Venezuela: per una rassegna contro il canale unico

A parlare in questo video è Eduardo Fernandez politico dell’opposizione venezuelana.
E i castelli di carta delle menzogne crollano uno ad uno… (Luigi Mezzacappa)

ILLEGITTIMO PERCHE’? DIECI ELEMENTI CHE SMANTELLANO LA TEORIA SU NICOLAS MADURO
Le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 sono state libere, trasparenti, affidabili, sicure e conformi alla Costituzione e alle leggi, nonostante l’appello anti-democratico all’astensione da parte di un settore dell’opposizione.
Le elezioni si sono svolte con lo stesso sistema elettorale utilizzato nelle elezioni parlamentari del dicembre 2015, quando vinse l’opposizione venezuelana.
Se la saranno posta questa domanda coloro che affermano che Nicolás Maduro è un dittatore, un usurpatore, e che il periodo 2019-2025 non ha legittimità? Oppure ripetono semplicemente ciò che sentono?
I dodici paesi riuniti a Lima hanno iniziato ad articolare questa matrice di opinioni. Si legge nella loro dichiarazione: “(…) il processo elettorale condotto in Venezuela il 20 maggio 2018 manca di legittimità per non aver potuto contare sulla partecipazione di tutti gli attori politici venezuelani, né sulla presenza di osservatori internazionali indipendenti, né sulle garanzie e sulle norme internazionali necessarie per un processo libero, equo e trasparente”.
I leader dell’opposizione venezuelana – ci riferiamo a quella non democratica – ripetono senza sosta, e ovviamente senza argomenti, che Maduro è un usurpatore.
In un atto di disperazione, proprio il Vice Presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, vistosi costretto a convocare personalmente la marcia dell’opposizione per il 23 gennaio a causa dell’incompetenza dei vertici dell’opposizione, ha insistito e ripetuto che il presidente Nicolás Maduro è un dittatore, usurpatore e illegittimo.
La strategia è chiara: ripetere la menzogna mille volte per farla diventare verità.
Smontiamo la menzogna:
1. Si sono svolte regolari elezioni presidenziali: il 20 maggio 2018, vale a dire prima del 10 gennaio 2019, momento in cui, a norma degli articoli 230 e 231 della Costituzione, scade il mandato presidenziale 2013-2019. La Costituzione sarebbe stata violata se le elezioni si fossero svolte dopo il 10 gennaio 2019 o, peggio ancora, se non si fossero svolte.
2. È stata l’opposizione venezuelana a chiedere l’anticipo delle elezioni. Si sono svolte a maggio e non a dicembre, come era tradizione, perché è stata l’opposizione a chiedere, nel quadro del dialogo nella Repubblica Dominicana, che si svolgessero nel primo trimestre del 2018.
3. In Venezuela, il voto è un diritto, non è un dovere. Chi liberamente, pur influenzato da alcune organizzazioni politiche non democratiche che invitavano all’astensione, ha deciso di non partecipare al voto, ne aveva pieno diritto, ma non rende illegittimo il processo elettorale, specialmente quando vorrebbe ignorare o mancare di rispetto ai 9.389.056 venezuelani che hanno invece deciso di votare per esercitare democraticamente il loro diritto al suffragio.
4. Al confronto elettorale hanno partecipato 16 partiti politici: PSUV, MSV, Tupamaros, UPV, Podemos, PPT, ORA, MPAC, MEP, PCV, AP, MAS, Copei, Esperanza por el Cambio, UPP89. In Venezuela non è obbligatorio che tutti i partiti politici partecipino ai processi elettorali. Hanno il pieno diritto di decidere se partecipare o meno, proprio perché il nostro sistema è democratico. Il fatto che tre partiti (AD, VP e PJ) abbiano deciso liberamente di non partecipare, non rende illegittimo il processo elettorale.
5. Sono stati nominati sei candidati: Nicolas Maduro, Henri Falcon, Javier Bertucci, Reinaldo Quijada, Francisco Visconti Osorio e Luis Alejandro Ratti (gli ultimi due hanno deciso di ritirarsi).
6. Maduro ha vinto con ampio margine, 6.248.864 voti, il 67,84%; Henri Falcón ha seguito con 1.927.958, il 20.93%; Javier Bertucci con 1.015.895, il 10.82%, e Reinaldo Quijada che ha ottenuto 36.246 voti, lo 0,39% del totale. La differenza tra Maduro e Falcón era di 46,91 punti percentuali.
7. Hanno seguito il processo elettorale circa 150 persone appartenenti a 14 commissioni elettorali provenienti da 8 paesi, 2 missioni elettorali tecniche, 18 giornalisti provenienti da diverse parti del mondo, un europarlamentare e una delegazione tecnico-elettorale russa.
8. Le elezioni si sono svolte con lo stesso sistema elettorale utilizzato nelle elezioni parlamentari del dicembre 2015, quando vinse l’opposizione venezuelana. Il sistema automatizzato è sottoposto a controlli prima, durante e dopo le elezioni. Il sistema garantisce il principio “un elettore, un voto” perché la macchina per il voto funziona solo con l’impronta digitale, e garantisce la segretezza del voto.
9. Sono state eseguite 18 verifiche sul sistema automatizzato. I rappresentanti del candidato Henri Falcón vi hanno partecipato e hanno firmato i verbali in cui esprimono la loro approvazione. Le verifiche sono pubbliche e trasmesse in diretta sul canale del Consiglio Nazionale Elettorale. Una volta terminate, il sistema viene bloccato e l’unico modo per accedervi di nuovo è l’introduzione simultanea dei codici segreti di ogni organizzazione politica.
10. Nessuno dei candidati che hanno partecipato al processo elettorale ha contestato i risultati. Non ci sono prove di frode, non sono state presentate prove o denunce specifiche di frode.
Le elezioni presidenziali del 20 maggio 2018 sono state libere, trasparenti, affidabili, sicure e conformi alla Costituzione e alle leggi, nonostante l’appello anti-democratico all’astensione da parte di un settore di opposizione.
Sono altri che vorrebbero usurpare la carica di Presidente della Repubblica con l’illazione di un vuoto di potere, un’ipotesi che non è contemplata nella nostra Costituzione, e con l’istituzione di un “governo di transizione”, altra ipotesi non prevista dalla nostra Magna Carta. Come se ciò non bastasse, intendono esercitare un potere al di fuori dei nostri confini in violazione dell’articolo 18 della Costituzione che stabilisce che Caracas è la sede dei poteri pubblici.
E’ così che stanno le cose: altri sono gli usurpatori, illegittimi e antidemocratici.
È illegittimo e costituisce atto di usurpazione che alcuni settori dell’opposizione pretendano sostenere sé stessi e appoggiare organizzazioni straniere provenienti dai governi imperialisti per esercitare un’autorità che né il popolo né la Costituzione dà loro.
Ripetiamo mille volte questa verità.
Pascualina Curcio, Telesur, 24 gennaio 2019

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