Venti di guerra sul Libano?

Bahrein, Arabia Saudita e Kuwait hanno invitato i rispettivi cittadini a lasciare il Libano il più presto possibile. Sono dichiarazioni che solitamente precedono una guerra e che hanno fatto seguito al lancio di un missile partito sabato scorso dallo Yemen ed intercettato sopra l’aeroporto di Riad. Adel bin Ahmed al-Jubeir, ministro degli esteri saudita (intervista alla CNN) e Mohammed bin Salman, dato come futuro re del regno (telefonata con il ministro degli esteri britannico Boris Johnson, cfr. agenzia stampa saudita ) , hanno subito accusato l’Iran di aver compiuto un “atto di guerra” nei confronti dell’Arabia Saudita. La tesi poggia sulla fabbricazione iraniana del missile per derivarne che Teheran avrebbe spinto alcuni miliziani sciiti yemeniti Huthi (in guerra da tre anni contro i sunniti locali sostenuti dalle truppe d’occupazione dell’Arabia Saudita e dall’assenso ‘occidentale’) a far entrare componenti del missile in Yemen. Qui, esperti delle milizie libanesi sciite di Hezbollah e dei Guardiani della Rivoluzione (forze speciali iraniane) avrebbero assemblato i pezzi e lanciato il missile.

Con i frammenti del missile non ancora a terra, a Riad venivano arrestati, su disposizione della nuova commissione anti-corruzione guidata dal su menzionato Mohammed bin Salman (figlio del re, ministro della Difesa, erede al trono in ascesa), undici principi, quattro ministri e “decine” di ex ministri. Una “purga” nei confronti di oppositori e possibili avversari per il trono.
Poche ore prima si era dimesso (dopo pressioni saudite accentuatesi negli ultimi giorni) il primo ministro libanese Saad Hariri. Lo ha fatto mentre era in visita di stato in Arabia Saudita, nel corso di un’intervista alla televisione saudita al Jadeed, e da allora continua a stare a Riad (“trattenuto”, secondo molta stampa libanese). Hariri ha motivato la decisione dicendo di temere d’essere assassinato e accusando l’Iran.
Il giorno successivo, in un incidente d’elicottero, muoiono il principe Mansour bin Muqrin, membro della famiglia reale, e altri alti funzionari di stato. Secondo il quotidiano israeliano Yediot Aronoth, il velivolo è stato abbattuto da un aereo da combattimento dell’aviazione saudita. Bin Muqrin cercava di varcare il confine per sottrarsi all’arresto.

Che si voglia aprire un nuovo teatro di guerra dopo il rovescio wahabita-atlantico subìto in Siria? Che si voglia colpire il Libano, ed Hezbollah in particolare, per colpire “la mezzaluna sciita” (Iran, Irak, Bahrein e forti minoranze in Siria, Libano, Afghanistan)? Nella tensione crescente in queste settimane non è estraneo l’asse Netanyahu-Trump.
Nel corso della recente visita (fine ottobre) in Arabia Saudita, Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump e suo consigliere personale (gli Stati Uniti sono da anni il più importante alleato della famiglia reale saudita), ha riaffermato il sostegno della Casa Bianca a Mohammed bin Salman in particolare (cfr. Washington Post )

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