Venezuela/ Golpismo ‘made in U.S.A.’ e sua grottesca architettura mediatico-giuridica

In Venezuela, nel maggio 2018, si sono tenute le elezioni presidenziali. Nicolás Maduro è stato eletto presidente, per un nuovo mandato di sei anni, con 5,8 milioni di voti (il 67,7%) mentre il suo principale avversario Henri Falcón, espressione di una parte dell’opposizione venezuelana (non tutta la galassia di sigle partitiche liberali, democristiane, di estrema destra, socialdemocratiche, eccetera, decise infatti di partecipare) di voti ne ha ottenuti 1,8 milioni (il 21,2%). Appena saputo l’esito, l’amministrazione Trump, dando la linea da seguire sia agli oppositori interni di Maduro sia ai Paesi della sedicente comunità internazionale che ha in scia, non lo ha riconosciuto, con l’argomentazione principale di una partecipazione non rappresentativa, a fronte del boicottaggio attuato.

Curiosa argomentazione, tanto più che in casa propria, alle presidenziali, gli elettori statunitensi si classificano fra i meno attivi del mondo, considerando sia quella parte di cittadini (intorno al 20%) che secondo i dati più recenti dell’IDEA (Istituto Nazionale per la Democrazia e l’Assistenza Elettorale), pur potendo, nemmeno si iscrive per andare alle urne, sia un’ulteriore significativa quota che, pur iscritta, non si reca a votare. Basta scorrere le statistiche. Quando poi si tratta di elezioni che definiscono la composizione del Congresso nazionale, i votanti sono ancora meno. Gli Stati Uniti registrano storicamente tassi di affluenza alle urne più bassi fra tutte le cosiddette “democrazie occidentali”, mediamente tra il 35 ed il 40%. Un dato imbarazzante su cui, ad ogni tornata elettorale, non sono solo i massmedia statunitensi ed internazionali a glissare.
Anche da questo punto di vista Washington non ha lezioni da impartire.

Un altro argomento, che sta andando per la maggiore, riguarda il richiamo alla Costituzione evocato da Washington e da Juan Guaidò, ignoto giovane (35enne) proiettato alla ribalta in pochissimi giorni: il 5 gennaio se ne annuncia la nomina (con modalità non chiare) a presidente dell’Assemblea nazionale (un organo, quello del 2015, che la sola opposizione continua a far funzionare, malgrado sia stato superato dalla nuova Assemblea costituente insediatasi nell’agosto 2017) poi l’11, il giorno successivo all’insediamento di Maduro (il vero presidente del Venezuela, che non si è autoproclamato ma è stato eletto) tiene un comizio a Caracas dicendosi pronto a farsi carico di un governo di transizione ed il 23 dello stesso mese, con un farsesco giuramento in piazza di fronte a poche migliaia di persone, si auto-proclama presidente ad interim del Venezuela (qui il video), nonostante la contrarietà di settori della stessa opposizione venezuelana circa la sua legittimità a rappresentarla. Guaidó fa infatti parte di Voluntad Popular, partito centrista e progressista considerato tra i più duri della coalizione d’opposizione (la Mesa de la Unidad Democrática), sovente in prima linea nello scatenare gli scontri di piazza. Voluntad Popular, nel dicembre 2014, si è affiliata all’Internazionale Socialista e alle elezioni parlamentari del 2015 aveva ottenuto solo 14 seggi sui 112 complessivi dell’opposizione.

Ebbene, Washington ed il loro referente del momento Juan Guaidò ritengono che l’insediamento ed il relativo giuramento del 23 gennaio non sarebbero puramente simbolici, ma avrebbero un fondamento giuridico nell’articolo 233 della Costituzione venezuelana. L’amministrazione statunitense ritiene non valido il processo elettorale che ha portato Maduro alla presidenza e quindi, considerando mancante un presidente eletto, si attribuisce al presidente del Parlamento (peraltro quello del 2015, non quello scaturito dall’Assemblea costituente dell’agosto 2017) la capacità di esercitare la Prima Magistratura della Repubblica. Un postulato arbitrario e grottesco fatto proprio dalla catena massmediatica e da governi in scia delle direttive dell’amministrazione statunitense, comprensivo dello stesso richiamo all’art. 233 della Costituzione bolivariana che prevede tutt’altro in tutt’altre situazioni. Così recita: “Sono cause di impedimento permanente del/della Presidente della Repubblica: la morte, la rinuncia, o la destituzione decretata con sentenza dal Tribunale Supremo di Giustizia; l’incapacità fisica o mentale permanente accertata da una commissione medica designata dal Tribunale Supremo di Giustizia e con l’approvazione dell’Assemblea Nazionale; l’abbandono dell’incarico, dichiarato come tale dall’Assemblea Nazionale, e la revoca popolare del suo mandato [Il voto revocatorio, cioè confermativo o meno, di metà mandato, per Maduro, appena insediato, ovviamente prematuro, ndr]. Quando si verifica una causa di impedimento permanente del/della Presidente eletto/a prima che questi abbia preso possesso dell’incarico, si procede ad una nuova elezione a suffragio universale, diretto e segreto entro i trenta giorni consecutivi successivi. Mentre si procede all’elezione ed in attesa della presa di possesso dell’incarico del/della nuovo/a Presidente, il/la Presidente dell’Assemblea Nazionale svolge la funzione di Presidente della Repubblica. Quando si realizza una causa di impedimento permanente del/della Presidente della Repubblica durante i primi quattro anni del periodo costituzionale, si procede ad una nuova elezione a suffragio universale e diretto entro i trenta giorni consecutivi successivi. Mentre si procede all’elezione ed in attesa della presa di possesso dell’incarico del/della nuovo/a Presidente, il/la Vicepresidente Esecutivo/a svolge la funzione di Presidente della Repubblica. Nei casi sopra citati il/la nuovo/a Presidente completa il periodo costituzionale corrispondente. Se la causa di impedimento permanente si produce durante gli ultimi due anni del mandato costituzionale, il/la Vicepresidente Esecutivo/a assume la Presidenza della Repubblica fino al suo completamento”.

Siamo insomma, ancora una volta, all’abc (e per il Venezuela bolivariano non da oggi): quando la sovranità, l’indipendenza, l’autodeterminazione, cioè le libertà fondamentali di Patrie e di popoli (tanto più se in cammino verso assetti di società migliori e più giusti) sono sotto attacco di un qualsivoglia imperialismo, con le sue invasività e all’occorrenza con i suoi ascari golpisti, dubbi da quale parte schierarsi non ce ne dovrebbero essere. Certamente “Indipendenza” non ne ha.

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Oggi, sabato 26 gennaio, dalle ore 12 alle 16, una delegazione di “Indipendenza” parteciperà, a Roma, al presidio di solidarietà con Maduro e la rivoluzione bolivariana presso l’Ambasciata venezuelana.

Sarebbe importante organizzare anche presidi di protesta sotto l’ambasciata statunitense e promuovere un corteo a sostegno della sovranità, dell’indipendenza e del progetto di società del Venezuela bolivariano…

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Un simpatico video per capire quello che sta accadendo. Prestare attenzione all’art. 233 cui si è richiamato il golpista filo-USA Juan Guaidó…

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