Sanità in Calabria e disvelamenti del ‘caso Cotticelli’

Un caso tragicomico, surreale ma estremamente istruttivo. Saverio Cotticelli, generale dei carabinieri in pensione, viene nominato due anni fa commissario straordinario regionale per il rientro del debito sanitario della Calabria. La nomina sotto il Governo Conte 1 (M5S-Lega) è poi riconfermata sotto il Conte 2 (M5S-PD). Venerdì scorso (6 novembre) la trasmissione di Rai 3 “Titolo V” lo intervista sul CV-19: sostiene di non essere lui l’incaricato a redigere il piano anti Covid salvo scoprire, su sollecitazioni del giornalista, che in una comunicazione ai primi di novembre il ministero aveva risposto proprio a una sua richiesta di chiarimenti di un paio di mesi prima, attribuendogli la predisposizione del piano. Imbarazzato ed impacciato, rinvia alla settimana successiva la stesura.

Alla richiesta di informazioni sul numero dei posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva della regione arrabatta cifre nello spaesamento più totale.

Le sue dimissioni anticipano di poche ore la sostituzione disposta “con effetto immediato” da Palazzo Chigi.

Per la cronaca il nuovo sostituto, Giuseppe Zuccatelli, molto vicino a Pier Luigi Bersani, già presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, poi con incarichi da commissario e subcommissario alla sanità in Campania e Abruzzo, un passato nel PD come consigliere comunale a Cesena, poi candidato (non eletto) in LEU alla Camera nel 2018, è già oggetto di polemiche per dichiarazioni di alcuni mesi fa sull’inutilità delle mascherine. Sostituisce Cotticelli con la stessa identica mansione: attuare il vigente Piano di rientro dai disavanzi del servizio sanitario della Regione Calabria.

Tutto questo rimanda a questioni apicali strettamente collegate. Innanzitutto la funzione di commissario straordinario per il rientro del debito sanitario andrebbe meglio investigata.

Il commissariamento, da circa undici anni, della sanità calabrese ha significato smantellamento dell’intervento pubblico, drastica riduzione di fondi, ricorso crescente al precariato del personale sanitario, chiusura di ospedali, carenze della rete ospedaliera sulle terapie intensive e più in generale di posti letto in assoluto, il tutto in un gioco connivente di specchi tra governo centrale, giunte regionali e sedicenti opposizioni.

La vicenda Cotticelli è pertanto il riflesso di un sistema di degrado politico, non certo la sua causa.

In secondo luogo (anche) la crisi sanitaria in Calabria disvela gli effetti dell’eversione dello Stato nazionale innescati in sinergia tanto dal basso (regionalismo separatista) quanto dall’alto (politiche austeritarie e cessioni di sovranità pro Unione Europea).

Il fallimento dello spezzettamento del Servizio Sanitario Nazionale in 20 Servizi regionali, con il relativo portato di privatizzazioni nell’erogazione delle cure, nei finanziamenti e nella spesa tramite fondi integrativi, polizze assicurative, eccetera, è indiscutibile e conclamato.

Vale per la sanità come per le altre 22 materie del Titolo V riformato (2001) della Costituzione.Proprio in queste settimane, in questi giorni, il governo Conte sta tentando di far passare in Parlamento un rafforzamento dell’Autonomia regionale differenziata inserendo, tra i provvedimenti collegati alla manovra di bilancio, il DDL “Boccia”.

Va fermato e va ritirata ogni forma di autonomia differenziata per la sua carica distruttiva dell’unità nazionale e della Repubblica.

Le implicazioni sanitarie ed economico-sociali del CV-19 non hanno fatto altro che disvelare le disuguaglianze in essere ed il legame intrinseco, indissolubile, tra riaffermazione dei diritti sociali per tutti e conquista della sovranità nazionale.

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