Attenti a quei due (Conte e Salvini)!

Cosa rimarrà dei discorsi di Conte in Senato sulla crisi di governo? Cosa, al di là del piglio sobrio, giudizioso, responsabile, addirittura ‘trasparente’ e ‘patriottico’ che ha inteso mostrare anche quando ha annunciato le sue dimissioni? Due punti, essenzialmente:

1. Una dura contrapposizione con Salvini su una serie di questioni, mai esplicitate prima (con buona pace della trasparenza…) ma solo alla fine, ad oltre un anno e passa di governo insieme. Perché? Si tratta forse di una carta necessaria per ‘accreditarsi’ nella fase successiva in vista di possibili nuove alleanze di governo con dentro –in parte o tutto?– un Partito Democratico spaccato (tra Zingaretti e Renzi) sul ‘che fare’ ed un 5S in coda? Nutre forse la segreta speranza di essere incaricato per un secondo mandato? Lo lascerebbe pensare la parte della sua relazione dedicata alle linee future che vede per un’azione di governo, una parte debole che ha affastellato cose ovvie e banali (dalla cultura del riciclo alla valorizzazione dei beni culturali al Sud da risollevare, ad esempio, spesso riecheggiate nelle “buone intenzioni” di svariati governi senza mai l’accompagno del ‘come’, dei ‘mezzi’ e ‘in che termini’) miste a cose parziali e velleitarie (anche qui senza indicazione di ‘come’, dei ‘termini’ e soprattutto ‘con quali mezzi’, con quali possibilità di manovra) visto che i margini consentiti dai “vincoli esterni” sono a dir poco stretti. Per giunta, laddove ha parlato di pervenire ad “una articolata politica industriale” ha tenuto a precisare “senza scadere per carità nel dirigismo economico”, cioè sottraendosi ad una delle condizioni fondamentali –l’intervento, significativo, di direzione dello Stato– per mettere in atto i suoi pur modesti propositi. Insomma, ha detto, ha prefigurato in modo magniloquente scenari accattivanti, salvo poi smentirsi. Una smentita ulteriormente chiarita con il secondo punto che rimarrà del discorso di Conte. Eccolo.

2. Il suo “europeismo critico costruttivamente orientato” (!?) indefinito, astratto, intrinsecamente impotente, preciso però nel reiterare le abituali banalità caricaturali sulla sovranità nazionale (le solite prescrittive affermazioni ideologiche neoliberali sull’essere queste –chissà perché– tutte “chiuse e conflittuali”) ed il ribadire che “la nostra politica estera (…) deve rimanere fedele ai due pilastri del rapporto transatlantico e del rapporto con l’Unione Europea”, ha riecheggiato finanche nei termini, evidenziandone l’intesa, l’allineamento, i “pilastri” cui l’Italia deve attenersi richiamati ancora poche settimane fa, a fine luglio, da Mattarella, appunto l’Unione Europea e la NATO. Con il che omettendo di dire l’ovvio, la realtà dei fatti, e cioè che quelle linee di politica estera da svariati decenni condizionano in termini negativamente pesanti la vita politica, economica, sociale, culturale (anche) della nostra nazione, del nostro Stato. Un allineamento di sudditanza, insomma, ai desiderata dei due poli dominanti su questa Italia sempre più colonizzata.

Di Salvini, che dire. Una linea politica confusa (apre la crisi, imbeccato da qualcuno o forse fidando in approssimativi calcoli politici, e poi cerca maldestramente di ricucirla), una povertà di linguaggio e di argomenti imbarazzante. Ha inteso costruire il suo successo su un’immagine di sé volitiva, da “leader” che va per le spicce, che sa quel che fa, che è duro (con i deboli, però), ma poi annaspa, arranca, non sa come rimediare alla crisi che ha aperto e che solo dopo, avvertendo tardivamente da sprovveduto che questa possa metterlo fuori gioco, cerca di sanare, si agita confuso, adduce battute e arrabatta argomenti di sterile polemica litigiosa, mostrando tutti i limiti di quella stessa immagine che si è costruito con –forse– le imbeccate del luogotenente di Trump, Steve Bannon, mentore del suo ‘sovranismo atlantico’.

Che fare di alternativo a questo stato di cose? Molto. Intanto appuntamento all’VIII assemblea di Indipendenza, sabato 14 settembre a Roma dalle 9,30 alle 17,00, in via Nomentana, 54 (vicino Porta Pia).

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