Morti sul lavoro, neoliberismo, Unione Europea

In questi ultimi giorni una scia di sangue. L’assassinio, a Piacenza, di Ahmed Abd Elsalam investito da un camion che, ai cancelli della GLS, forza i picchetti dei facchini della logistica aziendale che manifestavano contro lo sfruttamento intensivo del lavoro. Un fatto non inedito che anche qui, stando a testimonianze dei lavoratori, ha visto dei dirigenti istigare il camionista a forzare i picchetti. Questa forma di lotta (impedire l’ingresso al lavoro o l’uscita delle merci), declinata da alcuni anni nel nostro Paese, si sta riproponendo negli ultimi anni particolarmente in questo settore.

Oltre a questo lavoratore straniero, altre morti hanno insanguinato il nostro Paese: un lavoratore travolto da un nastro trasportatore all’Ilva di Taranto, un altro folgorato in un deposito Atac di Roma, un altro ancora schiacciato da una macchina operatrice in un agriturismo vicino Trieste.

Per ogni morto sul lavoro si ripropone, in particolare a livello massmediatico ed istituzionale, il solito copione di rito dell’indignazione. Valga per tutti il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che tuona: “Ogni morte sul lavoro costituisce una ferita per l’Italia e una perdita irreparabile per l’intera società. Non è ammissibile che non vengano adeguatamente assicurate garanzie e cautele per lo svolgimento sicuro del lavoro”.

Peccato che vent’anni di normative di deregolamentazione del lavoro e di precarizzazione e sfruttamento legalizzato (sino al Jobs Act del governo Renzi) abbiano messo i lavoratori in una condizione di piena sudditanza all’interesse sfrenato di impresa, con la complicità dei sindacati collaborazionisti e del ritiro dell’interventismo (anche sociale) dello Stato, degno di questo nome se rappresenta e tutela gli interessi nazionali e collettivi. Una sudditanza dei lavoratori imposta con una supposta modernità delle normative sul lavoro accentuata dalle direttive europee e dalle logiche neoliberiste in cui quelle sono inscritte.
Conquistare la piena sovranità e servirsene per riscrivere gli assetti di società, in vista (anche) di una dignità del lavoro senza “se” e senza “ma”!

Sovranità, indipendenza, liberazione!

Indipendenza
18 settembre 2016

Informazioni su associazioneindipendenza

Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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