Grecia, laboratorio del colonialismo duepuntozero. Fra irriformabilità e colpi di coda delle istituzioni UE

Il documento dell’eurogruppo, con la Germania in testa, sforna un elenco di umilianti e coloniali diktat che in sostanza pongono questa alternativa: capitolazione della Grecia, spoliazione dei suoi beni, cancellazione dei diritti e della dignità sociale di un popolo oppure cacciata “temporanea”, Grexit.
Quale che sia la risposta del governo greco (noi auspichiamo da sempre una rottura con la UE, i suoi Trattati e la sua moneta) c’è da ringraziare Syriza per due motivi: 1) aver svelato il volto miserabile, arrogante e predatorio dell’Unione Europea atlantica contro i popoli del continente europeo che dice di rappresentare; 2) aver svelato l’impossibilità di cambiare l’Unione Europea dall’interno.

Il documento, che ha la sua cabina di elaborazione e regìa a Berlino, contiene tre messaggi di portata enorme: 1) annichilimento della Grecia, punizione collettiva di un popolo e rovesciamento di un governo che, con i suoi limiti, volendo rappresentare bisogni e rivendicazioni del suo popolo, ha osato mettere in discussione le direttive vessatorie predatorie euroatlantiche della Troika e ha chiesto modifiche a condizioni collettive inaccettabili di vita; 2) minaccioso avvertimento agli altri popoli del continente europeo, particolarmente ai prossimi cui è programmata un’intensificazione delle politiche ironicamente dette “austeritarie”, cioè Francia e Italia; 3) aperta sfida agli Stati Uniti. Berlino risponde a Washington che da tempo, ma in modo evidente nelle ultime ore è intervenuto per tenere unita la sua creatura politica, l’Unione Europea, e l’ha fatto in diverse cancellerie, Atene inclusa.

Dopo la vittoria del NO al referendum di domenica, con il rifiuto al programma austeritario della Troika che per sua stessa ammissione avrebbe rafforzato la proposta negoziale del governo greco, Tsipras sfornava un documento peggiorativo di quello respinto al referendum e che lui stesso, come Syriza del resto, aveva invitato a respingere.
A nostro avviso la sterzata d’indirizzo è venuta per pressione decisa di Washington che si è avvalso anche della sua referenza principale continentale -in questa fase- nella UE, Parigi, indotta per ragioni di interesse ‘proprio’ a sostenere la posizione statunitense. In tal senso, al bastone austeritario di diversi provvedimenti contenuti nella proposta greca, che ha avuto in modo evidente ‘forti’ suggeritori, c’era la carota del sostegno finanziario, dello scadenzamento del debito e dell’intervento diretto del FMI con numeri e condizioni che potevano allettare Atene (un’operazione, a nostro avviso, che incorporava un cavallo di Troia a tempo, cioè il logoramento e successivo rovesciamento del governo, sgradito comunque agli interessi anche degli Stati Uniti).
Oggi la Germania ha sfornato un documento che non può essere accettato nemmeno per chi volesse vendersi politicamente e per questo prevedibilmente sarà respinto. Un documento che s’inscrive quindi, in modo evidente, nello scontro tra Stati Uniti e Germania in termini e modi che, per intensità e posta in gioco, non ha precedenti nelle situazioni di confliggenza che pure in questi ultimi anni non sono mancate, particolarmente in politica estera. L’aver assunto questa posizione sarà foriero di conseguenze a tutto campo che interesseranno anche l’Italia.

Intanto auspichiamo che la Grexit che finalmente Atene dovrà -dovrebbe- come minimo far propria, non si limiti alla sola fuoriuscita dall’euro. Una fuoriuscita temporanea, infatti, significherebbe un rientro dalla finestra delle politiche austeritarie per poter essere riammessi nell’euro. Ergo, è bene prendere con decisione la strada della rescissione dai Trattati, della riconquista della sovranità a tutto campo e di un riposizionamento della propria collocazione e delle proprie relazioni internazionali.

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