Gli aiuti umanitari come ‘casus belli’. Juan Guaidò: “I morti non sono un costo, ma un investimento per il futuro”

Tra venerdì (ieri) e sabato (oggi), in Venezuela, ore ad altissima tensione ai confini soprattutto con Colombia e Brasile. Juan Guaidó, auto-proclamato presidente ad interim del Paese nel comizio farsa a Caracas del 23 gennaio scorso, davanti a poche migliaia di persone e ad una pletora di giornalisti ‘occidentali’, auspica lo scoppio di un ‘casus belli’ per rovesciare Maduro e conquistare il potere avviando lo smantellamento della repubblica bolivariana.
La posta in gioco, tra poche ore, verterà sulla forzatura o meno al confine, da parte della cosiddetta “carovana umanitaria”, dei blocchi civico-militare.
I registi di Guaidò a Washington hanno costruito le condizioni e predisposto la scenografia perché scorra il sangue e si possa configurare questo ‘casus belli’ . Sono partecipi anche alcuni paesi latinoamericani ad indirizzo liberista (su tutti la Colombia) interessati ad eliminare un possibile modello politico-sociale alternativo nel continente. In questa intervista

una delle tante che, insieme ai comizi, tiene a profusione e pubblicamente in un Paese che bolla come “dittatoriale”, lo stesso Guaidò dichiara che “i morti non sono un costo, ma un investimento per il futuro” [nel video, immagini di violenze dell’opposizione venezuelana intensificatesi negli ultimi anni, con un lungo elenco di chavisti bruciati vivi e di poliziotti uccisi. In prima fila anche i militanti di Voluntad Popular, il partito di Juan Guaidò, considerato, anche all’interno dell’opposizione, di estrema destra e spiccatamente violento, e causa, non unica, delle spaccature che la lacerano].

Queste parole si sono intrecciate allo stizzito ultimatum lanciato pochi giorni fa da Trump ai militari venezuelani e rilanciato, in modo altrettanto seccato, anche dal suo portavoce ascaro, Juan Guaidò: sabato, o vi schierate con noi lasciandoci entrare nel Paese oppure perderete tutto. Dai massimi vertici militari la risposta all’ultimatum è stata di fedeltà alla Repubblica, alla Costituzione, al presidente Nicolas Maduro. In più, significativa, l’affluenza di imponenti masse di venezuelani da mesi nelle strade delle principali città a manifestare e ora, da giorni, a presidiare i ponti e i principali punti di accesso nel Paese. Si tratta di quell’alleanza civico-militare a difesa della sovranità e dell’indipendenza del Paese da sempre cardine del progetto politico e di società del socialismo bolivariano di Chavez e di Maduro.
La crudezza delle parole esprime l’insofferenza evidente dei golpisti alla Guaidò e dei suoi referenti USA a fronte della chiarezza dei fatti: nonostante atti, misfatti e pressioni di ogni tipo, la maggioranza del popolo e la totalità dell’esercito sono dalla parte delle legittime autorità bolivariane e del presidente Maduro. Per questo alzano la voce e minacciano. Tra poche ore si muoveranno per tentare di alzare l’asticella, saggiare la reazione, forzare e provare a determinare quegli sviluppi che portino ad un intervento militare diretto. Dovranno però fare i conti con la risposta che verrà dalle masse popolari bolivariane affluite ai confini, dalle sue milizie popolari e dall’esercito.

La crisi indotta sul reperimento di prodotti alimentari e medicinali è un’operazione politica su cui aveva lavorato l’amministrazione Obama. Nella fase finale del suo mandato (2016) aveva emanato un decreto che inaspriva le sanzioni, poi ratificato dall’amministrazione Trump nell’agosto 2017.
Tra le misure, mai messe in atto così capillarmente contro alcun Paese osteggiato da Washington, anche il blocco dei conti in entrata e in uscita e l’impossibilità dell’utilizzo dei propri fondi per il pagamento delle importazioni. Nessun pagamento, nessun arrivo di prodotti quindi. Questo intervento della Casa Bianca è stato da subito coadiuvato dalle multinazionali del settore e dai gruppi grande-imprenditoriali locali legati a Fedecameras che controllano la grande distribuzione, per cui rapidamente c’è stato un drastico crollo delle quantità di generi alimentari e di medicinali dagli scaffali del Paese, cui si è aggiunto l’attacco al potere d’acquisto della moneta da parte delle cosiddette “mafie cambiarie” che hanno concorso quantomeno a rendere più difficile l’accesso dei cittadini comuni a prodotti essenziali del paniere di base. L’obiettivo: spingere ad una rivolta popolare contro il governo oppure, in sua assenza, servirsi della ‘parvenza umanitaria’ come testa d’ariete e pretesto per un intervento militare.
Significativo, in questo contesto, lo sfilarsi del Comitato internazionale della Croce Rossa in Colombia. Il suo capo delegazione, Christophe Harnisch, ha nei giorni scorsi comunicato che la sua associazione non parteciperà a questo intervento degli Stati Uniti che non ha nulla di umanitario, ed ha sottolineato come i principi di assistenza umanitaria (indipendenza, imparzialità e neutralità), in cui si identifica la Croce Rossa, in questo caso non sono assolutamente rispettati.
Questi “aiuti” alimentari, giunti in scatoloni con marchio Usaid (istituzione finanziata da CIA e Dipartimento di Stato famigerata per le sue attività di destabilizzazione condotte da decenni anche nel centro e sud America) dalle notizie che giungono si sostanziano in “un solo pasto leggero” per poche migliaia di persone. Un’elemosina, un’operazione immagine, delle briciole, avanzi peraltro di dubbia qualità, stante lo studio del Centro Nazionale dell’Informazione Biotecnologica (NCBI, in inglese) degli Stati Uniti che ha stabilito che il diossido di zolfo contenuto negli alimenti e nelle bevande è nocivo alla salute.
Tra gli stessi oppositori bolivariani c’è sconcerto. Pensavano ad un intervento molto più robusto. Lo stesso Guaidò pomposamente, nelle settimane scorse, aveva prospettato l’organizzazione di migliaia e migliaia di squadre di suoi seguaci sparpagliati ogni giorno nei quartieri poveri delle grandi città. Intendeva sopravanzare la distribuzione dei governativi pacchi Clap (Comités Locales de Abastecimiento y Producción, Comitati Locali di Approvvigionamento e Produzione creati circa tre anni fa), una delle risposte date in breve tempo dalle autorità di Caracas all’indurimento del blocco economico, finanziario e commerciale (ratificato, come si diceva, nell’agosto 2017) ed alla crisi innescata: una distribuzione di cibo a prezzi agevolati, con cadenze regolari e frequenti, per milioni e milioni di venezuelani in base alle condizioni reddittuali e alle necessità.

Insomma, Washington –con UE in scia– tuona contro la crisi umanitaria in Venezuela, ma ben si guarda dal revocare le pesantissime sanzioni economiche che l’hanno provocata, via via comminate contro la popolazione venezuelana e giunte sino a colpire pure le importazioni di cibo e medicinali.
Per questo ed altro l’ingresso di detti “aiuti” non è gradito nel Paese. Lo sono invece le 300 tonnellate di aiuti umanitari giunti dalla Russia, tra cui medicinali di alto costo. Le autorità bolivariane stanno spostando i conti correnti esteri e riorientando forme di pagamento grazie ad intese con Russia e Cina. Inoltre Maduro ha già detto che in questa fase emergenziale –senz’altro più dura fino a un po’ di tempo fa ma ora in via di progressivo miglioramento– il suo governo apprezzerà l’appoggio di altri Paesi canalizzato attraverso l’Organizzazione delle Nazioni unite.
Ben si comprende, quindi, perché gli Stati Uniti stiano spingendo per una rapida destabilizzazione del Paese. Anche il tempo è a loro sfavore!

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IL FILO DELLA STORIA….

“Venezuela, la causa oscura” [di Hernando Calvo Ospina]

“Qual è la sfida che pone Chavez? Primo, recuperare la sovranità, cioè la decisione dello Stato, con il presidente in testa, di definire una politica che corrisponda agli interessi della Nazione. Secondo, questa politica sarà costruita su un concetto molto importante: l’indipendenza. E terzo, questa politica di sovranità e di indipendenza ha una conseguenza: gestione e amministrazione delle risorse naturali. Di fronte allo scontro di questa dottrina con gli interessi strategici degli USA, in termini di controllo delle risorse naturali e in termini di indipendenza si produce un’intensificazione di azioni degli USA destinati a destabilizzare Chavez. Per questo la politica aggressiva degli Stati Uniti verso il Venezuela non è una novità degli ultimi anni: dal 1999-2000 è una politica coerente, che ha a che fare con un’attitudine molto rozza e molto prepotente, perfino paranoica da parte degli Stati Uniti verso il Venezuela” (dal minuto 09,35 al minuto 11,00)

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Il coltan è il nuovo petrolio e il Venezuela ne è casualmente pieno…

Trump pare stia cambiando opinione sull’auto elettrica per la quale il coltan è una materia prima essenziale, così come il suo controllo è essenziale per sbarrare la strada all’impetuoso sviluppo delle tecnologie cinesi (v. caso Huawei), non solo petrolio, quindi, dietro le pedine che si muovono in Venezuela. Su queste premesse è concreto il rischio di una nuova guerra mondiale per procura come in Siria.

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Due video di approfondimento, uno sulla figura di Guaidò, l’altro sulla reale situazione del Paese

ass.indipendenza.info@gmail.com – info@rivistaindipendenza.org

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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