Riaprire le scuole!

Nelle ultime settimane si sono susseguite diverse iniziative da parte di studentesse e studenti della scuola secondaria per protestare contro la didattica a distanza e chiedere la riapertura degli istituti. Si tratta certamente di un segnale confortante alla luce del tentativo in atto, da parte del MIUR e di vari gruppi d’interesse, di utilizzare l’emergenza sanitaria per accelerare il processo (in divenire peraltro già da diversi anni) di dissoluzione della scuola repubblicana e per affermare un nuovo modello di “istruzione”, al servizio esclusivo del mercato e delle sue esigenze. Il ridimensionamento e la svalutazione della scuola in presenza procede infatti di pari passo con lo svilimento della fondamentale funzione mediatrice ed educativa dei docenti, oltre che della stessa funzione formativa delle discipline. L’opposizione degli studenti a questa deriva è quindi da salutare con soddisfazione da parte di chiunque, all’interno del mondo della scuola e non, tenti di opporsi ai progetti che a partire dagli anni Novanta le classi dominanti hanno portato avanti grazie anche al contributo in tal senso offerto dalle istituzioni europee.

Occorre tuttavia vigilare al fine di scongiurare il rischio che queste proteste vengano strumentalizzate in vista di scopi inconfessati quanto inaccettabili. Sta emergendo in maniera sempre più evidente che la scuola è in fondo alla scala delle priorità per il governo e per gli interessi socio-economici che esso rappresenta e incarna: in occasione della prima ondata pandemica la scuola è stata infatti la prima attività a chiudere, senza mai riaprire; come se non bastasse, a dispetto dei numerosi mesi a disposizione, non è stato messo a punto alcun piano minimamente serio per consentire la riapertura in sicurezza, scaricando sui singoli istituti l’onere organizzativo (col risultato di una babele di modalità di gestione distinte) e senza mettere in campo le uniche due misure che sarebbero state a tal fine realmente decisive, vale a dire la drastica riduzione del numero degli alunni per classe (con tutte le misure d’accompagno che una simile decisione avrebbe implicato, dall’assunzione e dalla stabilizzazione di migliaia di insegnanti al reperimento di nuovi spazi) e un efficace piano per garantire trasporti locali efficienti e senza il rischio di assembramenti.

Risulta quindi di fondamentale importanza legare la legittima richiesta di riaprire le scuole con la rivendicazione di tutte quelle misure atte a garantire che ciò possa avvenire in piena sicurezza. Diversamente il rischio può essere in prospettiva quello di fornire argomenti alle solite contrapposizioni create ad arte dai media tra lavoratori autonomi e dipendenti, in special modo statali (nel caso specifico gli insegnanti, “colpevoli” di difendere il proprio diritto alla salute e di non accettare quindi di correre il rischio di ammalarsi per lavorare in assenza di ragionevoli sicurezze).

I lavoratori del comparto pubblico sono infatti oggetto negli ultimi tempi di attacchi reiterati e sistematici, non certo casuali, le cui finalità appaiono piuttosto chiare: da un lato eroderne i diritti residuali facendoli passare come privilegi e dall’altro strumentalizzare il disagio di categorie sempre più vaste di persone, proponendo loro come valvola di sfogo il capro espiatorio degli statali fannulloni e garantiti. Un giochino, questo, che funziona tra l’altro benissimo anche all’inverso, delegittimando le proteste di partite IVA e lavoratori autonomi come manifestazioni di insofferenza da parte di impenitenti evasori fiscali e inguaribili praticanti del lavoro nero.

Non ci si stancherà mai di sottolineare la necessità imprescindibile di una vasta alleanza sociale tra le classi a vario titolo dominate (dipendenti e autonomi, lavoratori del privato e del pubblico) contro quelle dominanti, sia quelle organiche agli interessi finanziari transnazionali sia quelle legate a vasti settori dell’imprenditoria nazionale (anche di piccola e media), di certo non meno responsabili del progressivo svuotamento dei diritti dei lavoratori, in atto ormai da diversi decenni.

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