Venezia, una parodia di Stato fra sms solidali e codice IBAN

Peggio del cataclisma che ha colpito Venezia credo ci sia solo chi lo utilizza per fomentare la retorica del manganello del vincolo esterno e della sudditanza alla filiera sovranazionale, come se quanto successo non fosse derivante dalla logica delle ‘grandi opere’ (tanto care alla UE), dalla gestione commissariale/emergenziale (fate presto!) al di fuori della dinamica democratica e, non da ultimo, dalla messa a reddito di qualsiasi spazio pubblico perché ‘non ci sono risorse’. Venezia è diventata così un ‘giacimento culturale’ dal quale estrarre profitto per le multinazionali di ogni dove (dalle grandi catene alberghiere fino ai portali di prenotazioni e alle compagnie crocieristiche) salvo che per la comunità cui appartiene, alla quale ovviamente restano le briciole (Alberto Leoncini, Indipendenza – Treviso)

ps In queste ore sta passando sui media, tg inclusi, un appello per “salvare Venezia” con tanto di codice iban e invito pressante ad “aiutare”. Un copione più o meno ricorsivo per tante altre “emergenze” in cui il grottesco s’intreccia con la tragedia.
Ovvio che faccia la differenza uno Stato orientato in un modo piuttosto che un altro, ma tra lanci di SMS solidali, firme per appelli, richieste di versamenti volontari ai “cittadini” in Italia da molto tempo va in scena il solito copione di uno Stato privato degli strumenti e dei mezzi basilari per esercitare la sovranità, smantellato nelle sue possibilità di poter indirizzare una politica a tutto campo con una visione d’insieme politicamente strategica e d’interesse collettivo, costretto a tagli e tasse per tirare a campare. Stante così le cose, non è una grande previsione affermare che domani sarà peggio di oggi, fino a quando –in assenza di una netta inversione di rotta– l’ultimo passaggio consisterà nell’implosione / dissoluzione dello Stato. Tra Unione Europea (dall’alto) e autonomia/regionalismo differenziato (dal basso) si sta procedendo alacremente per riportare l’Italia ad essere una “espressione geografica”, come sprezzantemente disse il Metternich, cancelliere dell’Impero austriaco, il 2 agosto 1847. (Francesco Labonia).

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