Mascherine, FCA e schermature politiche

Obbligo di mascherina all’aperto h24 nel Lazio. Da sabato 3 ottobre anche questa regione si aggiunge ad altre e ad alcune città che hanno già deliberato in tal senso. Nella discutibile –a dir poco– ordinanza di Nicola Zingaretti, presidente della regione, la prescrizione è esclusa “per i bambini al di sotto dei sei anni, per i portatori di patologie incompatibili con l’uso della mascherina e durante l’esercizio di attività motoria e/o sportiva”. Curiosità: “attività motoria” vuol dire passeggiata o solo corsa? La prescrizione si basa sull’aumento del numero dei “contagiati” correlati ai tamponi di massa, effettuati quotidianamente, che stanno facendo registrare una percentuale altissima di asintomatici positivi. Nulla che quindi ricordi la situazione del marzo scorso. Si è forse entrati nella fase cosiddetta di immunità di gregge, di resistenza al virus attraverso gli anticorpi, che quindi non rappresenterebbe alcunché di drammatico?Da Bruxelles oggi, in conferenza stampa, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte non esclude l’estensione dell’obbligo in tutta Italia precisando che “al momento non abbiamo deliberato nessuna misura in questa direzione”.

Ha comunque di che gongolare Elkann. Ad agosto scorso è stato ufficializzato con Conte, tramite l’intermediazione del commissario straordinario Domenico Arcuri, l’accordo per la messa in produzione delle mascherine in Italia, dopo il via libera dell’Istituto Superiore di Sanità: tre autorizzazioni per quelle chirurgiche di tipo tradizionale per adulti e due per quelle pediatriche, per bambini. Il gruppo Elkann ha sbaragliato, in Italia, la concorrenza facendo la parte del leone. Avranno pesato, oltre alle sue entrature atlantiche, il peso politico ed anche editoriale, vista l’acquisizione nell’aprile scorso del gruppo Gedi (Stampa, la Repubblica, Secolo XIX, quotidiani locali, l’Espresso e alcune radio nazionali)? Sarà in relazione a questo che si può leggere una certa ‘comprensione’, su questi organi di informazione, della linea di governo di Conte? È fuor di luogo pensare che ragioni (geo)politiche si intreccino con affari e compiacenze?

Fca Italy spa, il gruppo automobilistico presieduto da John Elkann, ha nei mesi scorsi deciso di attrezzare ben 44 linee di produzione (rispettivamente 25 e 19) tra gli stabilimenti di Mirafiori (Torino) e Pratola Serra (provincia di Avellino), annunciando (a regime) 27 milioni di ‘pezzi’ giornalieri, a colmare oltre la metà del fabbisogno quotidiano nazionale per gli adulti e la totalità di quello quotidiano della scuola per i più piccoli. La Repubblica scrive (30 settembre) che la produzione si è attestata a quota 100 milioni di mascherine e che il numero salirà con la progressiva implementazione dei relativi macchinari. Sorge spontanea la domanda? Quanto durerà questa ‘conversione a tempo’ della produzione, peraltro già perseguita da altre case automobilistiche multinazionali per compensare il calo delle vendite accentuatosi con la diffusione del CV-19? L’azienda aveva dichiarato inizialmente fino a fine settembre la durata di questa attività, per poi spostarne la data alla fine dell’anno in corso. Da fonti giornalistiche interne a Fca non si esclude che il prolungarsi dell’emergenza sanitaria potrebbe indurre l’azienda ad uno spostamento al 2021 delle attività di produzione delle mascherine.

La prevedibile estensione dell’uso di mascherine all’aperto sembra tra l’altro fatta apposta per infiammare ancor più lo scontro tra “minimalisti” e “allarmisti”. Il tema, altamente divisivo, è destinato ad occupare le menti e le energie dei più, tra trasmissioni a gogò sui massmedia e furiose discussioni sulle reti sociali. Nel mentre la fase che si sta aprendo è delicatissima per svariati centri di potere è comunque bene che ci si accapigli su questo e non si parli di tanti ‘nodi’ sul tappeto, dal Recovery Fund al MES al disastro economico a tutto campo del Paese aggravatosi dalla condizione coloniale sofferta per il combinato disposto UE-euro, eccetera. Ma le libertà civili? Inscriviamole seriamente dentro un contesto politico di lotta per la sovranità, l’indipendenza e la liberazione. Sganciate da questo rischiano di essere parcheggiate nel velleitarismo e nell’inconcludenza.

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