Antifascismo, giustizia sociale e anticapitalismo: senso e prospettive del 25 aprile

Non esiste libertà senza uguaglianza.
Non esiste democrazia senza giustizia sociale.
Non esiste antifascismo senza antimperialismo e anticapitalismo.
L’antifascismo in cui mi riconosco è quello dell’ultimo Pasolini, che in “Salò o le 120 giornate di Sodoma” utilizzò il fascismo storico per denunciare ciò che considerava il nuovo fascismo, quello della società dei consumi e del produci-consuma-crepa, dell’individualismo radicale che si legittima con parole d’ordine libertarie e progressiste, della spoliazione di diritti, della rapina, del violento sfruttamento di classe. In altre parole la società capitalista.
L’antifascismo che disprezzo profondamente è invece quello istituzionale, che strumentalizza la Resistenza per legittimare l’esistente.
Quelle donne e quegli uomini (molti dei quali giovanissimi) combatterono e diedero la loro vita per tutt’altro, a cominciare dall’indipendenza di questo Paese. L’Italia divenne però poco dopo una colonia americana e lo è tutt’ora; uno status a cui in anni più recenti si è aggiunto quello di periferia (nel senso di mezzogiorno) di una UE concepita geopoliticamente in funzione degli interessi imperialistici statunitensi e modellata economicamente sulla base degli interessi capitalistici della Germania e di altri Paesi del “centro”.
Quelle donne e quegli uomini combatterono in nome della pace, dell’uguaglianza dei popoli e dell’internazionalismo, non per giustificare il neocolonialismo occidentale sul resto del mondo grazie alle guerre “umanitarie” e all’indigesta retorica cosmopolita dei “diritti umani” (in realtà occidentali).
Quelle donne e quegli uomini combatterono per una società più giusta, non per quella fondata sul mito della competizione, della “meritocrazia”, del darwinismo sociale e della colpevolizzazione dei più poveri.
Quelle donne e quegli uomini combatterono per costruire uno Stato che governando i processi economici garantisse i diritti sociali, non per lo Stato sottoposto all’autorità di quell’entità metafisica chiamata “mercato”, nell’ambito del quale è soggetto alle stesse regole di un individuo, di una famiglia o di un’azienda, con il risultato che l’economia politica si riduce a partita doppia. Le drammatiche conseguenze di questa aberrazione ovviamente ricadono sistematicamente sui più deboli.
Quelle donne e quegli uomini combatterono per garantire a tutti formazione, istruzione e diritti politici, non per promuovere l’ignoranza diffusa con cui giustificare i deliri di quegli “antifascisti” che vorrebbero abolire il suffragio universale.
Quelle donne e quegli uomini combatterono anche per garantire a tutti un’adeguata assistenza sanitaria, non per trasformare la salute dei cittadini in un business, i cui tragici effetti sono proprio in questi giorni sotto gli occhi di chiunque abbia voglia di vedere e di usare il cervello.
Quelle donne e quegli uomini combatterono per affermare il valore della dignità umana, non per una società che considera gli anziani un peso economico e le loro pensioni un privilegio, additandoli in questo modo come uno dei capri espiatori (al pari degli immigrati) con cui controllare e dirigere la rabbia sociale di coloro ai quali sono stati tolti i diritti sociali faticosamente conquistati dai nonni e dai padri.
E potrei continuare…
Ora, il punto è che l’antifascismo dei liberali di oggi (l’antifascismo istituzionale) è vuoto e falso come quello dei liberali di ieri (coloro che per scongiurare il pericolo comunista non esitarono ad appoggiare l’ascesa al potere di Mussolini e lo sostennero per tutto il ventennio, salvo poi riscoprirsi antifascisti a guerra perduta) e il problema è che se ieri i liberali rappresentavano soltanto una parte politica, oggi nelle loro varie declinazioni (da quelle più conservatrici a quelle più “progressiste”) rappresentano pressoché l’intero arco parlamentare. Eh già, il famoso pluralismo politico che caratterizza le moderne democrazie occidentali…
È anche colpa di questo falso antifascismo – oggi largamente egemone – se da anni con sempre maggior frequenza gli eredi del fascismo e di quello che fu il suo consenso (la cosiddetta “maggioranza silenziosa” di democristiana memoria) provano insistentemente a riscrivere e deformare la Storia, ribaltando ruoli e significati politici del conflitto combattuto in Italia tra il 1943 e il 1945.

Buon 25 aprile a tutti.

Dario Romeo
Indipendenza, Torino
Utilizziamo questo periodo per irrobustire o allargare il raggio di interlocuzioni e conoscenze tramite telefono o video-conferenze. Lo si faceva anche prima, ma nell’attuale periodo di ‘domiciliazione coatta’ “Indipendenza” ha intensificato questo tipo di attività, per confrontarsi sul piano delle analisi, delle idee e dell’azione.
Chi sia interessato, è invitato a scriverci in privato.
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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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