Trasporto pubblico locale, pandemia e questione ambientale

Lo scenario che si prospetta in esito alla pandemia, trascorsa la fase più acuta della serrata, è qualcosa che va al di là degli incubi: fra ‘cure’ europee, piani di rientro dallo sconquasso della finanza pubblica e privata, collasso del tessuto economico, restrizione degli spazi di agibilità sociale e politica non v’è che da considerare puerili esternazioni gli “andrà tutto bene” sbandierati a ogni angolo di strada.

Nonostante una certa vulgata voglia leggere nell’attuale frangente un’occasione di riduzione dell’impatto ambientale dell’uomo sul pianeta e le sue risorse, si rischia anche in questo caso una cura peggiore del male: non solo l’esplosione dei rifiuti ospedalieri e dei dispositivi ‘usa e getta’ quasi sempre non riciclabili rischia di generare un’impennata nelle esigenze di smaltimento, ma anche un altro comparto cui abbiamo prestato particolare attenzione rischia di essere pesantemente compromesso, cioè il trasporto pubblico. La promiscuità nell’utilizzo dei mezzi, il sovraffollamento e la mancanza di igiene rischiano di consegnarci città, se possibile, ancor più congestionate dal traffico privato e di mandare in crisi un comparto non solo in grado di coinvolgere una complessa filiera economica e tecnologica (costruzione dei mezzi e infrastrutture, società di trasporto pubblico, autisti, impiegati, manutentori…) ma fortemente anticiclico sul piano economico, in grado cioè di produrre occupazione, sostenibilità ambientale e innovazione tecnologica. Certo, in un mondo ideale verrebbero rinnovati e sanificati i mezzi e aumentate le frequenze, ma queste non sembrano affatto essere le intenzioni delle nostre classi dirigenti succubi degli assi economici della filiera euro-atlantica.

L’esigenza di trasformare Atac in azienda di diritto pubblico su una base di legalità costituzionale se prima era una giusta rivendicazione politica, oggi diventa una ineludibile necessità alla luce delle prospettive a dir poco fosche di tutto quanto attenga alla dimensione ‘sociale’ e ‘collettiva’ della vita umana. Indipendenza continuerà a fare la sua parte anche in questa lotta per non lasciare indietro nessuno del comparto e, altrettanto, per garantire a tutti i cittadini il diritto alla mobilità.

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