Emigrazione: aiutiamoci a casa nostra. Note a partire da un contributo di Giovanni Dall’Orto

Da “sinistrainrete” un articolo (“Aiutiamoci a casa nostra”. Migranti, ipocrisie e contraddizioni, di Giovanni Dall’Orto) denso di spunti interessanti, molti condivisibili qualcuno no, in particolare il delicato punto sulla “mancanza di una politica europea comune sul problema” su cui ci soffermiamo nelle righe che seguono.
Non c’è e non ci può essere “una politica europea comune sul problema” perché l’Unione Europea confederale a trazione tedesca risponde ad interessi diversificati dei Paesi che contano (Germania in primis, poi la Francia) a danno di quelli che contano meno o non contano (tra questi l’Italia). Ben lo dimostra –ancora– l’impantamento del pre-vertice a sedici di poche ore fa a Bruxelles, che anticipa il Consiglio Europeo di giovedì e venerdì prossimi [Inciso: prevedibilmente non emergerà una posizione unanime, e si cercherà di arrivare (imporre…) intese tra due o tre Stati che si ‘accollino’ la gestione del problema con qualche fumisteria ‘di sostegno’ europea. Sarà interessante vedere la posizione del governo Conte e ancor più quali passi effettivi seguiranno].

Non c’è e non ci può essere “una politica europea comune sul problema” per quanto lo stesso estensore scrive nel paragrafo “Manca parimenti (…) un’analisi di come la politica di aggressione militare occidentale abbia in molti casi creato i flussi migratori”.
Sarebbero da aggiungere le invasività economiche di devastazione sociale ed ambientale di multinazionali, con il sostegno di Stati, ad evidenziare che la questione investe dalle fondamenta anche l’impianto economico-sociale degli attuali Stati del continente europeo [Inciso: vi è poi un discorso tutto da aprire sul versante degli Stati del continente africano così come dell’indispensabilità di robusti processi anti-coloniali e di liberazione che dovrebbero ripartire ben oltre il poco che c’è…].

Sulla “mancanza di una politica europea comune sul problema”, se si tratta di una lamentela-auspicio, bisogna quindi intendersi. A completamento di quanto sopra, infatti, la questione immigrazione è tra i principali fiori all’occhiello dei fautori dell’Europa federale, cioè di un organismo con un unico governo, un’unica politica estera, un unico esercito, una politica centralizzata dell’economia, delle finanze, del credito, eccetera. La critica all’Unione Europea a trazione tedesca è propria dei fautori di questa Unione Europea federale convenendo, consapevolmente o meno, con gli storici ‘desiderata’ di Washington, attivi nel perseguire questo progetto di Europa già all’indomani del secondo dopoguerra, con il duplice obiettivo di tenere la Germania ridimensionata economicamente e politicamente, ed assicurarsi una significativa porzione di continente come ‘enclave’ per i propri disegni egemonici globali.
Queste due idee di Europa sono in conflitto, un conflitto già emerso con Obama in significative situazioni di scontro, ora accentuatosi con l’amministrazione Trump, vista l’indisponibilità di Berlino a piegarsi agli USA, conflitto che si sta snodando anche sul versante dell’immigrazione.

La critica di “Indipendenza” (anche) a questa ‘altra Europa’ non è solo di natura geopolitica, ma permarrebbe anche se questi desiderata USA o addirittura gli stessi USA non esistessero più. Il che rimanda ad ‘altro’ di non affrontabile qui, adesso, così come rimane da sviluppare, auspicabilmente a più voci, un ‘che fare’ in tema d’immigrazione.

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