Russofobia euro-atlantica. Ora tocca anche ai gatti russi!

I gatti provenienti dalla Russia non saranno più registrati e gli allevatori russi non potranno partecipare alle esposizioni internazionali. Lo ha deciso la Federazione internazionale felina (Fife), composta da 43 paesi, compresi Ucraina e Russia. Queste restrizioni, precisa la Fife saranno valide fino al 31 maggio 2022 e potranno essere riviste, se necessario.

La vicenda si aggiunge ad altre in essere da giorni, che definire grottesche è largamente riduttivo. Tra le tante discriminazioni nazionali, da ‘razzismo culturale’, che si stanno perpetrando come misure collettive ed individuali contro i russi anche solo in quanto russi, c’è non soltanto lo sport, ma ad esempio anche la cultura.

Vaery Gergiev, un’eccellenza mondiale, è un direttore d’orchestra russo. Il 5 marzo avrebbe dovuto dirigere alla Scala di Milano “La Dama di Picche” di Ciaikovskij. Il sindaco Beppe Sala ha preteso che, prima di farlo, condannasse Putin e si esprimesse sulla guerra. Al suo diniego è stato defenestrato. Poi è stata la volta della Filarmonica di Monaco di Baviera e l’elenco delle cancellazioni di una serie di suoi impegni già previsti in Italia, Francia e Stati Uniti si sta allungando. Poche ore fa la cancellazione del concerto sinfonico con Valery Gergiev alla testa della Mariinsky Orchestra che avrebbe dovuto chiudere l’edizione 2022 del Macerata Opera Festival allo Sferisterio il 20 agosto.

Allo scrittore Paolo Nori, che avrebbe dovuto tenere un ciclo di lezioni su Fëdor M. Dostoevskij all’Università Bicocca di Milano, è arrivata in posta la comunicazione ufficiale dell’Ateneo sulla relativa cancellazione “per evitare ogni forma di polemica, soprattutto interna, in quanto momento di forte tensione”. Via Instagram Nori afferma che “quello che sta succedendo in Italia oggi, queste cose qua, sono cose ridicole: censurare un corso è ridicolo“, aggiungendo: “Non solo essere un russo vivente è una colpa oggi in Italia. Ma anche essere un russo morto, che quando era vivo nel 1849 è stato condannato a morte perché aveva letto una cosa proibita, lo è. Che una università italiana proibisca una corso su un autore come Dostoevskij è una cosa cui non posso credere”. A fronte delle polemiche e delle proteste che sono seguite, dall’Ateneo si è tentato di mettere una toppa peggiore del buco con la replica di Nori che sul suo sito ha scritto: “Il prorettore di Bicocca Casiraghi (qui l’intervista al Corriere della Sera) racconta i motivi per cui hanno sospeso il mio corso. Per ‘ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti. Aggiungendo a Dostoevskij alcuni autori ucraini’. Non condivido questa idea che, se parli di un autore russo, devi parlare anche di un autore ucraino, ma ognuno ha le proprie idee. Se la pensano così, fanno bene. Io purtroppo non conosco autori ucraini, per cui li libero dall’impegno che hanno preso e il corso che avrei dovuto fare in Bicocca lo farò altrove (…)”.

Si potrebbe continuare. Chiudiamo con il caso del corrispondente Rai da Mosca, Marc Innaro, finito nell’occhio del ciclone per le considerazioni pronunciate durante uno speciale del Tg2 Post, venerdì scorso, per aver detto: “Basta guardare la cartina geografica per rendersi conto che chi si è allargato negli ultimi trent’anni non è stata la Russia, è stata la NATO“.

Nelle ore a seguire scoppia il putiferio e fioccano contro di lui le accuse di essere un giornalista filo-Putin e richieste di “provvedimenti disciplinari”. In testa il Partito Democratico, il cui segretario, Enrico Letta, non è il solo a chiedere l’allontanamento del giornalista.

Conclusione: da giorni Marc Innaro è sparito dal Tg1 e dagli speciali curati dal telegiornale della rete ammiraglia.

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