Sud Italia, Recovery Fund e agricoltura. Manifestazione a Roma

Sindaci, agricoltori e associazioni in piazza Montecitorio mercoledì 21 luglio 2021, alle ore 15.00, su Pnrr e Politica Agricola Comune (PAC). Il governo Draghi ha assegnato al Meridione solo 35 miliardi di euro; altri 47 saranno messi a gara in ambito nazionale, con bandi che metteranno in competizione le amministrazioni di tutto il Paese.

In tal modo, sostengono i promotori della manifestazione, è molto fondato il rischio che pesi a svantaggio del Sud il criterio della spesa storica che favorisce le aree più ‘avanzate’ del paese.

Negli ultimi trent’anni poi, con la PAC, si è assistito al progressivo taglio ‘europeo’ degli aiuti agricoli diretti, introdotti nel tempo per compensare -si diceva- la perdita di valore dei prodotti della terra con l’esposizione alla liberalizzazione delle transazioni commerciali e quindi alle importazioni sotto costo, con conseguente marginalizzazione degli agricoltori. Con lo strumento degli “aiuti” si è colpita l’agricoltura nazionale a beneficio dei sistemi agricoli dei Paesi dominanti nell’Unione Europea, cioè Germania e Francia. Si sono orientate le produzioni con il combinato disposto di quote di produzione (superate ad obiettivo raggiunto e ritenuto irreversibile, quando cioè il volume produttivo di certe voci è stato fortemente ridimensionato), contribuiti/aiuti e liberalizzazioni con l’Italia che ora

importa prodotti (olio, grano, ad esempio) di cui prima era grande produttrice ed esportatrice. Con l’ultima programmazione (2021-2027), il taglio degli “aiuti” (una componente basilare del reddito agricolo) per l’Italia sarà del 15%, ossia 6,2 miliardi in meno. Ciò peserà soprattutto sulle aziende agricole e le comunità rurali del Mezzogiorno. A farne le spese saranno i consumatori, in termini di qualità e salute. Ora l’operazione “aiuti” è rivolta ai Paesi dell’Est, Polonia in primis, con cui s’intende replicare lo stesso modulo: direzionare, ridimensionare, affossare e infine conquistare nuovi mercati.

Oltre il dato economico, infatti, c’è anche una valenza politica. Indebolire -di alcuni Stati- la sovranità politica che passa anche per quella alimentare. Nel mondo agricolo si fa strada, ma non è ancora egemone, la consapevolezza di queste interconnessioni e di questi nodi politici. C’è chi confida in un ‘ravvedimento’ de “l’Europa” senza cogliere che decenni e decenni di un certo tipo di indirizzo non sono un prodotto del caso o semplici “errori”.

Compito di Indipendenza e di chi, tra gli agricoltori, è consapevole di certe dinamiche consiste nel concorrere a costruire massa critica. Con questo spirito Indipendenza aderisce alla manifestazione del 21.

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