Alitalia: riflessioni di Guido Grossi dopo l’assemblea del 12 maggio a Cerveteri

Il riferimento di Guido Grossi è all’assemblea che “Indipendenza” ha co-promosso ieri a Cerveteri. Un momento davvero importante per la qualità degli interventi, per i partecipanti, per i successivi passi di lotta che sono emersi dal confronto, per le relazionalità che con taluni si consolidano e con altri si sono allacciate…

Assemblea Alitalia

Lo sapete, sta storia m’ha preso, così sono andato a sentire, a Cerveteri

informazioni interessanti :

1) l’Alitalia non fa più voli intercontinentali, da anni (da quando è diventata privata e efficiente)
io ricordo che quando andavo a New York ci andavo in Alitalia. Perché a un certo punto ha smesso di fare questi voli, che sono economicamente molto più vantaggiosi delle tratte più brevi?

British Airways, Luftansa e Air France li fanno. Pare si siano spartiti le rotte (con il consenso dei nostri politici, e dei manager privati ed efficienti dell’Alitalia, ??).

2) Le riparazioni degli aerei Alitalia vengono effettuate in Israele. Costano molto ma molto di più dell’alternativa di farle a casa

3) quando Alitalia prende in leasing un aereo, lo paga di più di quanto lo paghi la concorrenza (molto di più)

4) il carburante viene pagato 20 euro in più alla tonnellata di quanto non venga pagato dalla concorrenza

Più altri dettagli tecnici che io non ho capito bene, ma che per un dipendente alitalia sono sicuramente più chiari

Altra informazione importante : il motivo fondamentale per cui i dipendenti hanno votato un secco NO al referendum, è che il management che lo ha proposto, in cambio di licenziamenti per molti e riduzione di stipendio per tutti, NON ha proposto un piano industriale che avrebbe salvato l’azienda.

PERCHE’ IL MANAGEMENT NON HA UN PIANO INDUSTRIALE, MENTRE SI ACCUMULANO SCELTE OGGETTIVAMENTE DISTRUTTIVE ?

Io le cose le vedo da fuori

Però posso portare la mia testimonianza diretta di quello che è successo in BNL, fra l’81 e il 2006, perché lì c’ero, e tenevo gli occhi ben aperti.

Troppe scelte di chi guidava la nave (ministero del Tesoro prima, da solo, poi accompagnato da vari “privati efficienti”) avevano le stesse caratteristiche di quelle di Alitalia: talmente dissennate e deleterie per l’azienda che pure l’ultimo degli impiegato lo capiva. Cambiare ogni due/tre anni sistema informativo; demolire la capacità interna di assemblarlo e manutenerlo, tolgono al ponte di comando le informazioni necessarie a prendere decisioni ragionate. Navigare al buio non aiuta .. é stato fatto. Se sia stato fatto deliberatamente, oppure per una somma di deficienze casuali, non lo posso sapere, però lo intuisco. E tutti noi, dal primo all’ultimo, ci domandavamo che cavolo stessero facendo, gli “scienziati” sul ponte di comando. C’era un certo Draghi nel consiglio di amministrazione. Ad avallare le scelte che – oggettivamente – hanno distrutto quella che, a suo tempo, è stata la seconda banca in Europa per raccolta/impieghi. Lo stesso Draghi che, diventato Governatore della Banca d’Italia, ha spalancato, il giorno dopo il suo insediamento, le porte alla BNP Paribas, che si è venuta a prendere la BNL, per un piatto di lenticchie.

Questa è la fine “disegnata” per Alitalia : diventare totalmente privata, e straniera, e sarà ceduta per un piatto di lenticchie.

Alternativa

I dipendenti hanno in mente di mettere quattro numeri in croce, per “quantificare” il costo delle scelte scellerate, fatte dai sapienti, sul ponte di comando.

Quattro numeri, messi in bella forma, e confrontati con i dati di bilancio possono rappresentare una importante DENUNCIA DI SPRECHI, INEFFICIENZA E, FORSE, CORRUZIONE, dalle quali dipende un danno per il paese; un beneficio per la compagnia estera che verrà a fare l’affare, e un dramma per i lavoratori (fra quelli che saranno licenziati e tutti gli altri che avranno stipendi più bassi).

Aggiungo una notazione importante che, guarda caso, è ignorata dalla chiacchiera dell’informazione ufficiale: quello stipendio, già oggi, è più basso di quelli dei veri concorrenti stranieri : Lufthansa, AirFrance e British Airways. Ma la chiacchiera della deformazione delle informazioni fa un solo paragone : è più alto rispetto a quelli delle compagnie Low Cost.

Ma davvero vogliamo diventare un paese Low Cost? Noi del Made in Italy? A chi fa comodo ?

Ma torniamo ai quattro numeri.

Vorrei che queste persone, che con il loro secco e coraggioso NO mi hanno fatto sognare (esiste una Dignità, in qualche Italiano! ) osassero di più :

Quattro numeri, messi in bella forma e confrontati con i bilanci attuali, sono molto di più di una semplice denuncia. Possono diventare esattamente quello che manca :

ILPIANO INDUSTRIALE CHE SALVA ALITALIA

che la rende autosufficiente ed efficiente

E ORGOGLIOSAMENTE ITALIANA

da sbattere sotto il naso della politica che ha deciso di svendere il Paese

da sbattere sotto il naso dei dirigenti che raccontano che l’unica soluzione è licenziare e tagliare stipendi

da sbattere sotto il naso dei commissari, che (se non ho capito male) incasseranno un milione cadauno per … cercare un compratore

da sbattere sotto il naso della stampa e delle TV che ci raccontano che è ora di liberarsi dei carrozzoni pubblici.

Ma, soprattutto, da sbattere in faccia alla Lufthansa di turno (o Air France, o British o altre ..) che aspettano, con la bava alla bocca, di venirsi a prendere i nostri gioielli pagandoli una miseria.

Per una scelta del genere, dovremmo essere tutti solidali.

SALVARE ALITALIA, PER SALVARE L’ITALIA

Ma proprio tutti, quelli che pensano che il lavoro abbia ancora qualcosa a che fare con quella Dignità scritta nella Costituzione!

E tutti, ma proprio tutti, quelli che pensano che questo Paese ha molto bisogno di essere salvato dalla stupidità della propria classe dirigente, e nessuno, ma proprio nessun bisogno, di essere “salvato” dalla Lufthansa di turno.

ass.indipendenza.info@gmail.com *** info@rivistaindipendenza.org

 

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Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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