Il sovranismo europeista del federalista David Sassoli

C’è chi ha definito le sue dichiarazioni “sovraniste” (alludendovi in senso “italiano”). Parliamo di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, che pochi giorni fa ha dichiarato che l’Europa deve cancellare i debiti accumulati dai governi per fare fronte alla pandemia, non essendo accettabile che ricadano sui cittadini e sulle generazioni future, che gli Eurobond devono diventare permanenti (il Recovery come «modello definitivo», quindi), che il MES (il fondo –sedicente– Salva-Stati) è da riformare nel senso di essere gestito direttamente dalle istituzioni europee e che si deve eliminare il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione, riformando quindi i Trattati. Tesi, tolta la prima allora non prevedibile, che ritroviamo nelle discussioni e proposte di riforma dell’Unione Europea (UE) formalizzate poi nel Libro Bianco del 2017 e portate avanti da Guy Verhofstadt, il federalista europeo assurto quantomeno tra le figure più significative di quest’area politica.

Le dichiarazioni di Sassoli hanno raccolto consensi trasversali: da figure del suo partito, il PD (ad es. Letta, Martina, il ministro Provenzano, ecc.) ad altre di diversa collocazione partitico/politica, Fratoianni (LEU), Agea (M5S, viceministra, ecc.), passando per la Lega fino al variegato ‘mondo’ sovranista tra cui Fassina (da alcuni definito «sovranista di sinistra») e non solo. La Meloni (FdI) le sue idee in merito le ha già espresse da mesi, da un lato chiedendo l’attivazione dei Diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario Internazionale per fronteggiare l’emergenza coronavirus (in scia di quanto a suo tempo proposto dal Financial Times) che precisò essere creazione di liquidità «senza vincoli da dare a tutti i 189 Stati membri in base alla propria quota di partecipazione al FMI (…) attivati più volte in passato». La Meloni, in aggiunta, ha dichiarato di far politicamente propria la proposta di Georges Soros, cioè l’emissione di 1000 miliardi di Bond perpetui europei (senza restituzione, quindi) al tasso dello 0,5% annuo per fronteggiare la crisi senza gravare sui conti degli Stati europei.

Cosa hanno in comune queste proposte? La consapevolezza che l’organizzazione attuale dell’Unione Europea, già in crisi nel suo impianto e nel suo funzionamento, non è adeguata alle attuali circostanze (causa implicazioni politico-economiche da coronavirus) e ancor meno appare nella prospettiva del ‘dopo’, del post ‘emergenza sanitaria’. In conflitto tra loro continuano a porsi il sovranismo europeo del direttorio tedesco (favorevole ad ‘una’ declinazione di Europa confederale) ed il sovranismo europeo federalista più strettamente legato all’atlantismo dell’altro che cerca di ritagliarsi spazi di autonoma affermazione dei propri interessi, con una definizione del ruolo USA che l’esito ufficiale delle presidenziali definirà non sul piano strategico, ma su quello operativo-‘tattico’.

Ciò detto, è paradossale come le dichiarazioni sovraniste-federaliste europee di Sassoli con la loro prospettiva di un unico grande spazio europeo federale, con un riaffermato legame con il FMI e in senso lato con il mondo transatlantico, come è possibile constatare negli attuali Trattati e nelle proposte di riforma, siano salutate positivamente nel mondo ‘sovranista costituzionale’ che surrealmente ribadisce che la Costituzione italiana prevale sui Trattati ed addirittura plaude al venir meno del diritto di veto in nome di ‘maggioranze qualificate’, a lasciare più robustamente di adesso allo scontro tra dominanti confederali vs federalisti la soluzione dei rapporti di forza e degli interessi politico/strategici che li contrappongono. Che prevalgano gli uni o gli altri sancendolo nei Trattati da riformare oppure che trovino una sistemazione con un diverso processo di riforma, nulla cambierà relativamente allo status coloniale del nostro Paese, l’Italia (e non solo).

Insomma, grande è la confusione sotto il cielo!

P.S. Breve chiosa che s’inscrive nel quadro di cui sopra. Sulla bozza italiana di documento programmatico di bilancio (Dpb) la Commissione Europea ha oggi comunicato che «è in linea con le raccomandazioni» adottate dal Consiglio il 20 luglio, «ma alcune misure non sembrano temporanee o finanziate da misure di copertura». Osservare quel «temporanee»! E poi «dato il livello del debito pubblico italiano e le grandi sfide di sostenibilità nel medio termine prima dello scoppio della pandemia Covid-19, è importante per l’Italia assicurare che, quando prende misure di sostegno, preservi la sostenibilità di bilancio nel medio termine». Osservare cosa si deve preservare: «la sostenibilità di bilancio nel medio termine»! La Bruxelles carolingia non intende mollare sull’arma politica del debito estero…

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