Colonizzazione tedesca in Grecia. Il caso Fraport

La tedesca Fraport lamenta un crollo dei trasporti in Grecia del 90% e presenta il conto dei mancati profitti al governo di Atene. Si tratta del primo semestre 2020 e la somma richiesta ai contribuenti greci è di 175 milioni di euro. Lo riporta ieri Italia Oggi. La Fraport (Frankfurt airport services worldwide) è una società di trasporti che gestisce l’aeroporto di Francoforte: 22mila dipendenti, 3,4 miliardi di euro di fatturato e partecipazioni in numerosi aeroporti nel mondo. In Grecia ne controlla 14 regionali, acquisiti in gestione per 40 anni (nel 2015) per appena 1,2 miliardi, grazie a una privatizzazione imposta dalla Troika per concedere un prestito MES ad Atene. Tra l’altro nel 2017 la stessa chiese al governo greco un risarcimento di 74 milioni di euro non essendo gli aeroporti nelle condizioni previste dal contratto, contenzioso che si risolse con un compromesso di 27 milioni. In generale, nel contratto, i vantaggi sono per la società tedesca, mentre al governo vanno tutti i rischi e gli svantaggi, inclusa la clausola che prevede la copertura da parte dell’esecutivo greco delle eventuali perdite «causate da eventi di forza maggiore», come appunto –sostiene la Fraport– il crollo del traffico aereo causato dalle restrizioni imposte dalla pandemia del Covid-19.
Il governo Mytsotakis (Nuova Democrazia, un partito europeista) per il momento non ha accettato la richiesta. Analisti tedeschi, come via d’uscita, suggeriscono al governo di Atene di accettare il Recovery Fund in modo che a pagare le perdite di Fraport siano tutti i contribuenti europei, tramite i contributi nazionali al fondo, ed in minima parte quelli greci. La posizione del “presidente del governo” (come da denominazione costituzionale), Kyriakos Mitsotakis, in dichiarazioni alla stampa, per ora è di rifiuto tanto del MES quanto del Recovery Fund. «La Grecia ha già fatto tanti sacrifici in cambio dei prestiti europei», ha detto, «e non vuole più saperne di una supervisione ‘rigorosa e impopolare’ sui suoi conti pubblici. Anzi, considera politicamente inaccettabili le eventuali condizionalità del Recovery Fund». Condizionalità peraltro tutt’altro che eventuali, visto che sta emergendo sempre più con forza il principio base «soldi soltanto in cambio di riforme» di questo Fondo.
“Italia oggi”, al riguardo, osserva: “Il che spiega bene anche un aspetto che ci riguarda, ovvero perché il premier Giuseppe Conte, nel suo tour fra i paesi del Sud Europa in cerca di un alleato disposto a chiedere il MES prima dell’Italia e a firmare una linea comune sul Recovery Fund, si sia tenuto alla larga da Atene”.

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