un argine all’accentuazione degli squilibri fra le regioni, prevedendo la determinazione di livelli essenziali di prestazione uguali per tutte le regioni, che sono però livelli minimi e non uniformi (come vorrebbe invece l’articolo 3 della Costituzione) e per di più pone un termine di dodici mesi per la semplice determinazione (non certo l’attuazione) dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), dopo il quale l’autonomia differenziata si avvierebbe lo stesso, sulla base della spesa storica che, come ben sappiamo, premia le regioni più ricche.

Occorre fare di tutto per informare la popolazione su cosa sta succedendo. Si è deciso che nella terza settimana di dicembre (a partire dal 10) si faranno sul territorio nazionale (in base alle diverse potenzialità) una serie di iniziative concordate, dal volantinaggio, ai flash mob, a lezioni in piazza per sensibilizzare. Poi nella seconda settimana di gennaio, in contemporanea, un presidio in piazza sotto le sedi delle regioni.

A Roma, martedì 3 dicembre 2019, via Flaminia 53 (sala Bianca)
– ore 16.30: Assemblea del Coordinamento romano per il ritiro di qualunque autonomia differenziata, per l’organizzazione delle mobilitazioni;
– ore 17.30: 3° seminario di approfondimento. Il bluff dei livelli essenziali delle prestazioni e la secessione silenziosa: come l’autonomia differenziata aggrava l’attuale divario Nord-Sud della spesa storica. Relatore Andrea Del Monaco, esperto di fondi europei.

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3 dicembre regionalismo

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Roma, 29 novembre: integrazione europea e regionalismo differenziato, verso la disunione dell’Italia

Unione Europea, MES e regionalismo differenziato: verso la disunione dell’Italia

Roma, venerdì 29 novembre 2019, alle ore 19,30
via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

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Roma, 26 novembre: riunione del coordinamento romano per il ritiro di qualunque autonomia differenziata e seminario sui LEP

A Roma, martedì 26 novembre, via Flaminia 53 (sala Bianca)

– ore 16.00: riunione del “Coordinamento romano per il ritiro di qualunque autonomia differenziata”;

– ore 17.30: seminario su “Livelli Essenziali di Prestazione (LEP) e art. 3 della Costituzione”. Relatore prof. Claudio De Fiores; presiedono Marina Boscaino e Valerio De Nardo.

Nessuna descrizione della foto disponibile.

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Giorgia Meloni e Mario Monti: convergenze liberiste

Giorgia Meloni, in poco più di un minuto (si veda il video allegato), è un fenomeno: palesa un’ignoranza sul tema del debito pubblico proprio nell’abc –non nuova in questo– risultando imbarazzante nel suo cincischiare, ed inanella una serie di affermazioni –anch’esse non nuove– illuminanti le posizioni sue e del partito che rappresenta, Fratelli d’Italia, posizioni del tutto anti-nazionali ed anti-sociali.

Riesce nell’impresa di condensare tutto questo in un lasso di tempo brevissimo, rilanciando un paio delle formule intimidatorie di rito prescrittive dell’ideologia liberista di marca UnionistaEuropea: con la prima colpevolizza la popolazione italiana “per aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità/opportunità” (affermazione peraltro stridente con l’evidenza, nota da molti decenni, degli italiani in larghissima parte “popolo di risparmiatori”) il che è servito e serve alle istituzioni europee per giustificare le misure austeritarie (e predatorie!) quali restrizioni salariali, taglio dei dipendenti pubblici, minori spese per quel che resta dello ‘stato sociale’, aumenti di tasse, ecc.; con la seconda –contrapposizione dei figli ai padri– ammicca scopertamente al “partito degli affari” dei grandi gruppi speculativi interni ed esteri nel passaggio sullo scorporo, dal deficit del 3%, degli investimenti per le infrastrutture. E guarda caso –quelle citate– sono Grandi Opere inutili, devastanti per l’impatto ambientale, costose ma molto profittevoli per il suddetto partito. Vien da chiedersi, profittevoli anche per le sue sponde politiche di riferimento?

Una figura liberista sempre più affidabile, Giorgia Meloni. La menzionava l’ex presidente del Consiglio Mario Monti in parlamento, prima di annunciare il suo voto di fiducia al secondo governo Conte. Rivolgendosi proprio a Giuseppe Conte lo invitava «a guardare alle opposizioni. Io, per esempio, fui sostenuto per un anno da chi, nel Popolo della libertà, avrebbe fondato Fratelli d’Italia [Giorgia Meloni, ndr] e da Giancarlo Giorgetti, che in commissione Bilancio fece un gran lavoro sulla legge costituzionale che introdusse il pareggio di bilancio». Proprio con Monti al governo la Meloni votò a favore della legge Fornero che accoglieva come pacchetto di norme le direttive di Bruxelles.

Potremmo continuare e allargare l’orizzonte all’altro misteriosamente accreditato “sovranista” Matteo Salvini. Ma tutto questo (e altro) con la sovranità nazionale e ancor più con gli interessi del popolo lavoratore che c’azzecca?

 

 

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