Roma 25 maggio: situazione politica e Indipendenza

Il punto su:
– la situazione politica
– “Indipendenza”

A Roma, giovedì 25 maggio 2017, alle ore 19,30
in via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

indi 25 maggio

 

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25 maggio: Piigs a Treviso al Cinema Edera

Il 25 maggio (h.20,30) al Cinema Edera e Piccolo Edera (intitolazione patriottica che mi fa particolarmente piacere, sempre per ricordarci che siamo nani sulle spalle dei giganti e per dare la sempre importante continuità con il ‘filo rosso della rivoluzione nazionale’, per dirla con Gracci) verrà proiettato PIIGS_TheMovie, film sulle politiche austeritarie e sulle manovre antipopolari i cui effetti tutti subiamo, qui trovate il trailer

 (non dimenticate peraltro di vedere e far vedere La Grecia è il più grande successo dell’€

sempre sullo stesso filone ), io conto di esserci, per portare la voce di Rivista Indipendenza e per dare il mio piccolo contributo alla riuscita della prima proiezione del film in Veneto. Per gli ‘addetti ai lavori’ c’è poco di nuovo, anzi all’interno della galassia sovranista vi sono anche delle perplessità sul film stesso, ma in tale fase è fondamentale creare quella massa critica in grado di contrapporsi alla narrazione dominante intessuta dai media mainstream al servizio delle classi dominanti. Occasioni come questa sono quindi importanti per conoscersi, trovarsi e interloquire.
Vi invito a prenotare telefonicamente (il cinema è aperto dalle 17,00 alle 24,00) il vostro posto per avere la priorità nell’accesso in sala: conta 200 posti e con il giusto passaparola-che naturalmente è ad oggi l’unico strumento di divulgazione di idee e contenuti- riempirla può essere un risultato alla portata. (Alberto Leoncini, Indipendenza, Treviso).

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Dynamo Dora Rugby in mèta: una bella storia di sport e politica

Dynamo Dora Rugby in mèta…

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Altamura, 1 giugno: come uscire dalla gabbia dell’Unione Europea e dell’euro

Come uscire dalla gabbia dell’Unione Europea e dell’Euro
Aspetti politici, giuridici ed economici.
Ciò che i media non possono dire.

Con interventi dal pubblico in ordine di prenotazione

qui l’evento facebook
Ad Altamura (Bari), giovedì 1 giugno 2017, alle ore 19,00
presso la Feltrinelli point
via Vittorio Veneto, 69

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altamura

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Roma 18 maggio: per un salto nel che fare politico di Indipendenza

Per un salto di qualità del ‘che fare’ politico e organizzativo di “Indipendenza”
(I° incontro)

A Roma, giovedì 18 maggio 2017, alle ore 19,30
in via Luigi Barzini senior, 38
(tra metro Quintiliani e Monti Tiburtini; traversa di via Filippo Meda)

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

incontro che fare

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Alitalia: riflessioni di Guido Grossi dopo l’assemblea del 12 maggio a Cerveteri

Il riferimento di Guido Grossi è all’assemblea che “Indipendenza” ha co-promosso ieri a Cerveteri. Un momento davvero importante per la qualità degli interventi, per i partecipanti, per i successivi passi di lotta che sono emersi dal confronto, per le relazionalità che con taluni si consolidano e con altri si sono allacciate…

Assemblea Alitalia

Lo sapete, sta storia m’ha preso, così sono andato a sentire, a Cerveteri

informazioni interessanti :

1) l’Alitalia non fa più voli intercontinentali, da anni (da quando è diventata privata e efficiente)
io ricordo che quando andavo a New York ci andavo in Alitalia. Perché a un certo punto ha smesso di fare questi voli, che sono economicamente molto più vantaggiosi delle tratte più brevi?

British Airways, Luftansa e Air France li fanno. Pare si siano spartiti le rotte (con il consenso dei nostri politici, e dei manager privati ed efficienti dell’Alitalia, ??).

2) Le riparazioni degli aerei Alitalia vengono effettuate in Israele. Costano molto ma molto di più dell’alternativa di farle a casa

3) quando Alitalia prende in leasing un aereo, lo paga di più di quanto lo paghi la concorrenza (molto di più)

4) il carburante viene pagato 20 euro in più alla tonnellata di quanto non venga pagato dalla concorrenza

Più altri dettagli tecnici che io non ho capito bene, ma che per un dipendente alitalia sono sicuramente più chiari

Altra informazione importante : il motivo fondamentale per cui i dipendenti hanno votato un secco NO al referendum, è che il management che lo ha proposto, in cambio di licenziamenti per molti e riduzione di stipendio per tutti, NON ha proposto un piano industriale che avrebbe salvato l’azienda.

PERCHE’ IL MANAGEMENT NON HA UN PIANO INDUSTRIALE, MENTRE SI ACCUMULANO SCELTE OGGETTIVAMENTE DISTRUTTIVE ?

Io le cose le vedo da fuori

Però posso portare la mia testimonianza diretta di quello che è successo in BNL, fra l’81 e il 2006, perché lì c’ero, e tenevo gli occhi ben aperti.

Troppe scelte di chi guidava la nave (ministero del Tesoro prima, da solo, poi accompagnato da vari “privati efficienti”) avevano le stesse caratteristiche di quelle di Alitalia: talmente dissennate e deleterie per l’azienda che pure l’ultimo degli impiegato lo capiva. Cambiare ogni due/tre anni sistema informativo; demolire la capacità interna di assemblarlo e manutenerlo, tolgono al ponte di comando le informazioni necessarie a prendere decisioni ragionate. Navigare al buio non aiuta .. é stato fatto. Se sia stato fatto deliberatamente, oppure per una somma di deficienze casuali, non lo posso sapere, però lo intuisco. E tutti noi, dal primo all’ultimo, ci domandavamo che cavolo stessero facendo, gli “scienziati” sul ponte di comando. C’era un certo Draghi nel consiglio di amministrazione. Ad avallare le scelte che – oggettivamente – hanno distrutto quella che, a suo tempo, è stata la seconda banca in Europa per raccolta/impieghi. Lo stesso Draghi che, diventato Governatore della Banca d’Italia, ha spalancato, il giorno dopo il suo insediamento, le porte alla BNP Paribas, che si è venuta a prendere la BNL, per un piatto di lenticchie.

Questa è la fine “disegnata” per Alitalia : diventare totalmente privata, e straniera, e sarà ceduta per un piatto di lenticchie.

Alternativa

I dipendenti hanno in mente di mettere quattro numeri in croce, per “quantificare” il costo delle scelte scellerate, fatte dai sapienti, sul ponte di comando.

Quattro numeri, messi in bella forma, e confrontati con i dati di bilancio possono rappresentare una importante DENUNCIA DI SPRECHI, INEFFICIENZA E, FORSE, CORRUZIONE, dalle quali dipende un danno per il paese; un beneficio per la compagnia estera che verrà a fare l’affare, e un dramma per i lavoratori (fra quelli che saranno licenziati e tutti gli altri che avranno stipendi più bassi).

Aggiungo una notazione importante che, guarda caso, è ignorata dalla chiacchiera dell’informazione ufficiale: quello stipendio, già oggi, è più basso di quelli dei veri concorrenti stranieri : Lufthansa, AirFrance e British Airways. Ma la chiacchiera della deformazione delle informazioni fa un solo paragone : è più alto rispetto a quelli delle compagnie Low Cost.

Ma davvero vogliamo diventare un paese Low Cost? Noi del Made in Italy? A chi fa comodo ?

Ma torniamo ai quattro numeri.

Vorrei che queste persone, che con il loro secco e coraggioso NO mi hanno fatto sognare (esiste una Dignità, in qualche Italiano! ) osassero di più :

Quattro numeri, messi in bella forma e confrontati con i bilanci attuali, sono molto di più di una semplice denuncia. Possono diventare esattamente quello che manca :

ILPIANO INDUSTRIALE CHE SALVA ALITALIA

che la rende autosufficiente ed efficiente

E ORGOGLIOSAMENTE ITALIANA

da sbattere sotto il naso della politica che ha deciso di svendere il Paese

da sbattere sotto il naso dei dirigenti che raccontano che l’unica soluzione è licenziare e tagliare stipendi

da sbattere sotto il naso dei commissari, che (se non ho capito male) incasseranno un milione cadauno per … cercare un compratore

da sbattere sotto il naso della stampa e delle TV che ci raccontano che è ora di liberarsi dei carrozzoni pubblici.

Ma, soprattutto, da sbattere in faccia alla Lufthansa di turno (o Air France, o British o altre ..) che aspettano, con la bava alla bocca, di venirsi a prendere i nostri gioielli pagandoli una miseria.

Per una scelta del genere, dovremmo essere tutti solidali.

SALVARE ALITALIA, PER SALVARE L’ITALIA

Ma proprio tutti, quelli che pensano che il lavoro abbia ancora qualcosa a che fare con quella Dignità scritta nella Costituzione!

E tutti, ma proprio tutti, quelli che pensano che questo Paese ha molto bisogno di essere salvato dalla stupidità della propria classe dirigente, e nessuno, ma proprio nessun bisogno, di essere “salvato” dalla Lufthansa di turno.

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Migranti/Emigranti: dietro una lettera la rimozione del conflitto sociale

L’IMPORTANZA DI UNA LETTERA…

“Migrazioni” / “migranti” sono termini politicamente corretti, leggeri, fluidi, labili. Una scelta lessicale che non casualmente si è andata imponendo, a sostituire “emigrazioni” / “emigranti”, concetti (e non solo termini) più imbarazzanti per il loro significato di senso, perché rimandano alla crudezza, alla consapevolezza, alla radice dei problemi in ogni luogo. Quella “e” (dal latino “e / ex”, che indica fuoriuscita) rimanda alle cause a monte che determinano fughe, esodi, e quindi alle responsabilità materiali di soggetti, enti, processi ‘impersonali’, con relative strutture e dinamiche di funzionamento. Con la rimozione di una lettera si ritiene di tagliare anche lessicalmente quel filo che dalle cause e dalle responsabilità innerva la filiera dei ‘perché’ e delle possibili risposte. Altro che fuffa che distingue ‘migranti politici’ e ‘migranti economici’.

Questa rimozione ha prodotto una duplice filiazione. Da un lato il ‘no borderismo global’ con connessa rimozione, e di fatto negazione, del diritto politico fondamentale di vivere nella propria terra, nella propria patria sovrana e di poter essere liberi nello scegliere di andare, e non nell’essere obbligati a farlo. Dall’altro le fanfaluche su supposti e suggestivi piani d’invasione per smembrare nazioni/Stati già in via di maciullamento, con ben altre ed effettive modalità, nel tritatutto unionistico europeo/atlantico, fanfaluche che giungono anche ad imbellettarsi di socialese, quando presumono di disvelare fantasiose macchinazioni per la formazione di eserciti industriali di riserva di neoschiavi allogeni. Poco importa, ad esempio, che le magnifiche direttive vincolistiche e progressive unionistico-europee, ad esempio nello smantellamento dei diritti del lavoro (e del lavoro stesso), abbiano già creato autoctoni ed abbondanti eserciti industriali di riserva di disoccupati e di precariamente occupati. Le fanfaluche sui piani d’invasione e colonizzazione kalergo-sorosiani sono funzionali intanto per una duplice conseguenza: scaricano la catastrofe delle devastazioni e predonerie made in UE su un falso responsabile (gli emigranti-immigrati) e deviano su un binario morto le legittime rivendicazioni di sovranità e di liberazione delle nazioni e dei popoli sul continente europeo.
Di ben altre analisi e di ben altre prospettive d’azione e di società abbiamo bisogno!

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