Covid 19 e ‘lockdown’: esempio Cuba e un interrogativo

L’Italia in “arancione-rosso” da metà marzo, con cessazione (di questo passo tutta da vedere…) ad aprile (fine Pasqua) ci dice che, da un anno a questa parte, quel che è stato fatto a nulla è servito. L’artificio delle varianti cromatiche nei passaggi di status regionali (e talora comunali) maschera una sostanziale reiterazione della (non)strategia -qui in Italia- dei “lockdown”. Altrove la loro applicazione è stata inserita in una visione di contrasto più complessiva: si staglia Cuba, con una struttura sanitaria pubblica efficiente, una visione delle necessità sociali non soggiacenti agli interessi di lucro, una preparazione generale ed una capacità d’intervento dello Stato anche in pandemia da prendere ad esempio nel mondo. Questo nonostante sia da decenni sotto embargo economico, indurito dall’amministrazione Trump quando la pandemia si è abbattuta sull’Isola. Cuba, in pochi mesi, ha risposto alle necessità della popolazione e si è prodigata portando in altri Paesi la sua esperienza, le sue conoscenze frutto di una ricerca d’eccellenza sostenuta dallo Stato, come del resto fa da sessant’anni.

In ‘Occidente’, particolarmente in Europa e in Italia, con la sua sanità regionalizzata, ‘tagliata’ nell’organico, nei reparti, nelle strutture ospedaliere, negli investimenti, in gran parte privatizzata e fattivamente inefficiente per le necessità sociali del Paese (in sintesi: lontana anni-luce dal modello cubano), “lockdown” significa “prendere tempo” nella prospettiva (esclusiva!) della vaccinazione di massa, caricata di un’aspettativa salvifica e risolutiva su cui già gravano non poche opacità e perplessità.L’insipienza che, al riguardo, è valsa con il Salvatore della Patria (Conte) e mostra di continuare a valere con l’Uomo della Provvidenza (Draghi), è un’insipienza politica figlia dell’ideologia liberal/capitalistica dominante di riferimento e delle relative dinamiche di funzionamento innervate a tutto campo nella società. Un’insipienza, per limitarci solo alla sfera politica, di cui sono conniventi tutti i partiti europeisti e/o atlantici, in corresponsabilità reiterata dello sfascio -ed è solo un esempio- del sistema sanitario nazionale pubblico. Lo stato in cui versa la colonia-Italia è infatti la risultante di ‘nodi’ di dimensioni negativamente più estese e profonde.

E così, a chi si trincera dietro le impreviste varianti (non si sapeva che il virus è mutageno?) per giustificare il nuovo “lockdown” cromatico, c’è chi si oppone vedendovi il dispiegarsi reiterato di trame distruttive di economie e società ordite da figure e poteri occulti, di una potenza superiore persino a quella degli Stati più potenti. Ora a fronte di Paesi che hanno registrato un numero di casi e tassi di letalità e mortalità altissimi (l’Italia tra questi), ce ne sono altri che hanno saputo affrontare adeguatamente la situazione, fermando in pochi mesi la pandemia con strategie di contrasto messe in atto anche in assenza di vaccini: Stati socialisti come Cuba e Vietnam, e Stati non socialisti come Australia, Nuova Zelanda, Cambogia, Islanda, eccetera. Non sarà il caso di farsi qualche domanda al riguardo?

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