2011-2021. A dieci anni dai ‘quattro referendum’: commissariati e contenti

A distanza di un decennio è il caso di ripensare, non senza un po’ di commossa nostalgia, al voto referendario del giugno 2011 che, in particolare in materia di servizi pubblici a rilevanza economica (non solo acqua, quindi), ha segnato una cesura di discontinuità netta rispetto alle linee di indirizzo eurounitarie attraverso un percorso trasversale e di massa come, forse, non ve ne sono stati nel secondo dopoguerra.

La rotta di collisione rispetto alle linee d’indirizzo liberiste di matrice sovranazionale era netta fin dal primo quesito che abrogava parzialmente una norma in “attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” in materia di affidamento mediante gara.

Un fatto che non poteva essere tollerato tanto è vero che in spregio a qualsiasi indicazione espressa dai 27 milioni di votanti la Banca Centrale Europea, a poco più di un mese dal voto, chiedeva nella famigerata lettera: “una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala”.

Il commissariamento del Paese con Monti di lì a pochi mesi si inserisce nel processo di normalizzazione di una pericolosa anomalia in grado di minare in termini sostanziali le fondamenta dell’impianto ideologico ed economico europeo e, un decennio dopo, il coestensore della missiva è a Palazzo Chigi con una non remota prospettiva al Quirinale.

Difficile pensare a uno schiaffo più umiliante di questo per le speranze attorno alle quali milioni di italiani si sono mobilitati.

Un fatto che dovrebbe far riflettere quegli estesi strati di società italiana impegnatisi per il successo della consultazione pur guardando con favore a una prospettiva europeista: l’inconciliabilità tra una rivendicazione in senso lato solidaristica e l’integrazione sovranazionale è nei fatti. Trasmettere tale concetto è il segreto che consentirà di ripetere quell’alchimia in una prospettiva di liberazione nazionale finalmente concreta nei suoi esiti.

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