Embraco, Unione Europea e indignazione elettorale

La vicenda Embraco, la UE, l’indignazione elettorale del PD ed i federalisti del “più Europa”

Embraco, l’azienda brasiliana controllata dalla statunitense Whirlpool, per sue convenienze ha deciso di licenziare 537 lavoratori dello stabilimento a Riva di Chieri (Torino) e trasferire la produzione in Slovacchia.

1. Dopo aver per giunta, in passato, attinto ai fondi pubblici anche per il suo stesso salvataggio, Embraco delocalizza dove fisco e costo del lavoro sono più convenienti. Normale prassi del capitale, tanto più se grande imprenditoriale. Il Capitale, si sa, non ha nazione (mentre i lavoratori è bene ed è sempre più ncessario che abbiano la propria!). Per le regole globaliste della UE lo Stato italiano non ha strumenti significativi d’intervento. Da alcuni decenni, per convenienze di diversa natura, le direzioni politiche di questo Stato accettano tale stato di cose e non intendono metterlo in discussione.
Il combinato di rigidità del cambio (euro) e concorrenza sostanzialmente senza regole con libera circolazione di merci e capitali (UE) impone la flessibilità dei lavoratori, frantumandone salari, diritti ed anche occupazione. Della cosiddetta globalizzazione l’Unione Europea è infatti un ‘pezzo’ costitutivo e significativo. Che centinaia di famiglie siano sbattute in mezzo ad una strada è uno degli effetti strutturali di questo sistema che fattivamente non interessa. La vicenda Embraco, come tantissime altre Embraco non solo interne a questo Paese, è quindi ‘figlia’ strutturale della globalizzazione e della UE.

2. L’indignazione del ministro dell’economia Carlo Calenda, il suo tuonare scandalizzato nei confronti della direzione aziendale dell’Embraco, se è senza sprezzo del ridicolo, non è senza motivo. Ridicolo perché se la prende con la proprietà di un’impresa invece che con le regole europee che da ministro dell’economia concorre zelantemente ad attuare nel nostro Paese. La differenza è che le tante altre Embraco di questo Paese non hanno mai meritato le sue battagliere dichiarazioni e la sua formale durezza d’atteggiamento perché non si sono verificate sotto elezioni, e particolarmente sotto ‘queste’ elezioni, molto temute anche oltr’Alpe per le sue conseguenze, visto che il PD rischia un crollo storico senza precedenti.

3. I fautori del “più Europa” affermano che Embraco è una conseguenza del “meno Europa”. Se ci fosse stata “più Europa”, cioè un governo unico federale con un’unica politica economica, fiscale, bancaria, dei trasporti, dei servizi, ecc., tutto questo non sarebbe accaduto, non ci sarebbe delocalizzazione alcuna di una qualsiasi Embraco. Eh già! Questi vogliono regole di funzionamento totalmente di comodo ed uno schiavismo efficiente in ogni luogo, tale appunto che non ci sia più nemmeno il ‘fastidio’ (per loro!) di delocalizzare.

La risposta politica da costruire per un’alternativa possibile e reale al globalismo del mercato, ai capitalismi senza nazione, all’imperialismo dei decisori d’ultima istanza di questo sistema ed allo stuolo di Stati servili di riferimento, è un patriottismo sociale, nazionale e radicale, rivoluzionario ed inter-nazionalista. Impegnarsi politicamente è più che mai necessario e farlo in un’ottica di liberazione nazionale e di emancipazione sociale è la sola via sensata. Indipendenza è già da tempo su questa strada.

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