Ucraina/ Ripresa del conflitto. Perché.

Ieri, nell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk (DNR), è stato ucciso in un attentato il comandante del battaglione Somalia, Mijail Tolstyj, noto come Givi. Nei giorni scorsi era stato impegnato e ferito nella battaglia di Avdeyevka. Alla guida del suo battaglione aveva respinto l’assalto delle milizie naziste di Pravy Sektor infliggendo loro gravi perdite. Dal maggio 2014 si era contraddistinto nei combattimenti a Slovyansk, e poi nella zona di Ilovaysk, e poi per la liberazione dell’aeroporto di Donetsk, e in altri luoghi, tanto da essere promosso, nel settembre 2016, colonnello della DNR. Non è il primo attentato contro i comandanti delle unità delle milizie del Donbass. Ricordiamo, tra gli altri, Arsenij Pavlov, detto Motorola, assassinato nell’ottobre 2016 per l’esplosione dell’ascensore di casa sua.

L’esercito ucraino e le milizie neonaziste (dal colpo di Stato di EuroMaidan sostenute fattivamente dagli Stati Uniti e dalla UE) hanno ripreso nella seconda metà di gennaio l’offensiva con incursioni e bombardamenti, con un’intensità mai raggiunta nelle precedenti violazioni degli accordi di Minsk-2 (febbraio 2015). Tutto questo è ripartito non casualmente pochi giorni dopo la visita a Kiev di Joe Biden, vicepresidente degli Stati Uniti dell’amministrazione Obama uscente, che si era attivata in prima linea nella costruzione del colpo di Stato, in funzione anti-russa, consumato nel marzo 2014. A Kiev, Biden, il 15 gennaio scorso, ha inteso rassicurare il presidente Petro Poroshenko circa il sostegno degli Stati Uniti, nonostante il presidente eletto, Donald Trump, avesse già espresso l’intenzione di avviare una politica di distensione e riavvicinamento nei rapporti con la Russia.

È evidente che l’acuirsi della crisi sia d’interesse delle oligarchie affaristiche filo atlantiche al potere a Kiev e di settori dell’apparato statunitense che non accettano la linea politica che, nell’area, ha dichiarato di voler condurre Trump. La ripresa della guerra mira ad ostacolare, se non impedire, il disimpegno militare, finanziario, economico e diplomatico dalla regione prospettato dalla nuova amministrazione statunitense, che metterebbe a seri rischi di tenuta, se non di fattiva implosione politica, le autorità golpiste di Kiev.

Indipendenza
9 febbraio 2017

 donetsk
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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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