Orientamenti per la liberazione nazionale e sociale

La prima volta che, come “Indipendenza”, si è incontrato Paolo Maddalena, risale a 20 anni fa. Avevamo letto suoi articoli sulla questione dell’alienazione dei beni demaniali con estensione all’ambiente e sulla penetrazione nel diritto nazionale italiano degli istituti giuridici di matrice anglosassone attraverso la normativa comunitaria europea, a scalzare progressivamente una legislazione che aveva le proprie radici nel diritto romano. Temi a nostro avviso di assoluta rilevanza quantunque rimossi, se non ignorati dai più. Lo contattammo pertanto per un’intervista al riguardo che uscì sulla rivista cartacea “Indipendenza” e che poi rigirammo –e fu pubblicata– su una serie di giornali di provincia sparsi per la Penisola, nelle pagine culturali, grazie ai ‘buoni uffici’ di un’agenzia giornalistica con la quale si era in rapporti.

Una persona di una dignità morale solare, Paolo Maddalena. Su molto si convergeva, anche sulla valenza della questione nazionale. Al riguardo, nel corso del primo incontro, fu molto gradito il regalo di un suo interessantissimo libro, “Danno pubblico ambientale”. Si convergeva su molto, moltissimo, meno sulla questione dell’Unione Europea. Per quanto non gli mancassero forti argomentazioni critiche, allora sussisteva in lui una qual certa idea di alter-europeismo sociale, ‘solidaristico’ e rispettoso delle sovranità nazionali. Pur se non si concordava sulla affidabilità e fondatezza della matrice ‘alter-europeistica’ comunque declinata (esplicitando le ragioni) i rapporti si mantennero. Da allora riceve la rivista cartacea “Indipendenza” (omonima dell’associazione molti anni dopo costituita) e non sono mancati gli incontri. Per un po’ ancora a casa sua poi, con il suo passaggio alla Corte Costituzionale, particolarmente in occasioni pubbliche, e successivamente quando, cessati gli incarichi istituzionali, ha deciso di impegnarsi politicamente.

Nel 2014 abbiamo estesamente recensito il suo importante saggio ‘Il territorio bene comune degli italiani’ (Donzelli), in “Indipendenza” n. 37/2014, ricco di spunti e approfondimenti utili anche per l’oggi.

Ci ha fatto piacere rilevare un cambiamento di posizione sulla questione della UE, pur talvolta con qualche ‘ammorbidimento’ poi rivisto.

Troviamo interessanti le proposte di Maddalena maturate in questa particolare situazione, al netto che toglieremmo al punto 8 quella “o” disgiuntiva, sostituendola con una “e” coordinativa e precisando una fuoriuscita dall’Unione Europea (non solo dalla moneta unica, quindi). Poi, certo, altro si dovrebbe aggiungere ( rinviamo in tal senso ai nostri ‘otto punti’ programmatici ed ai correlati documenti tematici ), ma di per sé riteniamo importante condividerle come base per una più ampia e plurale convergenza nell’ottica del generale e comune scopo di liberazione del Paese.

Del resto, come scrivevamo giorni fa, ‘è nei fatti’ il palesarsi del volto antisociale e predatorio del processo di integrazione europea, sapientemente camuffato in questi anni da interessate campagne stampa (‘gli sprechi’, ‘la casta’, ‘l’evasione fiscale’, senza peraltro mai parlare di elusione che proprio grazie alla libera circolazione dei capitali garantita dall’ordinamento UE è di fatto lecita…) e dall’orientamento del dibattito pubblico su obiettivi di gestione collegati a detto processo (‘le riforme’, ‘l’autonomia regionale’, ‘i privilegi’ di questo o quello…).

Questione nazionale e questione sociale –assi fondanti del pensiero politico della rivista e dell’associazione “Indipendenza” e cardini della sua azione nella società– non sono più eludibili. In questo senso invitiamo alla mobilitazione cercando il fronte di convergenza più avanzato possibile per coagulare forze, intelligenze e capacità di incidenza. Chi ci sta, al netto di sensibilità e distinguo, non si tiri indietro e non aspetti il domani: potrebbe essere troppo tardi. Al di là delle etichette e delle modalità espressive delle rivendicazioni, ciò che conta è trasmettere all’opinione pubblica, nelle sedi le più ampie possibili, la centralità degli snodi di seguito evidenziati, il cui confliggere con il combinato sistemico UE/euro è frontale.

1) Revisionare il nostro debito pubblico e dichiarare inesigibile il debito da speculazione (così il debito si ridurrebbe a meno del 60 % del PIL);

2) Bloccare tutte le privatizzazioni, le cartolarizzazioni e le svendite;

3) Abrogare le leggi che consentono la finanziarizzazione del mercato (cartolarizzazioni, derivati, ecc.);

4) Chiedere l’annullamento per via giudiziaria delle cartolarizzazioni e svendite di tutti gli immobili pubblici (specie degli Ospedali storici e dei beni delle IPAB), dimostrando che tali cartolarizzazioni e svendite violano la “funzione sociale” (cioè l’interesse pubblico del Popolo) della “proprietà pubblica” e sono contro “l’utilità pubblica, la sicurezza, la libertà e la dignità umana” (artt. 41 e 42 della Costituzione). Si tratta di “norme “precettive e imperative”, che consentono di “annullare senza limiti di tempo” le cartolarizzazioni e le svendite in questione, ai sensi dell’art. 1418 del codice civile;

5) Ricostituire, con provvedimenti legislativi e Atti giudiziari, il “patrimonio pubblico” ceduto ai privati, dichiarandolo “Inalienabile, inusucapibile e inespropriabile”;

6) Precisare che la “proprietà collettiva demaniale del Popolo” (cioè il “demanio”, che è per l’appunto, “inalienabile, inusucapibile e inespropriabile”, poiché è in “proprietà pubblica” di tutti i cittadini) comprende, non solo il cd. “demanio naturale” previsto dal codice civile, ma anche, e soprattutto, “i servizi pubblici essenziali” (nazionali e locali), “le fonti di energia” (acqua, luce, gas, industrie strategiche, fonti di produzione della ricchezza nazionale, ecc.) e le “situazioni di Monopolio”, tutte categorie previste dall’art. 43 della Costituzione, il quale precisa, tra l’altro, che tali “fonti di produzione della ricchezza” devono essere “in mano pubblica” o di “Comunità di lavoratori o di utenti”;

7) Ritrasformare la Banca d’Italia e la Cassa Depositi e Prestiti, in “Enti pubblici”, che devono servire a soddisfare i diritti fondamentali dei cittadini, e non SPA, il cui fine è quello di perseguire gli interessi economici dei “soci”;

8) Riprenderci la “sovranità monetaria”, o nel senso di emettere “biglietti di Stato a corso legale” spendibili nel territorio italiano, o uscendo dalla “zona euro”, emanando delle leggi, che abroghino le ”leggi di ratifica” dei Trattati di Maastricht e di Lisbona, nonché i Trattati relativi al WTO, al FMI e alla Banca mondiale degli investimenti;

9) Dare una interpretazione costituzionalmente orientata della “proprietà privata”, di cui all’art. 832 del codice civile, alla luce delle norme precettive e imperative di cui agli articoli 42 e 41 della Costituzione, le quali sanciscono la “funzione sociale” della proprietà e la “utilità sociale” che devono perseguire le relative negoziazioni, come prevede il disegno di legge Senatrice Paola Nugnes e altri, già depositata in Senato e la proposta di legge dell’On. Stefano Fassina, già depositata alla Camera;

10) Includere i cosiddetti “beni comuni” nella “proprietà collettiva demaniale” del popolo, rendendoli inalienabili, inusucapibili e inespropriabili e diretti soltanto alla soddisfazione dei diritti fondamentali di ogni cittadino come altresì prevedono il disegno di legge e la proposta di legge poco sopra ricordate.

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Utilizziamo questo periodo per irrobustire o allargare il raggio di interlocuzioni e conoscenze tramite telefono o video-conferenze. Lo si faceva anche prima, ma nell’attuale periodo di ‘domiciliazione coatta’ “Indipendenza” ha intensificato questo tipo di attività, per confrontarsi sul piano delle analisi, delle idee e dell’azione.
Chi sia interessato, è invitato a scriverci in privato.
Accorciamo le distanze!
ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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