In Colombia è NATO

Nel clima di intimidazione e tensione che l’amministrazione Trump sta alimentando contro il Venezuela bolivariano è rilevante il ruolo della Colombia quale “partner” della NATO, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico a guida USA. Non (ancora) “membro”, è intanto “partner”, il primo “partner globale” latinoamericano dal 27 maggio dell’anno scorso.

La Repubblica bolivariana –si sa, e le amministrazioni statunitensi non hanno mai mancato di sostenerlo e di darsi da fare per rovesciarla dacché è nata, vent’anni fa– è una presenza geopoliticamente scomoda per Washington (e per i suoi Paesi satelliti nel continente), che mira a riportare tutto il continente latinoamericano sotto il suo ferreo controllo e ad insediare un suo governo fantoccio a Caracas, anche per mettere le mani sulle enormi risorse del Paese (petrolio, gas, coltan, oro, bauxite, uranio, ecc.).

I legami tra Washington e Bogotà datano a molte decadi fa e sono stati operativi nel fronteggiare le pluridecennali guerriglie delle FARC e dell’ELN. Allo stato, nel Paese, sono già presenti 6 basi militari statunitensi. Detti legami hanno avuto un ‘salto di livello’ nel marzo 2013 con la stipula di intese di cooperazione in ambiti di comune interesse. Non è una forzatura ritenere che per Washington si tratti di un tassello di un disegno più ampio e a tutto campo di ricolonizzazione dell’America latina. Intanto la ‘promozione’ a “partner” della NATO rende minaccioso e possibile l’intervento statunitense sulle frontiere colombiane di Venezuela, Brasile, Ecuador e Panama.

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Parlamentari democratici degli Stati Uniti hanno respinto le dichiarazioni dell’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidó che accettava l’intervento militare in Venezuela.
“Faremo tutto il possibile. Questa è una questione ovviamente molto controversa, ma facendo uso della nostra sovranità, dell’esercizio dei nostri poteri, faremo ciò che è necessario”, queste le dichiarazioni di Guaidó che hanno suscitato le critiche dei legislatori statunitensi.
Così, il membro del Congresso Ro Khanna, attraverso il suo account Twitter, ha ricordato che al “presidente incaricato” e presidente dell’Assemblea Nazionale, organismo disprezzato dal 2016, non compete la decisione su quel tipo di provvedimento.
“Signor Guaidó, lei può proclamarsi leader del Venezuela, ma non può autorizzare l’intervento militare degli Stati Uniti. Solo il Congresso (degli Stati Uniti) può farlo”, ha detto Khanna, anche lui membro del Comitato dei Servizi Armati della Camera dei Rappresentanti.
Considerando anche la posizione interventista del presidente repubblicano Donald Trump che ha assicurato che l’intervento militare nel paese latinoamericano è una delle opzioni in campo, il membro del Congresso ha ribadito che solo l’organo legislativo ha l’autorità per accettare un’azione di tale portata. “Solo il Congresso ha il potere di decidere se gli Stati Uniti devono impegnarsi in conflitti militari. Non ce l’ha il presidente. Non sono i funzionari del Dipartimento della Difesa neoconservatori, né i contractor della difesa, ma solo il Congresso”, ha avvertito Khanna.
Uno studio del Centro Nazionale dell’Informazione Biotecnologica (NCBI per la sua sigla in inglese) degli Stati Uniti ha stabilito che il diossido di zolfo contenuto negli alimenti e nelle bevande che fanno parte dei prodotti del cosiddetto “aiuto umanitario” è nocivo alla salute.
Il suddetto componente è usato come antiossidante e conservante. Questo additivo è utilizzato nel cibo disidratato che il governo degli Stati Uniti distribuisce in diversi paesi attraverso l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID). L’anidride solforosa può indurre l’asma, dice l’NCBI.
Un recente sondaggio elaborato dalla società di consulenza venezuelana Hinterlaces, indica che il 57% dei venezuelani ritiene che il presidente legittimo sia Nicolás Maduro. Il sondaggio è stato condotto su 1580 persone tra il 21 gennaio e il 2 febbraio. I risultati hanno anche mostrato che l’autoproclamato Juan Guaidó ha ottenuto il 32%, mentre l’opzione “non so o non rispondo”, ha ottenuto l’11%. Maduro è stato rieletto alle elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 con un totale di 5.823.728 voti, pari al 67,84%. Questo mandato – il secondo – copre il periodo 2019-2025.
Ana Teresa Badía Valdés, 11 febbraio 2019

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L’autoproclamata ‘imperatrice’ russa commenta l’intervista che l’autoproclamato ‘presidente incaricato’ del Venezuela, Juan Guaidó.

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