Le ‘rime buccali’ di Conte e il covid 19

Nelle Linee Guida del governo sul rientro a scuola a settembre, si dà la misura della distanza da far rispettare in classe «tra le rime buccali degli alunni». La parola «rima», in latino, vuol dire «fenditura, fessura, crepa». Insomma, si prevede nel testo una distanza «tra le bocche» (rima oris: rima buccale) di almeno un metro. Ovviamente per la sicurezza, visto che la via principale di trasmissione del virus CV-19 sono le goccioline del respiro, un colpo di tosse o uno starnuto per il tramite della bocca.

Ora, per rispettare questa distanza significa che, intorno allo studente, vi dovrà essere uno spazio a raggiera di mezzo metro, in modo che il mezzo metro di un alunno sommato al mezzo metro del vicino dia come risultato appunto un metro. Una distanza maggiore era però prevista dalla precedente legge che infatti attribuiva uno spazio per alunno a più del doppio (1,8 metri quadrati rispetto a 0,785 previsto dalle Linee Guida). Sembra incredibile, ma così è.

A ben vedere, altro che «lotta alle classi pollaio»! In base alla normativa se ne consente il rafforzamento. È quindi evidente che non si pensa minimamente a ridurre il numero degli alunni nelle classi pollaio e men che meno ad investire in nuove assunzioni (ben più robuste, per numero, delle sostituzioni costantemente al ribasso rispetto ai pensionandi). Le Linee Guida, del resto,  predispongono la possibilità di «riconfigurare» le classi in più gruppi di apprendimento, con alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi e dunque anche di diverse età («la classe come comunità aperta»), di aggregare le discipline, di promuovere «attività didattica in presenza e digitale integrata» nelle secondarie di II grado, di ridurre l’ora scolastica, di «rivisitare i nuclei essenziali delle discipline» (ovviamente nel senso di un ulteriore ridimensionamento), di fare entrare più robustamente i privati nelle scuole. Insomma, si coglie l’opportunità per accelerare la disarticolazione e la privatizzazione della scuola pubblica statale.

Cosa c’entra tutto questo con l’emergenza sanitaria e la sicurezza? Ovviamente nulla! L’unico punto estetico perché la motivazione sanitaria regga però lo si dà: possibilità di frequenza a turni differenziati. A far vedere così che si vogliono evitare affollamenti. In classe sì, ma fuori assolutamente no! Meglio ammassare gli alunni nelle aule e «distanziare» le entrate e le uscite delle classi. Potenza della «task force» di Conte all’Istruzione.

Un’altra questione da investigare riguarda i soldi stanziati per la scuola. Prima si parlava di 1,5 miliardi di euro ma, dopo la «scoperta» dell’Azzolina, ministro dell’Istruzione, la stessa parla di 2,5 miliardi. Domanda: per chi e/o cosa sono destinati questi fondi? Se ne scopriranno delle belle.

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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