Recovery fund: verso un accordo senza intese

A Bruxelles si lavora alacremente per i titoli dei giornali e l’imbonimento di quelle fasce di popolazione da tempo inchiodate al ‘sogno europeo’ ed al suo corredo di fumisterie (solidarietà, fraternità, benessere sociale).
La “potenza di fuoco” europea? Alla fine un modestissimo show di mal riusciti fuochi pirotecnici. Ancora si negozia al ribasso (sarà interessante vedere i ‘capitoli’ tagliati…) sul ‘cuore’ del supposto intervento solidaristico europeo, il Recovery Fund pomposamente ribattezzato “Next Generation EU” (come a dire che le attuali generazioni possono crepare!) e sulla sua “governance”.
E quindi? Suona brutto definirli ‘a strozzo’? Allora diciamo che i soldi saranno insufficienti, erogati –quando arriveranno– “a tranche”, condizionati ed eventualmente bloccati (in sede di Commissione Europea o Consiglio Europeo) di fronte a un governo riottoso alle “riforme” (alias: mazzate sociali) della Troika da decenni pretese, applicate, e poi di continuo ri-pretese più rafforzate, in direzione sempre più anti-sociale.
Di pari passo, nel nostro Paese, si sta lavorando altrettanto alacremente. Per cosa? Per la cortina fumogena che accompagni la chiusura del Consiglio Europeo.
Per il sudditame euro-unionista italofono (i soggetti economici affaristici interessati comunque a trarre vantaggio dai soldi che arrivassero; le loro referenze politiche; la compagnia di giro dell’imbonimento massmediatico/accademico di riferimento) da un lato sarà necessario direzionare il risentimento sociale, dall’altro parlare comunque di “grandi opportunità” dei fondi concessi ed enfatizzare la necessità “a questo punto” di ricorrere ai fondi del MES.
C’è una tempistica da seguire.
Intanto ‘responsabilizzare’. Due le entità: transitoriamente i Paesi “frugali”. Da giorni il Paese bersagliato sono loro, i Paesi Bassi del primo ministro Mark Rutte. Più sullo sfondo gli altri (Austria, Svezia, Finlandia, Danimarca), Paesi ‘cattivi’ che impediscono all’Italia di risollevarsi. Il più cattivo sarebbe Rutte, primo ministro (di centrodestra, come in Austria, mentre negli altri gli esecutivi sono di centrosinistra, con socialdemocratici e verdi) di un “piccolo Paese” peraltro molto considerato da multinazionali per la loro sede fiscale e legale, come il gruppo Agnelli-Elkann.
Ma l’obiettivo più importante d’ultima istanza –e durevole– è già –e sarà sempre più– l’Italia-Paese con la sua pretenziosa (“spocchiosa”, Mattia Feltri docet!) attitudine da “cicala”, non al passo con la “modernizzazione”, in cerca di continuo assistenzialismo, con governi che perseguono finanze “allegre” e via salmodiando con la colpevolizzazione di un popolo. Ergo diffidenze e controlli sono comprensibili!
In questa cortina fumogena, Francia e Germania si sono schierate dalla parte dell’Italia (evviva!), sostenendo amorevolmente Conte e gli interessi italiani, perorando più debito, pardon, più soldi a fondo perduto, e ahinoi lasciando agli olandesi (egoisti e quindi “sovranisti”) di Rutte (che è del Partito Popolare europeo…) il cerino in mano o, più banalmente, la funzione di specchietto per le allodole, forse un po’ più realisti del re (carolingio), l’asse franco-tedesco.
Alla fine di questa grande rappresentazione psico-drammatica europea, l’effettiva ricaduta –lo abbiamo detto da tempo e torniamo a dirlo– della fuffa sostanziale e prevedibile del Recovery Fund, magnificato dagli euro-imbonitori (politici, economisti, giornalisti…) italofoni –ed anche da certi “sovranisti”– è che l’Italia affidabile non è, “come dar torto alle critiche?”, i ‘compiti a casa’ non li fa, ergo di cosa lamentarsi, facciamo vedere come ‘muoiono gli italiani’!
Prepariamoci, intanto, alla rappresentazione che sarà messa in onda, tra chi esalterà il nostro prode Conte, “eroe” di ritorno dalla sua “singolar tenzone”, e chi nel gioco degli specchi fa il “sovranista” di sua maestà e lamenterà che non si sono portati a casa risultati soddisfacenti.
Quel che è certo –e la cosa è già rigorosamente ‘silenziata’– e che questi soldi condizionati e a debito nulla hanno a che fare con i problemi che attanagliano l’Italia, con gli strati sociali subalterni in sofferenza (lavoro dipendente pubblico e privato, cassintegrati, precari, partite IVA ‘proletarizzate’), con le necessità del riassetto pubblico del territorio, della ricerca, della sanità, dell’istruzione, della previdenza, del trasporto, delle comunicazioni, delle reti energetiche e idriche, eccetera.
Lo si vedrà sempre più nitidamente nei mesi a venire.

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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