Contro UE, NATO e governo Draghi, un siparietto con i ‘tutori dell’ordine’

Alla manifestazione ieri, 8 maggio 2021, a Montecitorio “Contro UE, NATO e governo Draghi” Indipendenza, che aveva aderito, ha proposto di dedicare un momento di attenzione alla grave situazione in corso in Cisgiordania (Palestina). La confisca di case palestinesi a Silwan e Sheikh Jarrah decisa dal governo israeliano in favore dei coloni ha prodotto una resistenza che si è allargata nella città santa, alla Spianata delle Moschee. Il processo di esproprio nei territori palestinesi, che si tratti di terreni o di centri abitati, è avviato dalle origini e dura ad oggi con un’intensità, ora accelerata ora meno, di espulsione dei palestinesi sostituiti da coloni israeliani. Il terreno è stato reso ancor più propizio con l’amministrazione Trump (Gerusalemme capitale israeliana e sovranità sul Golan siriano occupato), decisioni non messe in discussione dal neo-presidente Biden. Nella circostanza il Dipartimento di Stato USA ha espresso «grande preoccupazione» per le azioni israeliane di sgombero «di famiglie palestinesi molte delle quali vivono in quelle case da generazioni». Il governo israeliano su questa tipologia di eventi (gli espropri di case) parla di «disputa immobiliare», edulcorando la realtà di espulsioni forzate di famiglie palestinesi dalle loro case ad opera di esercito, polizia e coloni. Da giorni i palestinesi stanno resistendo e allargando il raggio degli scontri. Il bilancio finora è di centinaia di feriti tra le loro fila. La UE ha dichiarato che «la violenza e l’incitamento sono inaccettabili e i perpetratori di ogni parte devono essere considerati responsabili». Quindi ha rivolto alle autorità l’invito, sibillino, ad «agire subito per calmare le tensioni a Gerusalemme».

Pertanto, ieri, un’associata di Indipendenza ha preso la parola per un breve intervento al riguardo e si è affisso il cartello come da foto. Questo cartello ha indotto le autorità di polizia presenti, con alcuni carabinieri aggregati in prossimità, a richiederne la rimozione per motivi di ordine pubblico. Ritenendo non fondata la richiesta, si è aperto un primo ‘contenzioso’ verbale che ha investito anche il piano politico della questione. A quel punto la donna che comandava il gruppo di poliziotti in borghese che già aveva chiamato la Questura centrale parlando con diversi interlocutori, leggendo chi a Tizio chi a Caio il testo del cartello e chiedendo come comportarsi, è tornata a confabulare con i suoi e con qualcuno al telefono. È trascorso così altro tempo. Alla fine è tornata forte del responso dalla Questura: si consentiva l’esposizione del cartello per un imprecisato “tempo congruo”, visto che la proposta di tenerlo sino al termine della manifestazione, senza quindi lasciarlo lì alla fine, non era stata accolta. Il tutto al passaggio nutrito di tanti passanti che affollavano non solo quelle strade limitrofe. Diversi sono stati attirati dal visibile stato di tensione –non eccessivo, ma sufficiente– che si era creato, il che ha sortito l’effetto di indurre non pochi non solo ad avvicinarsi e ad ascoltare, ma anche a fotografare il cartello. I più fotografavano a distanza.

Un episodio, solo un piccolo episodio, che la dice lunga…

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