Gas, swift e un pro memoria

1 marzo. Gas. Siglato tra Russia e Cina il contratto per il nuovo gasdotto Soyuz Vostok. Firmatari Gazprom (compagnia energetica russa fortemente controllata dallo Stato) e Cnpc (compagnia energetica cinese). Passerà per la Mongolia, connettendo l’estremo Oriente russo con la Cina nord-orientale), per un volume di 50 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno (quasi quanto il Nord Stream 2 con la Germania, dalla portata di 55 miliardi di metri cubi l’anno).

Il primo passaggio sarà in essere tra due-tre anni. Si potenzia la fornitura di gas alla Cina che si avvale già, dal 2019, del gasdotto russo Power of Siberia, oltre che attraverso spedizioni di gas naturale liquefatto (gnl).

Nel 2021 l’esportazione di gas verso la Cina è stato di 16,5 miliardi di metri cubi ed entro il 2025 il quantitativo si stima salirà fino a 38 miliardi di metri cubi l’anno, per poi crescere ancora.

1 marzo. Dallo Swift al SPFS russo e al Cips cinese.

Di fronte alla possibilità che le banche russe fossero disconnesse dal sistema finanziario di pagamento delle transazioni commerciali Swift, la Russia ha già creato un’altra rete di pagamenti, il System for Transfer of Financial Messages (SPFS), sviluppata dal 2014, per un totale oggi pari al 20% dei trasferimenti nazionali.

Uno studio dell’ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale) segnala la possibilità che il sistema finanziario russo si appoggi all’ancor più robusto sistema di pagamento interbancario transfrontaliero cinese (CIPS), gestito dalla People’s Bank of China, con utenti in oltre cento Paesi, basato sulla moneta cinese (renminbi o yuan).

Pechino vede molto positivamente un connubio finanziario più stretto con Mosca. Sarebbe così minato fortemente l’utilizzo del dollaro come moneta internazionale e l’assetto geopolitico che anche su tale egemonia monetaria gli USA hanno costruito.

Dure le ripercussioni sugli Stati che comminano le sanzioni. Con il blocco dei pagamenti in entrata e in uscita si determinerà un’interruzione non solo dei traffici commerciali, ma anche delle transazioni finanziarie.

In particolare le banche di Francia, Italia e Germania, esposte per diverse decine di miliardi di dollari, non otterranno il pagamento di quei crediti. Rispetto al 2014, quando l’Unione Europea chiese che la Russia fosse sconnessa da SWIFT, il provvedimento ha comportato una riduzione del Pil del 5%, a detta delle autorità russe.

Oggi, ha dichiarato il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, Dmitrij Medvedev, grazie ai pagamenti interni al Paese, ci saranno sì difficoltà ma non si tratterrà di una catastrofe.

DA TENERE A MENTE…

Per capire uno dei principali obiettivi ideologici e geopolitici degli Stati Uniti dal secondo Dopoguerra ad oggi, sono illuminanti –nella loro sintesi e crudezza– le parole di Altiero Spinelli, federalista euro-atlantico, il 12 aprile 1953: «Per quanto non si possa dire pubblicamente, il fatto è che l’Europa per nascere ha bisogno di una forte tensione russo-americana, e non della distensione, così come per consolidarsi essa avrà bisogno di una guerra contro l’Unione Sovietica, da saper fare al momento buono» [in A. Spinelli, “Diario Europeo (1948-1969)”, il Mulino, 1989, p. 175].

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