Venezuela/ Considerazioni sui due referendum (luglio 2017) e sul significato dell’Assemblea costituente

Malcolm X disse: “Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”.
La dice lunga il fatto che diversi tg di questo Paese, per riferire il dato dell’affluenza al voto referendario in Venezuela, abbiano citato ‘a caldo’ i dati dell’opposizione che parlavano ridicolmente dell’1% e, senza fondarsi su alcunché, ora adombrino dubbi sul dato fornito dal Consiglio Nazionale Elettorale relativo al tasso di partecipazione (41,53%, 8.089.320 voti).

Gli stessi media con sicumera, invece, avevano riferito dell’altro referendum, simbolico, indetto circa due settimane fa dalle opposizioni, per dire no al progetto di Assemblea costituente su cui si è appunto votato la scorsa notte. Allora il dato, fornito dalle opposizioni e assunto come inoppugnabile dal circuito massmediatico dominante internazionale, fu questo: 98,4% dei votanti, cioè 6.387.854 persone (il Paese conta più di 31 milioni di abitanti, con almeno 19 milioni aventi diritto al voto) contrarie a Maduro e alla sua assemblea costituente. 
Si omise di dire che non veniva richiesto alcun documento per votare, il che avrebbe dovuto adombrare legittime perplessità: quanti avrebbero (o hanno) potuto votare più di una volta? Una cosa non da poco.

Ora, prima di entrambi i referendum, si è detto che i dati si sarebbero dovuti raffrontare con quelli delle ultime elezioni del dicembre 2015. La stessa opposizione, sostenuta dalla compagnia di giro massmediatica e politica internazionale a suo sostegno, ha puntato esplicitamente su questo per delegittimare la direzione politica bolivariana del Paese, invitando all’affluenza di massa per il primo referendum e poi, al secondo, quello di stanotte, ad un’astensione altrettanto di massa.
Il bilancio di entrambi i referendum tenuti a due settimane di distanza l’uno dall’altro, in un arco temporale ristretto, è in effetti indicativo di una sorta di ‘fotografia’ degli umori politici popolari. Dato da considerare: gli aventi diritto al voto in entrambe le consultazioni sono stati almeno 19 milioni, un numero equivalente alle ultime politiche del 2015.
Ebbene, nella spaccatura nel Paese che si conferma, con una qual certa quota di astensionismo, vi è da un lato un significativo arretramento del Mud, il raggruppamento di tutte le forze di opposizione (tante e tra loro diversissime), che perde circa un milione e mezzo di voti (dai 7.726.066 del 2015 ai 6.387.854 di due settimane fa), e dall’altro un rafforzamento di più di due milioni e 400mila voti (dai 5.622.844 del 2015 agli 8.089.320 di stanotte) delle forze che si riconoscono nel Psuv (Partido Socialista Unido de Venezuela) e nella presidenza della Repubblica.

Anche considerando possibili brogli, è di una evidenza palmare la maggiore credibilità del voto di stanotte rispetto a quello di due settimane fa delle opposizioni. Comunque sia, c’è da chiedersi perché questi dati continuino a non essere comunicati dai media nostrani. Si tratta di un’inezia a fronte del più ampio grado di intossicazione che da tempo si consuma –solo a rimanere al piano informativo– sul Venezuela (ad es. far passare, come vittime dell’opposizione, dei bolivariani assassinati, alcuni dei quali bruciati vivi per strada senza che le immagini, presenti in rete, vengano fatte vedere) per non parlare dell’informazione ‘di merito’ su quanto sta accadendo e di altro ancora. La sfera informativa/ideologica dominante di questo Paese, del resto, è da sette decenni allineata con i desiderata atlantici, e a Washington da un po’ hanno il piede pigiato sull’acceleratore per rovesciare con la violenza un governo per loro massimamente sgradito.

Due parole sull’Assemblea costituente. Incaricata di riscrivere la Costituzione, apre alla rappresentanza diretta delle componenti sociali più popolari. Un passo verso la dittatura, accusa Washington. Per le autorità bolivariane un passo verso ben altro: a fronte di scelte economiche per alcuni settori sgraditi o che comunque non hanno raggiunto tutti gli obiettivi desiderati (per cause che investono ‘anche’ ingerenze esterne pesantissime a regìa USA), quest’Assemblea dà diretta voce in capitolo, nelle decisioni politiche, a quegli strati sociali penalizzati che hanno sostenuto e favorito il processo bolivariano, ed in parte si sono poi ‘scollati’. È un passaggio altamente temuto a Washington.
I membri saranno 545: 364 saranno eletti per competenza territoriale, 173 per ambito sociale (ovvero 5 imprenditori, 8 contadini e pescatori, 5 disabili, 24 studenti, 79 operai, 24 rappresentanti dei Consigli comunali e altri organismi locali, 28 pensionati) e 8 rappresentanti delle comunità indigene. Una volta eletta, l’Assemblea costituente, la cui convocazione da parte del presidente è prevista dalla Costituzione (art. 348), sarà organo legislativo. Tutte le sue decisioni dovranno essere sottoposte all’approvazione popolare.
Per Washington che minaccia ulteriori sanzioni, taluni anche un intervento militare, e con al seguito il suo codazzo di Stati subalterni, questa è una dittatura.
“Indipendenza”, invece, continua a stare, come dall’inizio, dalla parte della rivoluzione bolivariana.

Indipendenza
31 luglio 2017

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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