Barroso, dalla Commissione Europea a Goldman Sachs: i miracoli delle porte girevoli made in UE

L’ex presidente della Commissione Europea (2004-2014) Josè Emanuel Barroso approda a un ruolo apicale in Goldman Sachs, banca d’affari USA tristemente famosa per essere sistematicamente convitato di pietra nelle operazioni di privatizzazione delle società pubbliche e per avere espresso molti esponenti politici in svariati paesi, direzionandone le politiche ai propri interessi speculativi e a quelli del decisore politico d’ultima istanza, gli Stati Uniti.
Fra i molti casi che si potrebbero citare, una menzione speciale va a Romano Prodi, uno dei più conclamati conflitti di interesse mai palesatisi nell’Italia repubblicana: consulente di Goldman Sachs e amministratore delegato dell’IRI, la holding pubblica che ha contribuito in modo sostanziale a smantellare.

La scelta di Barroso, non più grave o ‘scandalosa’ di tante altre, dà però la cifra della irriformabilità dell’edificio comunitario, strutturalmente orientato al servizio delle grandi oligarchie economiche, militari e finanziarie. A pochi giorni dal referendum sulla Brexit e con una estesa critica in atto ai processi europei, Barroso ha accettato il lauto incarico senza battere ciglio, incurante delle cure inflitte dalla Troika al suo paese, il Portogallo.

La questione, è bene ribadirlo, non è ‘personale’ ma indica in modo palese un sistema nel quale gli interessi delle collettività sono strutturalmente sottomessi attraverso un’istituzione finalizzata a porre le leve del governo “al riparo dai processi elettorali” per citare Mario Monti, un altro alfiere dell’euroatlantismo.

Paradossalmente la scelta di Barroso è stata criticata dalle stesse istituzioni comunitarie, che l’hanno bollata come “inopportuna”, proprio perché in grado di mostrare in modo inequivoco quale sia la filiera di interessi che tale istituzione garantisce e salvaguarda. Insomma, al servizio del grande capitale, ma con discrezione!

Liberarsi da tali catene è quindi imprescindibile.
Nel quadro della monocultura politica dominante, anche solo per politiche moderate e riformiste non vi sono più gli spazi per contrattare miglioramenti per la vasta platea di ceti oppressi e tartassati da questo assetto di governo unicamente orientato alla salvaguardia degli interessi capitalistici e atlantici.
Sovranità, indipendenza, liberazione!!

 

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