Sull’immigrazione, la UE appare sempre più in via di disintegrazione. A Berlino…

…sulla questione immigrati, la tenuta del governo era a rischio, un autentico psicodramma protrattosi per giorni. Alla fine Angela Merkel (CDU) e Horst Seehofer (CSU) hanno trovato l’accordo: destinare gli immigrati registrati in altri Paesi dell’Unione Europea (UE) nei “centri transito”, ai confini con l’Austria, per poi rispedirli nei Paesi europei di provenienza.
Insomma, al momento ha prevalso la linea del ministro dell’Interno, il bavarese Seehofer, che aveva minacciato le dimissioni, con inevitabile crisi di governo, se non ci fosse stato un accordo sul respingimento degli immigrati entrati nella UE attraverso altri Paesi. Ora è necessario vedere come si comporteranno i socialdemocratici che si riuniranno nelle prossime ore con gli alleati di governo.

La Merkel ha assicurato che l’accordo è stato trovato nel “rispetto” del documento sottoscritto al Consiglio Europeo del 28 giugno e che tutela “lo spirito europeo e consente di mettere ordine nei movimenti secondari [gli spostamenti degli immigrati all’interno della UE, ndr]”. A stretto giro è arrivato poi l’avallo del presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker: il servizio legale della Commissione studierà la proposta, ma “a prima vista” –ha dichiarato– è “conforme al diritto comunitario”.

Insomma, lo “spirito europeo” consiste nello scaricare sui Paesi di primo sbarco l’onere dell’accoglienza. Immediata la reazione del cancelliere austriaco Sebastian Kurz: “se Berlino introduce misure nazionali, ciò avrà un effetto a catena e potrebbe voler dire che anche l’Austria dovrebbe reagire” e mettere in atto “misure di protezione dei suoi confini meridionali”. Verso l’Italia.

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