Venezuela/Taglia e nuovo piano aggressivo di Washington

Il Venezuela ha già adottato misure di prevenzione rispetto all’emergenza sanitaria da coronavirus, ma deve fare i conti con le sanzioni internazionali imposte dagli USA. Il Paese soffre per il calo delle quotazioni del greggio e per gli effetti dell’embargo che, denuncia il governo, ha fatto triplicare il prezzo dei kit diagnostici per questo virus. I numeri di positività sono ancora contenuti ma ci si prepara, con misure preventive, a scongiurare uno scenario peggiore. Le autorità venezuelane stanno contando sul sostegno di Cuba che, in linea con la sua tradizione di solidarietà internazionale di 60 anni, oltre che in Italia (la prima volta in un Paese del G7) ha inviato medici, medicinali e attrezzature in più di una dozzina di Paesi che li hanno accettati, nonostante i solleciti a rifiutarli giunti da Washington. I medici cubani sono in grado di fornire aiuti preziosi per l’eccellente formazione ricevuta nel Paese e per essere abituati a lavorare nel mondo in situazioni precarie e ad alto rischio. La prima missione fu in Algeria, nel 1963, e da allora Cuba ha inviato più di 400mila operatori sanitari a lavorare in 164 Paesi.

Profittando di questa situazione critica (anche) per il Venezuela, tra il surreale e lo spot elettorale l’amministrazione Trump, rilanciando peraltro l’aggressività pluridecennale contro questo Paese non allineato, ha incriminato il presidente venezuelano Nicolas Maduro ed altre decine di dirigenti di Caracas “per sostenere il terrorismo internazionale e per svolgere un ruolo di guida nel traffico illegale di droga all’interno del suo Paese”. Tra le principali ‘imputazioni’, i rapporti con Hezbollah libanese sostenuto dall’Iran e con il rinato gruppo rivoluzionario delle FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia). La decisione è stata annunciata durante una conferenza stampa organizzata dal dipartimento della Giustizia, presente il procuratore generale William Barr, in collegamento video con le procure distrettuali di New York e Miami, che hanno formalizzato le accuse. Da qui la taglia diramata dal Dipartimento di Stato: fino a 15 milioni di dollari per informazioni utili all’arresto di Maduro e fino a 10 milioni di dollari per gli altri collaboratori del presidente venezuelano.

Il segretario di Stato USA, Mike Pompeo, ha poi rinnovato l’impegno di Washington affinché il popolo venezuelano abbia il governo che “merita”, illustrando le linee guida di un piano, peraltro anticipato da un intervento su “The Wall Street Journal” del consigliere speciale per il Venezuela, Elliot Abrams: affidare a un Consiglio di Stato eletto da tutti i partiti le funzioni di governo transitorio per nuove elezioni entro 6-12 mesi ed “un passo indietro” tanto di Maduro quanto di Guaidò (l’autoproclamato presidente del Venezuela caduto nel discredito della stessa frammentata opposizione), con rinnovo delle principali istituzioni dello Stato, a partire dal Consiglio elettorale nazionale e dalla Corte suprema. Il piano statunitense prevede anche l’espulsione “degli agenti dell’intelligence cubana” (Washington considera tali anche i medici). Quindi elezioni di un nuovo presidente.
La Casa Bianca si dice disposta a “limare” le sanzioni esistenti in caso maturassero “le condizioni”, in vista del rovesciamento del governo e del sistema bolivariano socialista in Venezuela.
I Paesi filo-USA dell’America latina si sono ovviamente schierati a favore della proposta della Casa Bianca. L’Unione Europea, si legge in una nota diffusa dal Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), studierà “attentamente” la proposta, ribadendo che “come più volte sottolineato, (…) sosterrà tutte le fasi che conducono a un autentico processo politico verso una soluzione pacifica e democratica della crisi, basata su elezioni credibili e trasparenti”.

Secca la replica da Caracas. Una nota diffusa dal ministero degli Esteri ha fatto sapere che il Venezuela “è un paese libero, sovrano, indipendente e democratico e che non accetta, né accetterà mai nessuna imposizione di nessun governo straniero”, ed ha definito ulteriore prova di un atteggiamento “miserabile” della Casa Bianca le “minacce” e i tentativi di “estorsione” nel pieno “della più spaventosa pandemia mondiale”.

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