ANPI, riforma costituzionale e Indipendenza

Sulla “riforma costituzionale” la ministra Boschi, dopo aver (pochi giorni fa) paragonato ai fascisti di CasaPound chi è per il “no”, se n’è uscita con l’affermazione che i “veri partigiani” sono per il “sì”. Bene ha fatto l’Anpi a ricordare il suo congresso (coinvolti tutti i 124mila iscritti dell’associazione) che ha espresso nel comitato nazionale (con 300 “no” e tre astensioni) una chiara posizione di rifiuto della “riforma”. L’Anpi ha motivato che “questo misto di riforma del Senato e la nuova legge elettorale finisce per diminuire la rappresentanza dei cittadini e così la partecipazione e la sovranità popolare. Non potrà funzionare il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione. Senza contraltari si concentra il potere in una sola Camera (…). Il vecchio articolo 70 era di una riga: il nuovo è di tre pagine. Per dire che peggiorerà ulteriormente la situazione (…). Si tratta di impedire uno stravolgimento [della Costituzione]”.

Ora, all’Anpi (e non solo), ricordiamo che la Costituzione, in alcune sostanziali parti (“princìpi fondamentali”) mai applicata nel corso della cosiddetta Prima Repubblica, lo è totalmente da ben oltre (almeno) due decenni con la prevalenza dei Trattati UE in materia economica ed in modo collegato –e più esteso che in passato– anche tra gli stessi “princìpi fondamentali” in diversi suoi articoli (1, 2, 3, 4, 9, 11 e su aspetti di altri). Ben prima del referendum costituzionale di ottobre è bene prendere atto che quella vigente, con le modifiche intercorse negli ultimi decenni, è già una Carta profondamente diversa da quella, pur mai del tutto applicata, della cosiddetta Prima Repubblica.
Difendere (un ritorno al)la Costituzione del 1948 che non c’è più, insomma, per coerenza e conseguenza, dovrebbe voler dire denunciare ruolo e funzione della UE ed il suo completamento nel combinato disposto politico/militare della NATO, cioè nella tenaglia euroatlantica che vede (anche) il nostro Paese disastrato (economicamente), prostrato (socialmente) e succube (politicamente).

Il dibattito e l’attivismo che stanno montando nel Paese sul voto al referendum costituzionale aprono delle opportunità in termini di presa di coscienza, di rete di rapporti e di rafforzamento aggregativo. “Indipendenza”, con iniziative in proprio, co-promosse, incontri informali e quant’altro, intende far sentire la sua voce entrando nel merito dei ‘nodi’ di cui sopra.

no referendum

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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