Truss a Downing Street: “Pronta a premere il pulsante nucleare”

Liz Truss da oggi è leader del Partito conservatore britannico. Domani subentrerà come primo ministro della Gran Bretagna al dimissionario Boris Johnson. Come fu Margaret Thatcher cui s’ispira, la Truss è ultraliberista, fautrice dello Stato minimo e del taglio delle imposte per imprese e ceti più abbienti. In questi giorni ha dichiarato di opporsi alle tasse ai giganti di petrolio e gas dopo i colossali utili degli ultimi trimestri.

Sulla sanità che è prossima al collasso dopo i severi tagli degli ultimi governi conservatori, la Truss vorrebbe intervenire con ulteriori tagli e drenare fondi dal settore pubblico a quello privato. L’inflazione è arrivata al 10,1% e, secondo Goldman Sachs, toccherà il 22% l’anno prossimo. Le bollette energetiche, in un Paese fortemente dipendente dal gas e con molto scadenti livelli di isolamento termico degli edifici, sono alle stelle e in continua crescita. Ferocemente critica delle politiche ridistributive, le sue dichiarazioni e promesse stanno acuendo la rabbia sociale in un Paese già stremato. Ha promesso il pugno di ferro contro gli scioperi di ogni sorta che, a causa della crisi, si susseguono da mesi e che nelle scorse settimane si sono trasformati in momenti di rivolta sociale.

Si è detta pronta a stracciare gli accordi con l’Unione Europea (UE) sull’Irlanda del Nord. Attualmente, nelle Sei Contee dell’Ulster ancora sotto occupazione britannica, vi è un pericolosissimo stallo, con gli unionisti che boicotteranno il governo fino a quando non verrà rescisso l’accordo con l’UE.

Sul piano internazionale il suo approccio è ancora più bellicoso di quello del suo predecessore Johnson. A fine novembre scorso, da ministro degli Esteri, si era fatta fotografare in Estonia alla guida di un carro armato (richiamando un’analoga immagine del suo idolo, la Thatcher, su un carro armato nel settembre 1986). Ha promesso spese militari oltre il 3% del Pil per rafforzare la Joint Expeditionary Force, coalizione nordica di Stati (Gran Bretagna, Olanda, Norvegia, Estonia, Lettonia, Lituania, Danimarca e Islanda) costituita nel 2012, complementare alla NATO, in cui Londra vorrebbe includere Ucraina e Polonia. Considera la Cina una minaccia da fronteggiare con fermezza. Intanto, sull’Ucraina, punta alla vittoria e alla riconquista della (russa) Crimea e del Donbass. «Se la situazione mi richiederà di premere il pulsante nucleare, lo farò immediatamente», ha dichiarato con molta freddezza, il 24 agosto scorso, in un’intervista televisiva.

Tra chi si è congratulato per la sua elezione nel partito, ci sono il presidente del consiglio italiano, Mario Draghi («L’Italia e la Gran Bretagna sono amiche e alleate e continueranno a lavorare insieme in Europa, NATO e G7») e Giorgia Meloni, presidentessa di FdI («I Tories sono tra i fondatori della famiglia dei Conservatori europei che mi onoro di presiedere e sono certa che, insieme a lei, sarà possibile rafforzare la nostra già consolidata collaborazione politica e culturale»).

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