Referendum costituzionale in Italia e minacce USA

Il referendum costituzionale ha una valenza ben più importante delle argomentazioni di renziani&affini sul risparmio dei (modestissimi) costi ed altre collaterali amenità. Confindustria, agenzie di rating, banche d’affari, FMI e Unione Europea sono compatti per ultimare l’opera di decostruzione delle strutture della repubblica parlamentare italiana. Subordinare il Parlamento al Governo, addomesticare la Corte Costituzionale e pilotare l’elezione del Presidente della Repubblica sono i tre assi strategici della riforma, uniti all’esplicito ingresso del diritto comunitario come elemento conformatore del nostro ordinamento giuridico. L’eliminazione dell’elezione diretta del Senato è il più vistoso e percepibile aspetto di restringimento degli spazi democratici; a tale aula di nominati sarà peraltro delegato il recepimento della normazione europea, il cui ingresso nel nostro ordinamento sarà veicolato da un organo non più elettivo.

Quanto sia importante la posta in gioco lo dimostra l’intervento di John Phillips, ambasciatore USA in Italia. Intervenendo oggi, a Roma, presso l’Istituto di Studi Americani, ad un incontro sulle relazioni transatlantiche, ha avvertito minacciosamente che, in caso di vittoria del “No”, vi saranno ripercussioni economiche sul Paese (“un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”). Washington esige che il Paese garantisca “stabilità politica” e Renzi gode di “grandissima stima da parte di Obama”.
A fungere da spalla anche l’agenzia di rating USA, Fitch, secondo quanto riferisce Bloomberg, una multinazionale operativa nel settore dei mass media con sede a New York. Il responsabile “rating” sovrani per Europa e Medio Oriente di Fitch, Edward Parker, in conferenza a Londra, avverte: un “No” al referendum sarà uno shock negativo per l’economia e l’affidabilità del credito italiano. Le turbolenze che seguirebbero alla vittoria del “No” si ripercuoterebbero in ultima istanza sull’economia reale e sul debito pubblico. Ne deriverebbe inevitabilmente una valutazione negativa sull’affidabilità internazionale dell’Italia.

Insomma, tutte ottime ragioni per votare e far votare “NO”. Non limitandosi solo a questo. C’è un lotta di liberazione (nazionale) e di emancipazione (sociale) da far crescere. “Indipendenza” è attiva da tempo in tal senso.

*ulteriori scritti di approfondimento sul tema del posizionamento di Indipendenza con riferimento al referendum costituzionale sono contenuti nel numero appena edito e sul III numero del supplemento/foglio di lotta. Invitiamo gli interessati a chiederne copia e alla diffusione militante a ogni livello.

ass.indipendenza.info@gmail.com  *** info@rivistaindipendenza.org

no referendum

 


Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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