Tim e il fondo USA K.K.R.

Correva l’anno 2020. Con il Dpcm del 7 agosto 2020 la presidenza del Consiglio (Conte bis) consente a Tim di utilizzare in Italia la tecnologia 5G della cinese Huawei dopo aver individuato –si disse– “adeguate misure di prevenzione” dei rischi derivanti dall’utilizzazione di apparati cinesi per la rete di nuova generazione del nostro Paese. Era trascorso poco più di un anno dalle polemiche sul “Memorandum of understanding” sulla Nuova Via della Seta firmato a Roma (fine marzo 2019) tra il governo Conte I e Pechino. Levata di scudi, allora, contro la colonizzazione cinese del nostro Paese, anche in settori d’interesse strategico quale quello delle telecomunicazioni (sotto controllo francese). Washington fece la voce dura con Roma.

In queste ore il fondo statunitense Kkr ha avanzato un’offerta pubblica di acquisto sul 100% delle azioni di Tim. Sulla carta, per salvaguardare gli assetti in ambiti ritenuti strategici e di interesse nazionale, il governo ha la possibilità di esercitare il “Golden Power”, cioè lo ‘scudo’, i ‘poteri speciali’, o ponendo veti o dettando condizioni all’acquisto delle partecipazioni o imponendo determinate delibere societarie.Già una nota del Ministero dell’economia e delle finanze sembra dirla lunga sull’aria che tira, laddove si legge che “l’interesse di questi investitori a fare investimenti in importanti aziende italiane è una notizia positiva per il Paese. Se questo dovesse concretizzarsi, sarà in primo luogo il mercato a valutare la solidità del progetto”.Allo stato, nessuna levata di scudi sull’acuirsi della colonizzazione (soprattutto) USA nel nostro Paese.

Data solo a poche settimane fa (il che non è estraneo anche a quanto è in divenire su Tim così come, ad es., lo sviluppo delle infrastrutture digitali) il via libera del governo al ddl sulla Concorrenza, operazione portata pure questa a termine con discrezione, lontano dai riflettori puntati su altro.

Draghi –si ricorderà– nel discorso di insediamento fu chiaro quando marcò che l’orientamento del suo governo sarebbe stato atlantista. Un accento che poteva apparire superfluo, stante l’asservimento già consolidato del Paese –dal secondo conflitto mondiale– all’alleato/padrone USA.

A poco più di 10 mesi dal suo insediamento le cose si stanno dispiegando molto chiaramente, e più duramente di prima, per il nostro Paese.

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