Beirut, Parigi: lo stesso terrore, le stesse lacrime

Un attacco “contro tutta l’umanità e i nostri valori universali“: così il presidente USA, Obama, poche ore dopo gli attentati a Parigi, venerdì scorso.
Niente di analogo il 31 ottobre scorso, per le 224 vittime dell’aereo russo colpito dal cosiddetto Stato Islamico (IS).
Niente di analogo, proprio il giorno precedente alla mattanza a Parigi, per le oltre 40 vittime (con diversi feriti in gravi condizioni) della duplice esplosione sempre rivendicata dall’IS a Beirut sud, tra il campo palestinese a Bourj al-Barajneh e via Husseiniya, tra il Caffé Shihab e l’ingresso dell’ospedale Rasul al Aazam, gestito da Hezbollah, movimento sciita della resistenza nazionale.
Niente di analogo per le mattanze di cui è oggetto la Siria dal 2011.

Gli attacchi terroristici che hanno colpito la capitale francese“, dichiarava sabato il presidente siriano Bashar al-Assad secondo quanto diffuso dall’agenzia di stampa Sana, “non può essere separato da ciò che è accaduto di recente a Beirut o con ciò che accade da cinque anni in Siria. Le politiche occidentali sbagliate nei confronti della nostra regione –e soprattutto da parte della Francia, che ha ignorato che alcuni dei suoi alleati sostengono il terrorismo– hanno contribuito alla situazione attuale“.
A cosa si riferisce Assad con l’espressione “politiche occidentali sbagliate“? Agli intrecci di diversi Stati della NATO (USA e Turchia in primis) e delle petromonarchie del Golfo con le milizie salafite wahabite alqaediche&affini che, nel 2011, fanno le loro prove generali in Libia nel rovesciamento della Jamahiriya e poi si ripropongono con l’aggressione alla Siria, in termini di sostegno politico ai “ribelli“, finanziamenti, armi ed equipaggiamenti, mezzi, logistica, intelligence, uomini delle forze speciali ed istruttori.

L’intervento russo in Siria, a fine settembre, ha sparigliato le carte e sta obbligando l’IS a perdere mezzi e significative posizioni, accentuando l’azione offensiva combinata di esercito siriano ed Hezbollah. In poche settimane l’incidenza dell’azione russa sta riuscendo là dove la coalizione a guida USA non è riuscita da oltre un anno.
La Siria è solo un capitolo di una guerra più ampia ed anche gli attentati a Parigi vanno inquadrati in questo contesto più generale.
In tal senso sono interessanti le dichiarazioni al Chicago Council on Global Affairs (febbraio 2015) di George Friedman, consigliere politico del Dipartimento di Stato USA, fondatore dell’autorevole società privata statunitense di intelligence e di analisi strategica Stratfor. Parla di Ucraina, Stato Islamico, Germania e Russia.

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Rivista patriottica e sovranista italiana impegnata in una battaglia di liberazione sociale dall'egemonia euroatlantica rifacendosi ai valori della Resistenza
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