Dopo un Trump se ne faranno altri

Un gruppo di persone comuni, alcune pittoresche, come un ex attore in veste di sciamano tra i “leader”, si è lanciato all’arma bianca o poco più all’assalto del Parlamento il 6 gennaio, a Washington, per contestare la legittimità dell’atto di consacrazione di Joe Biden a nuovo tenutario della Casa Bianca. Alla frazione uscita vincente dal tanto opaco e discusso voto presidenziale in buona parte per corrispondenza, con al seguito l’ossequiente compagnia di giro di opinionisti, politici, giornalisti semi-colti, ecc. anche di province dell’Impero come l’Italia, non è parso vero di urlare all’atto sacrilego, all’oltraggio di un tentato colpo di Stato in un “tempio” quale Capitol Hill, cuore politico del supposto faro mondiale della democrazia statunitense.

A Washington è andata in scena, indetta dallo stesso presidente ancora in carica, Donald Trump, una manifestazione da cui poi l’assalto che, avuta la meglio su un modestissimo dispiegamento di forze di sicurezza (come mai era avvenuto in altre occasioni anche recenti di manifestazioni), ha potuto portare a termine l’occupazione del Parlamento, con finalità incomprensibili.

Un atto certamente d’ispirazione violenta, ma niente a che vedere con un “colpo di Stato” che i personaggi in azione era visibile che non fossero in grado di portare avanti, nemmeno attrezzati allo scopo, in assenza di quel concorso di mezzi e di caratteristiche che rendono tale un “golpe” e di cui gli Stati Uniti sono maestri indiscussi ed esportatori netti da molto tempo con serena indifferenza di bagni di sangue e violazioni di diritti, ordinamenti, sistemi politici altrui. Gli USA mettono becco, soldi e uomini, con operazioni spessissimo non convenzionali, in tutti i governi mondiali (pochissime le eccezioni). Quando non riescono con le buone utilizzano le rivoluzioni colorate o esportano ‘democrazia’ a suon di bombe agendo da padroni sia nella NATO che nel FMI, nell’ONU come nel WTO e in tante altre sigle sovranazionali. Il loro impero economico va a braccetto con quello militare.

Esercitano un controllo pressoché assoluto dei mercati finanziari, tanto da aver imposto l’uso del Dollaro per le quotazioni delle materie prime (che gli permette di vendere la loro carta in cambio delle altre valute) ed hanno la disponibilità del più potente esercito del mondo dislocato tramite basi strategiche in tante parti del pianeta.

L’amministrazione Trump peraltro non è stata esente da tutto questo. La chiassosa sceneggiata violenta ispirata il 6 gennaio da Trump forse metterà fine alla sua carriera politica, già a rischio per diverse pendenze giudiziarie sospese fino a conclusione del mandato, non a quel variegato e numeroso mondo che l’ha votato e che collega strati sociali impoveriti a quote non di poco conto, anche numericamente, di esagitati, invasati, ‘predicatori’ dai toni apocalittici, e a settori di vecchia economia capitalistica, di certo tipo di industria sulla via del tramonto o del ridimensionamento a fronte di un nuovo capitalismo da Great Reset di cui l’amministrazione Biden sarà tra gli interpreti, nella sostanza non meno spietato verso il grosso delle popolazioni, la propria inclusa, ma dotato di bon ton e modernità.

Ciò premesso è necessario capire come sia stato possibile che milioni di persone abbiano sostenuto Trump, o che in altre parti del mondo abbiano un largo seguito figure analoghe altrettanto becere, forse giusto un po’ meno ‘trash’.La questione è semplice: finché tante sinistre ‘occidentali’ rinnegheranno la propria storia trasformate in liberal-fucsia, sradicate culturalmente, sprezzanti della valenza in sé e socialmente rivoluzionaria delle istanze di sovranità nazionale e di Patria, abbandonando al loro destino milioni di lavoratori (sia piccole partite Iva che dipendenti di ogni tipo), finché continueranno ad eludere il grande problema d’ultima istanza, il conflitto Lavoro-Capitale, figure di quel tipo continueranno a fiorire, anche in Italia.

Abbattere le statue, le religioni e la storia per sostituire alla cultura classica una (sub)cultura mozzata di radici; disintegrare il concetto di famiglia-madre-padre e favorire il commercio dei feti (nota: anche arcilesbica è contraria);scagliare i vari Guaidò, come in Venezuela, contro governi legittimi facendo esplodere conflitti imprevedibili e drammatici (vedi Libia e Siria); abbracciare la Troika riducendo gli Stati a passacarte;approvare macellerie tipo Grecia;distruggere scuola e sanità pubblica in nome del mercato;porre in una competizione al ribasso, atta al contenimento dei salari e alla compressione dei diritti, i lavoratori autoctoni e questi con quelli provenienti da altri Paesi; favorire delocalizzazioni industriali e circolazioni dei capitali.

Se queste –e si potrebbe continuare– sono le battaglie di tante sinistre ‘occidentali’, morto un Trump se ne faranno altri poiché in molti saranno pronti ad approfittare politicamente dei disastri sociali causati dal capitalismo predatorio lasciato libero di articolare i suoi tentacoli. È facile infatti per le destre proporre (non)risposte capaci di fare breccia su larghi strati popolari nutriti di forma-mentis da avanspettacolo.

È facile creare ‘influencer’ prestati alla politica che cavalcano il malcontento. Perché, per quanto possa essere ampio il loro strapotere mediatico, il disagio sociale c’è ed è reale, e non potrà mai essere sotterrato parlando di fuffa fucsia e agendo da forze ancillari delle classi dominanti.

‘Trumpismo’ e ‘bidenismo’

USA: una democrazia nelle buste

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