Ovvietà banali nell’era del coronavirus

Ad un bilancio provvisorio della pandemia da coronavirus in corso possiamo fissare alcuni punti fermi:

– ci vuole più Stato italiano (e di ben altra ‘sostanza’ e indirizzo) e non meno;
– l’Unione Europea con i suoi vincoli di bilancio e le sue politiche austeritarie, privatizzatrici, di spoliazione sociale è responsabile delle condizioni disastrose in cui versa il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), regionalizzato e in gran parte privatizzato, così come responsabili sono tutti i ceti politico/economici sub-dirigenti e sudditi del Patto Atlantico, che in nome dell’europeismo hanno portato l’Italia dalla Prima Repubblica all’attuale, in uno stato di prostrazione economico, sociale e culturale sempre più accentuato;
– il regionalismo differenziato, per giunta in luoghi che si vorrebbero fiori all’occhiello dello stesso, si rivela del tutto inadeguato e strutturalmente incapace di affrontare situazioni minimamente delicate, considerando già solo il versante sanitario in sé, per non parlare delle ripercussioni economiche e sociali che esorbitano dalle proprie capacità d’intervento, anche se si volesse aumentare a dismisura la tassazione locale e se ne potesse usufruire in ‘autonomia’. Non solo. Il conferimento di una serie di poteri alle Regioni, limitandoci al caso del SSN regionalizzato, ha impedito un adeguato coordinamento centrale sin da subito nell’intervento, già in difficoltà –ai nastri di partenza– per gli intralci all’accesso di tutti i dati nonché per la difformità di comunicazione e di azione;
– necessità di mantenere un nucleo irrinunciabile di unità produttive industriali e manifatturiere in grado di rendere potenzialmente autonomo il Paese nel soddisfacimento dei bisogni di base (cosiddetta ‘matrice industriale completa’) non solo per quanto riguarda i beni di prima necessità, quanto anche per ogni potenziale esigenza, basti solo pensare che sono diventati beni ‘introvabili’ dei banali detergenti.

– la prospettiva del +Europa, ancora auspicata da pochi ‘testimonial’ per affrontare problematiche che si vorrebbero sostenibili non dai singoli Stati ma da uno Stato unitario ‘nuovo’ (Stati Uniti d’Europa), sarebbe l’apoteosi dello sfascio totale del nostro Paese. Chi ad esempio controllasse euro-unitariamente i cordoni della ‘borsa’, non darebbe mai garanzia di comportarsi diversamente dall’attuale Commissione Europea che risponde ad interessi materiali particolari di classe e statuali, e che non da oggi è indifferente –se non ostile– ai problemi (non solo) italiani. Non ci sarebbe nemmeno più, in corso d’opera, quell’intervento frammentario e precario che l’attuale Stato italiano sta cercando di dispiegare con enormi limiti di bilancio e di manovra, rispetto al quale si rende sempre più necessaria un’inversione della direzione di marcia, nel senso della conquista della sovranità, dell’indipendenza nazionale, di una piena autonomia d’indirizzo, ‘fuori’ e ‘contro’ qualsiasi versione di Europa confederale o federale comunque declinata.

Utilizziamo questo periodo per irrobustire o allargare il raggio di interlocuzioni e conoscenze tramite telefono o video-conferenze. Lo si faceva anche prima, ma nell’attuale periodo di ‘domiciliazione coatta’ “Indipendenza” ha intensificato questo tipo di attività, per confrontarsi sul piano delle analisi, delle idee e dell’azione.
Chi sia interessato, è invitato a scriverci in privato.
Accorciamo le distanze!
ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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