Libia dieci anni fa e dottrina Biden

Sono trascorsi dieci anni da quel 19 marzo 2011 che vide l’aggressione delle forze USA/NATO ad un Paese non allineato, la Libia, che in Africa stava perseguendo una prospettiva di relazioni inter-africane di emancipazione dai vincoli neocoloniali ed imperialistici di diversi Stati, non solo gli Stati Uniti.

I numeri forniti allora dal Pentagono parlarono, alla fine, di più di 40mila tra bombe e missili sganciati, per 30mila missioni. L’Italia, che due anni prima aveva ratificato con la Libia un trattato di Amicizia e Cooperazione, partecipò alla guerra di aggressione fornendo basi aeree, cacciabombardieri e mezzi navali. Il terreno all’intervento era stato reso propizio agli occhi della cosiddetta “opinione pubblica” dall’intossicazione massmediatica dei grandi network mondiali che, a pieno regime, avevano preventivamente iniziato a martellare sul “dittatore” e le repressioni nel sangue di pacifiche manifestazioni di dissenso, sui massacri sul suo popolo, sulle fosse comuni, sulle violenze alle donne pianificate su larga scala con espliciti ordini (e consegna di preservativi) ai soldati, ed altre amenità che, alla fine, si riveleranno false. Intanto sul terreno, ancor prima dell’attacco aeronavale a guida USA, già agivano forze speciali in particolare qatariane e i gruppi islamici filo Al Qaida ostili al governo che, con buona pace della euro-atlantica “guerra al terrorismo” della salafita-wahabita al Qaida di Osama Bin Laden, operarono in sinergia con le forze USA/NATO in Libia e poi in Siria e anche in altri teatri di guerra.

La Libia, che in tutti gli indicatori statistici registrava eccellenze in termini di produttività, di benessere e di sviluppo umano, veniva rasa al suolo. Pagava non solo per essere il territorio ricco di grandi riserve petrolifere e di gas naturale, con margini ristretti di profitto per le compagnie straniere, ma anche per il sostegno politico attivo, in termini di investimenti, che la Jamahiriya aveva approntato per progetti finanziari, monetari e di mercato comune africani che avrebbero colpito gli interessi innanzitutto statunitensi e francesi nel continente. A cosa abbia portato la demolizione dello Stato libico è sotto gli occhi di tutti, con ripercussioni ben oltre i confini libici.

Biden, vice del presidente degli Stati Uniti Barack Obama (Premio Nobel per la Pace) che scatenò la guerra, pur essendo inizialmente perplesso sull’intervento per l’assenza di un piano preciso per il ‘dopo’ rovesciamento di Gheddafi, quando questi fu assassinato nell’ottobre 2011 esaltò pubblicamente l’intervento militare sostenendo che l’approccio utilizzato dagli Stati Uniti in Libia era il modulo più appropriato per gli interventi militari del futuro. Fu infatti replicato ed è sempre al multilateralismo, perno della sua dottrina di aggressione, che il neo presidente Biden dall’insediamento di pochi mesi fa alla Casa Bianca si richiama nelle sue dichiarazioni bellicose intanto contro Russia, Cina e Iran.

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