Tamponi italiani volati negli USA: razzia coloniale a stelle e strisce

L’occupazione militare ci rende di fatto una colonia ed è per questo, ad esempio, che partecipiamo alle guerre imperialiste americane pur rovinose per i nostri interessi economici. Però in compenso, ecco anche a cosa servono le basi statunitensi in Italia: a far partire, con loro aerei militari, dispositivi medici da noi prodotti e per noi ora vitali.

Fabrizio Mezzo

(Indipendenza, Cerveteri)

Grazie a
Coronavirus, 500 mila test portati lunedì notte dall’Italia agli Stati Uniti
L’aviazione militare americana ha trasportato mezzo milione di test per il coronavirus dalla base di Aviano in Tennessee, secondo quanto riportato dal sito specializzato Defense One.
Passa anche per l’Italia lo sforzo che gli Stati Uniti stanno compiendo per fronteggiare la pandemia del Coronavirus dopo le sottovalutazioni del presidente Donald Trump.
Lunedì scorso poco prima delle 11, a quanto risulta al Corriere della Sera, un aereo americano proveniente dalla base di Ramstein è atterrato in quella di Aviano, in provincia di Pordenone, ed è ripartito dopo mezzogiorno. Il generale Dave Goldfein, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica statunitense, ha affermato due giorni più tardi dal Pentagono, a Washington, che cargo militari della sua arma stanno «spostando kit per esami tutti in appoggio della Homeland Security e degli Human Services affinché questi possano essere certi di rispondere alle domande che ricevono». Nei kit, tamponi di cotone per riscontrare la presenza di Codvis-19. La destinazione finale del volo passato per l’Italia potrebbe essere stata Memphis, Tennesse. La Homeland Security è il ministero dell’Interno, Human Services è il ministero della della Salute.
Nulla finora indica che gli equipaggiamenti siano di produzione italiana e dagli accertamenti, provvisori, compiuti finora, niente segnala che si tratti di una fornitura da parte della Repubblica Italiana agli Stati Uniti.
Secondo il sito «Defense one» «l’Aeronautica americana silenziosamente ha trasportato in volo 500 mila kit per esami sul Codvis-19 dall’Italia a Memphis». Nell’aeroporto internazionale di questa città del Tennesse c’è un centro della FedEx, compagnia di spedizioni, e la struttura permette rapidi smistamenti di materiali attraverso jet commerciali. L’aereo passato per l’Italia sarebbe atterrato in Tennesse martedì all’alba.
Il cargo che si era fermato un paio di ore ad Aviano è un C-17. La sua denominazione di riconoscimento è stata «Reach 911». Le tre cifre negli Stati Uniti sono associate all’emergenza, ricordano tra l’altro nella disposizione abituale i numeri della data delle stragi delle Torri Gemelle (settembre, nono mese, nell’undicesimo giorno).
La notizia dell’operazioni di trasporto affidate ai militari è stata ripresa anche da «Air Force magazine», testata on line dell’Air Force Association. Non è detto che il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica avrebbe annunciato i trasporti di mezzi adatti a verificare contagi di Coronavirus se non fossero state sollecitazioni di giornalisti a spingerlo a parlarne.
Defense One ha riferito di aver notato martedì su Instagram una fotografia nella quale si vedevano operazioni di carico di un C 17. A pubblicarla era stata una persona che si qualificava come membro di un equipaggio dell’aereo. L’utente accompagnava l’immagine con un post nel quale diceva: «Ho preso parte a qualcosa di speciale, la scorsa notte. Questi sono 500 mila kit per i test del coronavirus». La foto è stata successivamente rimossa.
«Abbiamo appena fatto un movimento abbastanza significativo a Memphis», ha affermato mercoledì il generale Goldfein nell’incontro con la stampa al Pentagono. Né l’ufficio del segretario alla Difesa né la Casa Bianca hanno voluto fornire commenti in materia a Defense One. Il sito ha sostenuto che operazioni come quella di Aviano continueranno. Se non ci sono esigenze particolari di sicurezza, sarebbe interesse degli Stati Uniti ridurre al minimo il sottile velo di nebbia che sono sembrate circondarle.
I contagi, negli Stati Uniti, sono a quota 7.324, con 115 morti (dati aggiornati alle 20 del 18 marzo). In Italia l’epidemia scatenata dal virus SARS-CoV-2 ha ormai causato quasi tremila morti, e in varie regioni si discute se allargare il raggio dei test clinici per individuare i positivi al coronavirus.

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