La Transnistria come l’Ucraina?

Nel tour a Kiev di figure di spicco euro-atlantiche, non potevano mancare voci dalla cabina di regìa del conflitto. Blinken e Austin, responsabili USA rispettivamente di Esteri e Pentagono, hanno ribadito le formule magiche di rito già in auge dal secondo-terzo giorno di guerra: Kiev «sta vincendo», «Putin ha fallito», «un’Ucraina democratica vivrà più di Putin», «l’Ucraina può vincere la guerra, se ha le armi che le occorrono». Dal ‘centro’ alla ‘periferia’ atlantica (qui da noi tramite gli asserviti al potere USA, cioè dal parlamento alle redazioni in primis) le parole di Blinken e Austin riecheggiano ‘la linea’ bellicista che infervora anche il ventriloquo di Biden, Zelensky, e la sua cerchia, tronfi della ineluttabile “vittoria” grazie ai soldi e agli armamenti del potente padrone d’Oltreoceano che da tempo li foraggia.

Ora, però, c’è un punto dirimente che sfugge: da un lato si sostiene che prolungare la guerra ridimensionerà la capacità militare russa svuotandone gli arsenali e –grazie anche all’effetto sanzioni– potrà favorire (‘congiura di palazzo’ e/o insorgenza di una parte significativa di popolo) un rovesciamento di Putin e degli altri dirigenti politici, dall’altra si sta coltivando l’idea della ‘spallata’, di chiudere ‘la partita’ in tempi brevi per impedire che Mosca meglio stringa l’interscambio (commerciale, economico-finanziario, militare) innanzitutto con Pechino e poi anche con il resto di Paesi che non mostrano condiscendenza alle volontà di Washington.

La stessa natura degli armamenti (ultimamente arrivati e promessi) di terra e di cielo implica una propensione più ‘campale’ dello scontro (brevità, sia pur relativa) che del ‘mordi e fuggi’ (prolungamento). Le due narrazioni (propagandistiche) a ben vedere ‘non si tengono’, a meno di essere diventati vittima della ‘propria’ propaganda, il che non è. Piuttosto la spirale rimanda ad un allargamento del conflitto proprio perché il tempo, più che ‘a danno di Mosca’, gioca ‘a danno di Washington’ ed “il fallimento di Putin” non appare all’orizzonte. Anzi.

Concorrono in tale direzione gli attentati che tra ieri ad oggi si sono susseguiti nella repubblica autonomista della Transnistria (fortemente filo-russa) colpendo il Ministero della Sicurezza, il centro di trasmissione della radio russa e un’unità militare vicino a Tiraspol? Si sta cercando di allargare il conflitto coinvolgendo la Moldova (e ancor più la UE) e obbligare il Cremlino, dopo l’Ucraina, ad intervenire anche in Transnistria?

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