Dalla “generazione Erasmus” alla “generazione voucher”!

Il grande sogno dell’unione europea ventoteniana-atlantica!

E poi c’è chi ci vuole convincere che l’ “accoglienza”sempre-più-sfrenata-dei-flussi-immigratori (leggende non suffragate da quote e centri di internamento tipo CIE…) nient’altro sia che una manovra, un complotto neoliberista mirante a sfasciare le nazioni, a sfasciarle culturalmente e, tramite una deregolamentazione progressiva, socialmente disponendo di una forza-lavoro schiavizzata a danno di lavoratori autoctoni così più ricattabili al ribasso.
Fantastico sentire echeggiare anche da destra il marxiano “esercito industriale di riserva”! Ergo: “fuori gli immigrati”, “guerra agli immigrati”. E poi ci si stupisce di tragedie come quella di Fermo.

Sì, perché il risultato è che, anziché contrastare l’immigrazione (prodotto del colonialismo e dell’imperialismo) contrastando il salsiccione malefico imperiale economico-militare UE-BCE-FMI-NATO con al seguito “vassalli” di complemento (Brzezinski docet!), si finisce con il demonizzare gli immigrati (termine ‘tecnico’ aridamente descrittivo). Una conclusione molto sistemica: indirizzare in un vicolo cieco (leggasi guerra tra dominati a diverso livello!) la lotta al sistema euroatlantico che produce anche deregolamentazione del lavoro, dei movimenti dei capitali e delle merci, principali cause delle crisi che attanagliano tutte le società del continente europeo.

Eh già, la deregolamentazione del lavoro, che concorre in modo decisivo a determinare quel marxiano “esercito industriale di riserva”, lo determinano non le “orde” emigratorie suppostamente eterodirette, in realtà –è banalmente ovvio dirlo– in fuga dalle guerre imperiali, dalle devastazioni economiche e sociali neoliberiste e fondomentariste, dai governi ascari compiacenti per propri interessi a potenze regionali o imperiali, ma le direttive europee e gli adeguamenti normativi “nazionali” (le virgolette sono ‘di rigore’) che quell’ “esercito” hanno determinato –accresciuto…– tra cittadini di uno stesso Stato, di ogni singolo Stato sul continente europeo. Per restare in Italia, e limitandoci solo alle normative sul lavoro, sono vent’anni di smantellamento di diritti –dal pacchetto Treu (1997) del governo Prodi al Jobs Act (2014) del governo Renzi– con compiacenze padronali interne (per competere sul mercato globale con esiti peraltro disastrosi…) e direttive, vincoli, obblighi euroatlantici.

Anche “certo” sovranismo ‘nostrano’ mostra, con certi posizionamenti in tema di emigrazione/immigrazione, non solo di essere di fatto indulgente con chi ci opprime e di indirizzare la rabbia sociale nel vicolo cieco delle solite (e filo-dominanti) guerre tra poveri, ma di essere ambiguo sulla stessa rivendicazione della sovranità. Un “sovranismo” che risponde a ristretti interessi locali settoriali economici e/o direttamente filo-atlantici, che “sovranismo” è?

Come “Indipendenza” ne siamo convinti: sulla questione emigrazione/immigrazione, la posizione politica che si assume ha a che fare con la “qualità” di qualsiasi movimento, a maggior ragione se si batte per una prospettiva di sovranità, di indipendenza, di liberazione nazionale. Perché quella questione, se ben analizzata, funge da formidabile filtro non solo per capire le cause delle “crisi” e delle oppressioni dell’oggi, ma anche per delineare quella società ‘altra’ che si dice di voler costruire.
Per quanto ci riguarda, queste righe sono solo introduttive e di orientamento, per un agire politico intriso di cultura e di una visione ‘altra’ di società.

Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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