2 giugno: tricolore e paradossi

Ieri, 2 giugno, festa della Repubblica e dei paradossi in campi politici opposti. Tutto condensabile nella valenza simbolica e di significato del Tricolore.

Per celebrare la festa della Repubblica italiana le destre sono scese in piazza sventolando e srotolando il Tricolore. Surreale se si pensa –solo rimanendo sulle generali– alla natura intimamente liberista dei loro programmi politici, alla rivendicazione di un’altra Europa (filo-atlantica), alla richiesta ancora più spinta di autonomia differenziata in linea con il processo di integrazione europea, smembrando così l’unità nazionale, della Repubblica ed acuendo la disuguaglianza dei diritti sociali. Nessun ripensamento nonostante il disvelamento tragico dell’inadeguatezza del regionalismo differenziato ad affrontare problematiche sociali diffuse, stavolta nella sanità e proprio laddove, in Lombardia, se ne celebrava uno dei suoi punti di forza. Tutto surrogato dalla torsione strumentale di scelte (certamente criticabili) del governo Conte sulla “emergenza” sanitaria da Cv-19, assunte come causa e quintessenza dei mali presenti e futuri del Paese, addirittura con l’evocazione di inquietanti scenari golpisti da parte di forze in ultima istanza rigorosamente occulte.

Per celebrare la festa della Repubblica italiana le sinistre radicali e vari partitini comunisti sono scesi in piazza per non lasciarla alle destre. Nessun Tricolore, solo bandiere di partito. Legittime senz’altro, ma nessun Tricolore. Non si sono volute lasciare le piazze alle destre, ma si è lasciato loro –indegnamente sotto tutti i profili– il Tricolore, nel mentre si voleva celebrare la Repubblica costruita dalle forze politiche (principalmente “di sinistra”) della Resistenza.
Si tratta di una deplorevole mancanza estetica, di forma? No, nella sua valenza simbolica è la spia di un rimosso e di un problema di sostanza. E la sostanza sta nel proclamare la propria contrarietà alle destre senza però esprimere una capacità propositiva complessiva alternativa sul piano della concretezza storica, senza assumere il Tricolore come simbolo unificante patriottico di una necessità di liberazione del Paese, senza comprendere che il mancato raggiungimento –finalmente– di una piena sovranità politica renderà sempre impraticabile la costruzione di una nuova società con diritti e giustizia sociali effettivi.

A Roma, ieri, 2 giugno, Indipendenza ha effettuato una passeggiata patriottica. Ha attraversato le strade di S. Lorenzo e del centro, ignorando le piazze delle destre e recandosi a quella della (plurale) sinistra radicale e a quella del PC di Rizzo. Particolarmente interessante camminare avendo ognuno o la bandiera di Indipendenza o il Tricolore con la stella rossa, suscitando sia sguardi attenzioni curiosità domande nelle strade affollate sia la solerzia delle forze dell’ordine che, in via Cavour, hanno fermato e identificato tutti e poi, a S. Silvestro, hanno esercitato pressioni verbali perché ripiegassimo quelle bandiere senza però ricevere soddisfazione, essendo un nostro diritto.

La “passeggiata patriottica” nata come idea a poche ore dal 2 giugno, improvvisata nella sua organizzazione, avrà un seguito, e non solo a Roma, affiancandosi ad altro.
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