Oltre il ‘NO’ al MES

MES no oppure MES sì? NO a prescindere, oppure SÌ ma solo a “condizionalità” leggere (“light”) e meglio ancora se del tutto assenti?
Non è surreale che su questo si stiano contrapponendo tutti i partiti dell’arco parlamentare (con affini schiere di economisti, giornalisti, opinionisti, ecc.) come se si decidessero epocalmente le sorti del Paese?
Certo che non si tratta delle stesse posizioni, che il Trattato MES (affossa-Stati) è da rigettare nella versione attuale come anche in quella che si voleva riformare fino a pochi mesi fa ed ora è ‘sospesa’, ma il punto è che non sta lì il cuore del problema. Chi è contro il MES e si limita a questo senza vedere l’insieme, fa un’operazione ingannevole, e nella migliore delle ipotesi ricorda quelli che ballavano sul Titanic che affondava.
Il MES è certamente un male che si inscrive nel contesto del peggio. Il peggio è dentro tutte le voci dei prestiti che alimentano il meccanismo debitorio ‘estero’ con il quale l’Unione Europea scardina ‘alcune’ sovranità (o semi-sovranità) statuali e rovescia quel che era stato conquistato in termini di diritti sociali. Per l’Italia, permanere dentro questo meccanismo, contrarre ulteriori prestiti esteri (somme peraltro assolutamente insufficienti rispetto all’enormità del necessario) significa doverli restituire con gli interessi. ‘Leggeri’ o ‘pesanti’, tutto si accumulerà al debito pregresso e al crollo del PIL che, anche in assenza di prestiti, farà salire vertiginosamente dal 2021 la cifra/rapporto del “debito”. Il MES è quindi parte del problema e va senz’altro rifiutato comunque lo si voglia propinare, ma non è ‘il’ problema.
È dal parametro capestro debito/PIL, base principale del funzionamento dell’Unione Europea, che bisogna uscire. È dalla spirale debitoria estera con cui la UE (cioè l’asse franco-tedesco) esercita il suo dominio, che bisogna liberarsi. In questo allucinante paradigma vessatorio di tagli e provvedimenti austeritari ‘made in UE-BCE-FMI’ ci hanno portato le compagini sub-dirigenti della Prima Repubblica. Ad accentuare la spirale depressiva ci hanno pensato quelle della Seconda, in decenni di ossequiosa ed oltremodo zelante osservanza dei dettami prescritti.
È lungo la strada della lotta di liberazione ‘nel’ Paese e ‘del’ Paese che è sempre più urgente incamminarsi. Anche per questo Indipendenza invita agli incontri telematici che promuove quasi quotidianamente.
Utilizziamo questo periodo per irrobustire o allargare il raggio di interlocuzioni e conoscenze tramite telefono o video-conferenze. Lo si faceva anche prima, ma nell’attuale periodo di ‘domiciliazione coatta’ “Indipendenza” ha intensificato questo tipo di attività, per confrontarsi sul piano delle analisi, delle idee e dell’azione.
Chi sia interessato, è invitato a scriverci in privato.
Accorciamo le distanze!
ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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