M5S al capolinea?

Il crollo del Movimento 5 Stelle (M5S) stavolta alle regionali in Emilia-Romagna e in Calabria è un dato non inatteso e nient’affatto infausto. Sin dai suoi esordi ci siamo sempre sentiti distanti da chi criticava il M5S perché lo voleva a propria immagine e somiglianza. Al di là della condivisibilità di certe critiche, un approccio ingenuo da parte di chi peraltro rimaneva ‘esterno’ a questo movimento/partito. Abbiamo sempre sostenuto che, date le premesse ‘anti-sistemiche’ con cui si era presentato, andassero viste con favore tutte le situazioni e congiunture politiche che, a diverso grado di incidenza, concorressero ad accelerare lo scioglimento delle sue evidenti ambiguità: o evoluzione con contrasti e fratture –rispetto all’impianto di dominio euro-atlantico– utili all’emersione delle rivendicazioni di sovranità e ad uno sganciamento dall’Unione Europea con in parallelo un’idea di società ‘altra’ –ed allora avrebbe avuto un senso politico interessante ‘di innesco’– oppure, in caso di negazione o anche solo di estraneità a queste prospettive, tanto valeva che andasse alla malora. Da qui la prassi perseguita come “Indipendenza”, su cui non è rilevante in questa sede soffermarsi. I fatti hanno portato il M5S all’irrilevanza, prodotto in ultima istanza dell’assenza di strategia e di una linea politica. L’epifenomeno è (stato) il governismo a tutti i costi di cui hanno beneficiato anche in termini di rendita elettorale prima la Lega poi l’addirittura risuscitato PD. Per il M5S non siamo ancora al requiem conclamato, ma poco ci manca. Per invertire questa china tutto (organizzazione, modalità operative, strategia, linea politica) dovrebbe essere reimpostato. Un po’ troppo e, forse, un po’ tardi.

Le ragioni del malessere in larga parte della società italiana, all’origine dell’affermazione dei 5S, rimangono purtuttavia sempre lì e si aggravano. Si aggravano per la china, per il “piano inclinato” dell’euro-unionismo franco-tedesco che, come un rullo compressore, mira a svuotare ogni residuo di sovranità di alcuni Paesi, in primis l’Italia, mandandola a gambe all’aria come Stato (sovra-ordinazione sempre più pervasiva dell’Unione Europea dall’alto e autonomia differenziata dal basso) insieme a quel che resta –pur con una serie di gravi limiti (Prima Repubblica)– della regolazione pubblica e di quei diritti sociali conquistati con le lotte a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Nel panorama dato nessuna delle forze esistenti è per sua natura in grado di dare risposte credibili, di fornire un’alternativa d’insieme. C’è tanta fumisteria senza che ci si sappia raccapezzare su cosa significhi (l’impossibilità di) governare al tempo della gabbia da combinato UE-euro. A Bruxelles, a Francoforte, a Parigi, a Berlino con lo spartito di giro di direttive e vincoli, di tagli e tasse che li contraddistingue, si relazionano sempre più con Roma (e con l’Italia) come ad una propria entità amministrativa decentrata.
Rispetto ai ‘nodi’ di fondo del Paese il M5S, dal suo più significativo esordio (politiche 2013) ad oggi, ha alla fine puntellato il sistema euro-unionista, che è ‘a monte’ della catastrofe progressiva in essere nel Paese, con battaglie per obiettivi politici ora marginali, ora devianti, ora controproducenti. Niente da far invidia al resto dei partiti presenti in Parlamento, purtuttavia più grave per le aspettative, per il sogno del cambiamento che aveva suscitato.
Peraltro viviamo ormai tempi, stante la progressiva durezza del dominio coloniale euro-atlantico, in cui le fumisterie delle forze politiche che appaiono sul proscenio ‘si bruciano’ in tempi relativamente rapidi. Un girare a vuoto che non è detto che si reiteri all’infinito in modo meccanico e rassegnato.

In relazione a questo, il punto è: dove andranno queste (anche confuse) aspettative ‘anti-sistemiche’ deluse dal 5S? Né le destre neo-europeiste ed atlantiche, né il PD-sardine neo-europeisti ed atlantici mostrano di essere in grado di dare risposte, al di là di dichiarazioni inconcludenti.
Alternative prive dello snodo centrale della conquista della sovranità a tutto campo dell’Italia, a ben vedere sono aria fritta, nient’affatto credibili. Proporsi però in nome della sovranità nazionale e quindi per un’altra idea di società, è ‘conditio sine qua non’ insufficiente. Anche in questo (per ora piccolo) ‘mondo’ patriottico/’sovranista’ si reiterano (mutando quel che c’è da mutare) modalità e contenuti da fumisterie già viste con il M5S. Non tutto quel che appare, insomma, vale. Ma la risposta da dare è quella che nella Storia da sempre viene da tutti i movimenti di liberazione: paziente, attento, durevole lavoro politico. Il che è solo una parte del ‘discorso’.

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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