Roma/ambulantato, concessioni e colonizzazione europea

“Non ci saranno più concessioni di lunga durata o rinnovi automatici dei permessi. Ho richiesto all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato un parere sulle leggi nazionali e regionali che hanno garantito e garantiscono il mantenimento di questi privilegi. Secondo l’Autorità si tratta di norme illegittime: vanno disapplicate perché contrarie alla Direttiva Bolkestein dell’Unione Europea che impone la messa a bando delle licenze degli ambulanti”.

Così Virginia Raggi, la sindaca di Roma che ancora nel 2017 ha fatto da padrona di casa al Campidoglio per le celebrazioni dei 50 anni dai Trattati di Roma istitutivi della CEE poi UE, in un trionfale comunicato.

Una scelta che ben si inscrive nell’abiura compiuta dal Movimento 5 Stelle a qualsiasi proclama di alternativa all’Unione Europea: dal tentativo di ingresso nell’ALDE –il gruppo federalista e unionista europeo per antonomasia– per giungere oggi al sostegno al governo Draghi, il coestensore della famigerata lettera del 2011 che ha avviato il formale commissariamento dell’Italia per il tramite del governo Monti.

A ogni livello di governo non manca di manifestarsi la sudditanza al modello liberista eurounitario, certo con la ‘foglia di fico’ della ‘lotta ai privilegi’.

Non si comprende però cosa impedisca una revoca delle concessioni o una loro revisione laddove effettivamente si volessero colpire solo situazioni anomale: un provvedimento amministrativo è sempre rivedibile alla luce di nuove valutazioni discrezionali dell’interesse pubblico da curare. Come peraltro non sono assimilabili le concessioni nelle piazze centrali –oggi comunque svuotate dai turisti…– con le aree mercatali rionali e di periferia eppure sembra che in termini di principio nulla cambi. La sudditanza in questo caso è duplice: da un lato ci si appella al parere di un’Autorità ‘indipendente’ espressione diretta dei poteri sovranazionali e loro braccio operativo nella vita istituzionale interna, dall’altro si evoca una disciplina comunitaria per colpire non certo una multinazionale del commercio elettronico o della grande distribuzione ma l’ambulantato di quartiere.

Insomma, ‘privilegi’ che, se rapportati a quelli dei grandi operatori transnazionali, sono letteralmente briciole.

Un attacco frontale alle ragioni della sopravvivenza di fasce di popolazione già stremate da una crisi endemica, da un anno di chiusura di fatto delle attività commerciali e dalla sostanziale assenza di sostegni pubblici veicolato attraverso la disciplina eurounitaria, scritta sotto dettatura dei potentati economici.

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