A dieci anni dalla morte di Alexis Grigoropoulos

Un decennio di austerity, di tagli, di politiche procicicliche dopo la ‘grande crisi’ a stelle e strisce, di manganelli e lacrimogeni per reprimere il dissenso: questo ciò che ‘unisce’ l’Europa, dalla Grecia alla Francia, passando per l’Italia. Già dieci anni sono trascorsi dall’uccisione di Alexis Grigoropoulos, una delle tante vite stroncate che il modello dominante ha sulla coscienza. Lo ricordiamo con la breve nota di Alberto Leoncini di Indipendenza Treviso, membro della direzione politica dell’associazione. La lotta per un riorientamento del modello politico-economico e delle relazioni sociali, naturalmente, prosegue in ogni ambito.

Se la morte di Carlo Giuliani (20 luglio 2001) ha simboleggiato la morte di qualsiasi prospettiva altermondialista, quella del quindicenne Alexis Grigoropoulos (6 dicembre 2008) ha segnato la fine di qualsiasi prospettiva altereuropeista, evidente già dieci anni fa a chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto. Senza contare altro, ci hanno rubato dieci anni di vita, di gioie, di speranze e ogni giorno passato nella gabbia UE è una rapina delle ragioni collettive. 

Dieci anni fa si diceva che ‘noi la crisi non la paghiamo’, e invece l’abbiamo pagata eccome. La mia generazione iniziava la propria esperienza universitaria o si affacciava in un mondo del lavoro che già non aveva molto da offrire, se non a condizioni a dir poco indegne (avremmo comunque avuto modo di peggiorare…). Non siamo stati fermi, anche se c’è ancora moltissimo da fare: in dieci anni ci siamo conosciuti e parlati, molti temi, a partire dall’uscita dall’UE, sono divenuti parte del dibattito quotidiano. Il nostro 25 aprile è ancora molto lontano, ma ci arriveremo serbando il ricordo di chi non c’è più, ma anche dei nostri anni che non ci saranno più: ad alcuni hanno tolto la vita, a tutti noi anni della vita in una fase in cui ci si dovrebbe preoccupare solo di progettare il proprio futuro, con sano idealismo, e, perché no, anche a divertirsi. Non abbiamo potuto fare né l’uno né l’altro, nonostante questo, per dirla con Calamandrei: “ai nostri posti ci ritroverai/morti e vivi con lo stesso impegno/popolo serrato intorno al monumento/che si chiama/ora e sempre/RESISTENZA”.

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